Fanatismo
di Roberto Mostarda

“È fanatico chi pensa che qualcosa possa essere tanto importante da superare qualsiasi altra”. Poche, ma precise parole, di Bertrand Russell che chiariscono molto più di ampie e circostanziate, nonché dotte analisi, il nocciolo della parola di questa settimana. Una parola che appare in una luce sinistra dopo l’ennesima tragedia che ha colpito Parigi e tutto l’Occidente inteso come cultura, costumi, diritti, spazio sociale e politico. Ma che miete vittime innocenti ogni giorno in ogni parte del mondo in nome dello stesso falso concetto di quello che fa orrore, in questo ambito, definire fede.
Il termine, partendo dal dizionario, deriva da fanatico, e si modella sul francese “fanatisme”. In linea generale indica l’espressione esasperata del sentimento religioso che porta ad eccessi e alla più rigida intolleranza nei confronti di chi sostenga idee diverse. Per estensione poi riflette ogni manifestazione di incondizionata e quasi maniaca adesione a un’ideologia politica, a una dottrina filosofica, a un movimento letterario o artistico, e via “fanatizzando”. Tra i termini, tutti piuttosto negativi che ad esso si riferiscono, troviamo esaltazione, fondamentalismo, integralismo, invasamento, o ancora estremismo, intolleranza, intransigenza. Tra le possibili derivazioni abbiamo adorazione, culto, venerazione, ma anche disprezzo, disinteresse, indifferenza, noncuranza.
Più interessante l'etimologia della parola - usata quasi sempre in accezione negativa - deriva dalla sfera religiosae porta al latino “fanaticum”, cioè "ispirato da una divinità, invasato da estro divino", derivato di fanum, parola che indica il "tempio", la cui radice riconduce a “fas”, ossia "diritto sacro"». Un’altra ipotesi è in relazione con l'arabo "fanā'", che vuol significare annichilimento, distruzione, nell'amore per il divino. In questa accezione consente di avvicinarsi, almeno nell’analisi distaccata, al fenomeno che percorre il mondo islamico soprattutto nelle sue manifestazioni estremiste ed intolleranti.
Dall'etimologia appare evidente che caratteristica del fanatismo è, per così dire, una vena di follia, accompagnata o addirittura causata da una credenza acritica benché a volte da considerare autentica e sincera, da uno zelo eccessivo ed acritico.
Utile a comprendere l’insensatezza del fanatismo, è una frase del filosofo George Santayana nell’introduzione al suo libro “Life of Reason” del 1905: “il fanatismo consiste nel raddoppiare i tuoi sforzi quando hai dimenticato lo scopo ultimo del tuo impegno”.
Certamente, nei giorni in cui la nostra civiltà occidentale torna ad essere oggetto della violenza estremista e fanatica di un islam radicale o presunto tale o autodefinitosi tale in quanto islam, non è facile ragionare sul significato di cosa debba intendersi per fanatismo. Sarebbe come dicevano i romani, discettare mentre Sagunto viene espugnata dai cartaginesi. Tuttavia è necessario andare alla radice del problema ed è indubitabile che l’acritica, ottusa adesione ad un’idea, ad un progetto, siano alla base della spinta che si manifesta in persone soprattutto giovani, apparentemente inserite nella nostra società, in realtà virus latenti pronti ad entrare in azione. Certamente è facile pensare a forme di indottrinamento sofisticate capaci di modificare la natura delle persone, una sorta di lavaggio del cervello. Più difficile accettare gli eccessi ai quali, come in un delirio di onnipotenza, si lasciano andare.
Il vero nodo è stroncare in primo luogo l’alone di scontro di civiltà che questo fanatismo alimenta, quindi riuscire ad identificare il percorso che si attiva in quanti fanno una scelta così insensata. Non è impossibile capire dove inizia l’indottrinamento, di cosa si nutre, non è difficile seguire e identificare i cattivi maestri. Contro di essi occorre muoversi senza se e senza ma. Certo tutto questo pone un grande interrogativo etico e pratico alla comunità musulmana moderata: prendere atto che quanto accade si dissimula, si alimenta in modo sotterraneo nelle forme ufficiali della pratica religiosa. E’ da questa comunità che si possono attivare gli anticorpi per staccare la spina. Senza questa reazione tutto rischia di ridursi ad una vera e propria guerra, asimmetrica quanto si vuole, ma sempre più simile ad una guerra tout court. Le cui vittime, purtroppo, sono sempre più gli innocenti, i tolleranti, i moderati, quanti vogliono semplicemente convivere nel rispetto reciproco delle proprie specificità etniche, culturali, religiose e politiche. Un “cibo” indigesto per i fanatici, anzi mortale, che essi vogliono inquinare, corrompere ed eliminare. E in questo si sostanzia lo scontro di civiltà: ma tra la civiltà e quello che essa non è e non dovrà essere mai!

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