Affidabilità
di Roberto Mostarda

In questo tempo di Natale, dove i buoni sentimenti dovrebbero dare prova di sé risulta certamente ostico e anche controverso parlare di affidabilità. La grave crisi del sistema bancario, il danno pesante subito da migliaia di risparmiatori per azioni e scelte dissennate di vertici se non inadatti certamente colpevoli degli istituti di credito, fa pendere in negativo la bilancia delle considerazioni. Tuttavia il termine si attaglia anche al rapporto dei cittadini con la politica, con l’economia, con la gran parte degli aspetti del vivere.
Una volta, tanto tanto tempo fa, si diceva che tra gentiluomini (meglio ancora tra persone per bene) bastasse una stretta di mano ad impegnare se stessi e anche i propri figli, nei confronti di un obiettivo, di un patto e via dicendo. Ricordarlo ora certamente più che sorridere, fa infuriare. Come sta infatti accadendo dinanzi a questi scempi della fiducia e dell’affidabilità, appunto!
Il termine (corrispondente all’inglese reliability), riporta il dizionario, viene usato per indicare la probabilità che un impianto, un apparecchio, un organo, elemento o complesso, funzionante in condizioni operative determinate, conservi, dopo un tempo prefissato, le capacità funzionali per le quali è stato realizzato. Per un elemento qualsiasi l’affidabilità, è quindi la fiducia che si può riporre nel suo buon funzionamento in relazione a una variabile che ne rappresenti l’anzianità o la durata. Tale variabile può essere diversa per ciascun tipo di elemento o complesso, legata alla particolarità del tema trattato.  
Proseguendo in questa analisi tecnica, per un insieme di elementi uguali entrati contemporaneamente in servizio, tutti nelle stesse condizioni, è possibile tracciare l’istogramma delle avarie, che riporti, per ogni intervallo di tempo significativo, il numero di avarie verificate. L’istogramma delle avarie può essere tracciato essenzialmente in base a indagini di tipo storico, ma ha particolare senso quando, in proiezione futura, permette di conoscere il comportamento di un elemento durante la sua vita di esercizio. Il tasso di avaria risulta influenzato dagli eventuali interventi di manutenzione o di sostituzione di organi o di parti di un sistema, per cui è possibile ottenere una distribuzione prefissata dei guasti nel tempo, programmando le operazioni di manutenzione.
Per estensione e similitudine si parla anche di affidabilità di un sistema, di un metodo, con riguardo alla maggiore o minore probabilità di portare a risultati concreti e positivi; riferito anche (spesso nella forma negativa) a imprese e attività commerciali, industriali, tecniche, a istituzioni, a servizî pubblici, a prodotti varî, a regimi, partiti e uomini politici, talora a tecnici e professionisti, in quanto riscuotano credito o fiducia, diano garanzia di serietà, di validità, di rispondenza alle attese, e simili.
Uscendo dalla metafora tecnica, dunque, quest’ultima parte della spiegazione ci porta dentro al problema. L’affidabilità, la fiducia, prima ancora, costituiscono il fondamento del vivere in società. Gli esseri umani, nell’entrare in contatto tra loro, come dimostra il divenire dalla preistoria ai nostri giorni, hanno passato diversi gradi. Dalla ferinità iniziale dell’homo homini lupus come saggiamente indicavano i latini (con buona pace della natura solitaria e mansueta del grande animale silvestre) si è arrivati man mano alla costruzione di una convivenza basata su una serie di regole e di comportamenti riconoscibili e applicabili da tutti. Al fondo di queste regole la prima: la sicurezza almeno relativa, del rispetto di esse e quindi della fiducia che un uomo può riporre nell’altro uomo, suo simile.
La storia, vissuta, raccontata, romanzata, ci manifesta tuttavia proprio la crisi, l’effrazione, il continuo altalenare dei rapporti umani tra l’affidabilità e il suo contrario, frutto di avarizia, ingordigia, invidia e via declinando i peggiori aspetti della natura umana. E, pur tuttavia, resta al fondo, quale elemento ineliminabile, il bisogno di fiducia, di affidarsi, di contare sull’affidabilità altrui. Ecco perché anche nella legge si parla di buona fede, di rispetto degli impegni assunti liberamente, di affidamento ad altri e così via.
Proprio dinanzi a questa elementare verità, a questo tratto che da solo spiega la spinta dell’umanità al vivere insieme, appare in tutta la sua ignobile natura, quanto accaduto nelle scorse settimane, dove dirigenti incapaci quanto meno, felloni quanto basta, sostanzialmente dediti a forme più o meno mascherate di criminalità finanziaria, hanno carpito la buona fede dei risparmiatori, li hanno spinti ad investire in strumenti finanziari pericolosissimi illudendoli su rendimenti fuori dal tempo e dal mondo reale (esistono, si potrebbe immaginare le frasi di costoro “la possibilità di aggirare i tassi bassi e guadagnare, senza stare fermi come tutti gli altri”, perché non tentare? Tanto le pare che la banca possa fallire o che non faccia il proprio interesse?
Ecco, la conclusione tragica è che la banca ha fatto solo l’interesse dei propri soci e dirigenti, non quello dei propri clienti che ne dovrebbero costituire l’ossatura e la garanzia. In più si è tentato di salvare il proprio destino sulle spalle di chi aveva avuto fiducia nella proposta allettante. Non si è riusciti neppure in questo con il risultato di azzerare non solo conti correnti, ma ipotesi di vita, di futuro, di persone in carne ed ossa che spesso hanno visto distrutto in un attimo quel che avevano costruito in un’intera esistenza.
Ogni commento è superfluo e insufficiente, ma la rabbia che sale non si placherà soltanto dinanzi alla restituzione del maltolto. Chi ha sbagliato paghi è stato detto, ma deve anche avere l’ostracismo della comunità che ha truffato ed essere posto in condizioni di non nuocere più, quindi interdetto all’esercizio di funzioni come quelle esercitate e comunque attinenti al settore. Ed è soltanto un piccolo passo verso la giustizia!

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