Tumori e fattori di rischio in paesi sviluppati. Immagine di Peter Forster, v. Varenna 75, CH-6600 Locarno User:Peter Forster http://www.pforster.ch - http://www.pforster.ch/yOrigPics/Tutoria/RischiTumori/http://www.pforster.ch/FTC/CSA/Patologia/Neoplasmi/Neoplasmi.htmlhttp://www.pforster.ch/MedPopRedaz/pmwiki.php?n=CSA.Neoplasmi, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1486097

Per l'Oms, nel 2030, questa malattia diventerà epidemia

Cancro: la lotta si intensifica
di Riccardo Liberati

Il tumore maligno è una delle più terribili malattie che colpisca il genere umano. A meno che non venga scoperto in tempo, la morte è quasi certa e non è una bella morte. L’unica arma in possesso degli oncologi, se si escludono terapie non convenzionali, è quella chimica, la cosiddetta chemioterapia. Ma le cellule tumorali sembrano adottare una strategia vincente: dopo il primo attacco, quelle che rimangono mutano in modo da risultare insensibili a quella sostanza chimica.
La persona che si sottopone alla chemioterapia subisce effetti collaterali a volte devastanti con l’unico risultato di aumentare la propria vita di qualche mese, al massimo di qualche anno. In alcuni casi di tumore maligno, pochi purtroppo, la chemioterapia risulta particolarmente efficace, ma nella maggioranza dei casi, la sua efficacia è molto dubbia. Eppure le industrie farmaceutiche vendono questi prodotti a costi elevatissimi con giri di affari di decine di miliardi di dollari e gli stati si indebitano per pagare farmaci ed assistenza alle persone che si ammalano.
Purtroppo le previsioni dell’OMS sono terribili: nel 2030, i casi di cancro aumenteranno al punto tale da far assumere a questa patologia le connotazioni di una vera e propria epidemia. Come mai dopo molti decenni di studi non si trova la terapia definitiva? Alcuni ricercatori sono talmente sconfortati che cominciano a pronunciare parole di resa incondizionata affermando che la cura del tumore non potrà mai essere trovata. Ma siamo sicuri che le ricerche procedano sulla strada giusta? Cominciamo con il chiederci che cosa è una cellula tumorale.
E’ una struttura che ha due peculiarità essenziali: si riproduce in maniera velocissima senza morire e ha capacità di mutare in modo da resistere alle aggressioni esterne. Se crediamo nella teoria dell’evoluzione ci dobbiamo porre un’altra domanda: quando è nata la prima cellula con queste caratteristiche e perché?
E’ il ‘perché’ che mette in crisi la scienza. Il grande scienziato Jaques Monod, nel suo: ‘Il caso e la necessità’, sosteneva che tutto ciò che è vivente deriva dal caso e che quindi le cellule sono piene di ‘errori’. Siamo sicuri che questa sia la visione corretta? Siamo sicuri che gli errori non siano invece necessità? La prima cellula tumorale nasce per caso o perché in quel momento serviva quella particolare mutazione? Se andiamo indietro di centinaia di milioni di anni scopriamo che l’atmosfera terrestre ha attraversato un periodo di forte stress ambientale.
Le esplosioni vulcaniche rendevano spesso l’atmosfera densa di gas tossici. In queste condizioni potevano sopravvivere soltanto cellule con enorme capacità di resistenza e di mutazione e con straordinaria attitudine alla riproduzione. Se accettiamo che l’evoluzione avvenga in maniera teleologica, cioè sia finalizzata a risolvere i problemi che di volta in volta si presentano, dobbiamo concludere che se le cellule tumorali esistono, esistono perché in un certo momento dell’evoluzione biologica sono servite a far fronte agli stimoli esterni.
Con il tempo il DNA ha cominciato a produrre strutture sempre più differenziate e specializzate, ma nel DNA delle cellule attuali esiste ancora traccia di quello primitivo, traccia che però viene resa inoffensiva da una sorta di lucchetti.
Se per qualche ragione questi lucchetti si rompono, la cellula sana riproducendosi produce una cellula tumorale, cioè ritorna indietro di centinaia di milioni di anni nella storia dell’evoluzione. Se accettiamo questa ipotesi, capiamo perché la lotta chimica al cancro non sortisce gli effetti sperati. Questi organismi sono nati per resistere alle aggressioni chimiche dei primi microclimi pieni di miasmi mortali. Come aggredirle quindi?
L’unica possibilità è attaccarle là dove non sono capaci di difendersi.
Oggi le cellule sane hanno elaborato delle strategie di difesa nei confronti dei virus, perché il maggiore attacco agli organismi complessi viene da lì. Ma le cellule primitive non erano soggette a questi attacchi, quindi non hanno elaborato strategie difensive. Recentemente sono state sperimentate terapie antitumorali di tipo virale che aggrediscono i tumori con dei virus modificati. I risultati ottenuti sembrano decisamente interessanti.
Le cellule sane si difendono perché hanno imparato a farlo in milioni di anni di evoluzione, quelle malate no. Quando sono comparse, avevano un’altra esigenza: difendersi dagli attacchi chimici. Quello lo sanno fare molto bene, ma la loro specializzazione potrebbe essere il loro tallone di Achille.
E’ questa la strada giusta? Non possiamo ancora esserne certi, ma se accettiamo questa ipotesi, potrebbe essere la più promettente. Per conquistare la città di Troia dieci anni di attacchi alle sue mura non sono serviti a niente. Erano troppo alte e robuste. E’ bastato un piccolo cavallo di legno per entrare all’interno delle mura senza che nessuno se ne accorgesse. Il virus fa proprio questo: penetra di nascosto all’interno della cellula e la conquista. Così, uno dei nostri maggiori nemici potrebbe rivelarsi un prezioso alleato nello sconfiggere una minaccia mortale.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.