Sciopero della scuola 4.5.2015. Foto: Giorgio Castore

Riceviamo e pubblichiamo. Diritto di critica

E dove erano i Sindacati quando...
di Michael Barons

I Sindacati, è d'obbligo usare la maiuscola vista la loro importanza, hanno svolto un ruolo importantissimo nel difendere i diritti dei lavoratori nella nostra breve vita della Repubblica Italiana. Dopo la seconda guerra mondiale l'Europa e quindi anche l'Italia era un cumulo di macerie, materiali e morali.
Ma come avviene nelle buone famiglie, l'Italia si rimboccò le maniche e come le altre nazioni europee ricominciò a vivere in maniera finalmente normale e, sull'onda della ritrovata pace, a crescere.
Tutti, dico tutti, gli Italiani svolsero un ruolo importante nella ripresa post-bellica.
I Padri della Patria che scrissero la Costituzione dopo il famoso Referendum, gli imprenditori, i lavoratori e tanti altri.
Fu molto difficile, da una parte, perché vi era una mole immane di cose da fare.
Fu da un'altra parte facilitato perché non vi erano i Sindacati.
Mi spiego e non vorrei essere frainteso come un nemico dei Sindacati.
Allora tutti lavoravano, vi era una voglia di fare che animava ogni italiano a risorgere dopo una cotanta tragedia.
Tutti facevano tutto.
Dal più grande al più piccino ognuno svolgeva il suo ruolo, in silenzio e con dedizione.
E fu così che l'Italia risorse, un nuovo Risorgimento, forse, nella nuova veste repubblicana.
E fu così che avvenne il Miracolo.
Non quello del Cristo, ma quello Economico.
Nacquero tante nuove imprese e quelle già esistenti emersero di nuovo e l'Italia risorse.
Molto fu dovuto all'ingegno degli italiani imprenditori e buona parte fu anche dovuto, bisogna onestamente riconoscerlo, all'assenza di protezione dei diritti dei lavoratori.
E qui, giustamente, intervennero i Sindacati che lottarono e ottennero una protezione maggiore dei diritti dei lavoratori.
C'è da dire però che questo modo di fare, cioè più disinvolto di oggi, non riguardava solo il mondo del lavoro ma era una prassi diffusa in tutti i campi.
Per citarne solo alcuni, quello fiscale e quello politico.
Era cioè tutto un poco più disinvolto.
Poi cominciarono, ripeto giustamente le rivendicazioni sindacali.
L'orario di lavoro, le mansioni, le coperture in caso di malattie o infortuni, i tipi di contratto, e così via...
Tutto giusto, ferocemente giusto.
Però, come spesso succede, cominciarono, visto che le nostre umani cose sono imperfette, i problemi.
I contratti pubblici avevano una normativa.
Vi era il Posto Fisso.
Chi entrava nelle Poste Italiane, per esempio, poteva stare tranquillo per il resto della sua vita.
Così come il Vigile Urbano, il dipendente del Catasto, del Comune, delle Scuole, delle Provincie, delle Regioni e ancora più in alto delle nostre Camere Parlamentari e così via...
Tutto abbastanza, e ripeto, abbastanza giusto viste le condizioni di partenza.
Ma ogni cosa ha un costo ed un risvolto.
Non esiste una moneta valida che non abbia due facce.
Un risvolto evidente era l'aumento del costo del lavoro.
E fin qui va bene, giustificato.
Un altro era però la differenza che si veniva a creare fra quelli con il posto fisso e gli altri che non lo avevano.
Una netta separazione fra diverse categorie di lavoratori.
Fra i dipendenti pubblici e quelli privati, innanzitutto.
Poi fra quei dipendenti di ditte con più di 15 dipendenti da quelli in ditte con meno di 15.
E tanti altri esempi ancora si potrebbero fare, moltissimi.
In ogni processo decisionale in questo campo sono intervenuti i Sindacati.
Sempre per il Bene Supremo dei lavoratori.
Ma hanno lavorato solo per questi ultimi o anche per loro stessi?
Come mai sono nate tante sigle sindacali?
Come mai in una sola azienda sono presenti diversi Sindacati?
È mai possibile, per esempio che nella sola Alitalia siano esistenti decine di rappresentanze sindacali, ognuna con un diritto di veto?
E cosa diciamo dei costi di queste organizzazioni?
E cosa diciamo degli enormi apparati burocratici che queste richiedono?
Qual'è il percorso formativo delle persone che vi prendono parte?
Hanno questi mai lavorato veramente o si sono solo, o principalmente, occupati dei diritti dei lavoratori senza essersi mai rimboccate le maniche?
Per non parlare poi dello sconfinamento di molti esponenti sindacali nel modo della politica.
E qui viene meglio.
Ex sindacalisti sindaci di grandi città.
Vedi Bassolino a Napoli, poi diventato anche presidente della Regione Campania.
Esempio illuminante.
Un altro esempio è stato quello del fallimento della trattativa Alitalia-Air France per i veti combinati della politica e dei Sindacati.
Ma dove erano questi quando nascevano i Privilegi di alcune Caste?
Dove erano quando si buttavano le basi per il disastro attuale?
Ma dove erano quando si facevano assunzioni clientelari in tutte le organizzazioni pubbliche creando i presupposti per il fallimento economico e morale della nostra povera, grande, Nazione?
Dove erano quando i lavoratori di addetti agli scavi di Pompei hanno chiuso, in pratica, gli scavi per svolgere le loro assemblee?
E dove erano quando i giudici hanno reintegrato nel loro posto di lavoro gli addetti allo smaltimento dei bagagli a Fiumicino scoperti a rubare nei bagagli dei passeggeri?
Ora mobilitano le masse contro l'abolizione, fra le altre cose, dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Ma fino a quando dovremo assistere ad una manipolazione strumentale delle masse per giustificare solo la propria esistenza?
Esistono naturalmente fra queste organizzazioni persone che sono veramente convinte della giustezza della loro azioni. Su questo non vi è dubbio.
Ma il mio dubbio è che i Sindacati siano come i Partiti e che, come questi ultimi non sono più espressione della gente siano solo organizzazioni volta a salvare sé stesse.
Naturalmente mi posso sbagliare, anzi lo spero...

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