La notizia e la “funzione” del giornalista
di Fabrizio Cerri

Fabrizio Cerami è preoccupato della possibile “invasione” di software (Oggi c’è Wordsmith Beta, Italiani, 28 ottobre 2015) che minaccerebbe l’occupazione dei giornalisti. La vera preoccupazione, a mio modo di vedere, dovrebbe essere invece un’altra: la qualità dell’informazione.Rotativa Marinoni del 1883. "CNAM-IMG 0546" di Rama - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 2.0 fr tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:CNAM-IMG_0546.jpg#/media/File:CNAM-IMG_0546.jpg
E parlo di qualità non solo e non tanto sotto l’aspetto lessicale, linguistico (e quanto ci sarebbe da dire al proposito…), quanto piuttosto del substrato che dovrebbe fare da fondamento all’aspetto formale. Intanto mi verrebbe da dire che più della qualità, si dovrebbe affrontare anzitutto il dato sulla quantità e sulla trasmissione.
Sulla quantità credo sia impossibile intervenire, se non mutilando la notizia, la nozione stessa di notizia.
Altrettanto impossibile – e non solo al giorno d’oggi – mi sembra sia ipotizzabile qualsiasi tipo di intervento sulla trasmissione: fino a qualche anno addietro, le notizie erano “costrette” dai tempi di lavorazione dei quotidiani, molto più dilatati, e al contempo vincolati dai sistemi allora in uso. Chi ha vissuto quegli anni non può non ricordare le “ribattute” dell’ultima edizione, e gli “incidenti” di percorso quando avveniva qualche fatto eclatante e il giornale era già nel pieno delle rotative. Clamoroso tra i tanti l’episodio dell’Opera di Roma, con l’abbandono delle scene da parte di Maria Callas, era l’inaugurazione della stagione operistica, presente il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.
Ma per tornare al discorso di base, la preoccupazione di fondo non credo debba essere quella di una qualità giornalistica che forse tra qualche anno software sofisticati potrebbero essere in grado di esibire. La preoccupazione di fondo è, o dovrebbe essere: la notizia chi la dà? è ancora il giornalista che la deve dare? e che tipo di giornalista? iscritto all’Ordine o libero cittadino?
Forse più che dalla preoccupante intromissione di software i giornalisti e i loro talvolta un po’ assonnati organismi di categoria dovrebbero preoccuparsi della “posizione” e/o della “funzione” del giornalista. Senza dimenticare quel tasto dolente che è rappresentato dall’accesso alla professione, e ai suoi sbocchi, professionali, sociali, previdenziali.
Fabrizio Cerri.
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Un sincero grazie a Fabrizio Cerri per averci voluto ricordare la complessità dell’argomento, a cui contribuisce in modo certamente non ininfluente l’innovazione tecnologica.
Per riconoscergli ragione abbiamo deciso di pubblicare su questo numero di “italiani” l’articolo di Thalif Deen “Più di 700 giornalisti assassinati negli ultimi dieci anni” celebrando la “Giornata internazionale per porre fine all'impunità per i crimini contro giornalisti”.
La Redazione

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