Ingorgo
di Roberto Mostarda

Il senso più immediato della parola - riportato dal dizionario - riguarda l’effetto, cioè l’ostacolato movimento e passaggio di un fluido, e per estensione di una corrente di traffico, di una folla che s’accalca, e simili. Più articolato il significato del verbo ingorgarsi. Indica il fare, il formare un gorgo, e viene usato più propriamente dell’acqua o in genere di un liquido, e anche del fumo, dell’aria, di un gas, che si accumulano nel vano in cui defluiscono così da non trovare libero sfogo. In medicina, ma è meno comune, può definire la circostanza di umori fisiologici che non defluiscono regolarmente dalle ghiandole generando infiammazione.
Si usa anche in senso attivo con valore causativo, come provocare un ingorgo.
In questa ultima accezione può essere usato anche in modo figurato in ambiti politici e sociali. E’ soprattutto nel primo caso che il suo significato appare palpabile. Si parla di ingorgo istituzionale, di ingorgo amministrativo e via dicendo.
Ed è la sensazione che si prova vedendo il moltiplicarsi, l’affastellarsi di provvedimenti, leggi, interventi sui temi più vari. E lo svilupparsi di azioni e comportamenti che tendono a correggere, riformare, o rendere inutile lo sviluppo dei primi in nome di differenti visioni politiche, economiche, amministrative.
Il cammino del governo Renzi manifesta pienamente questa realtà ma si differenzia da altri del passato. Se andiamo con la mente a qualche decennio fa ricordiamo come lo scontro politico fosse radicalizzato e la necessità di impedire il dispiegarsi dell’azione e dei programmi del governo pro tempore prendesse la forma di masse di eccezioni, di emendamenti, di correzioni, tanto da rallentare ogni scelta, creando dunque un ingorgo politico e poi istituzionale. Quando usi e costumi politici non bastavano si ricorreva – sempre per ragioni fondate ovviamente – anche alla mobilitazione sindacale. Aumentando con ciò l’ingorgo complessivo. E’ quello al quale abbiamo assistito nella prima repubblica, nata ed evolutasi attorno alla centralità di un partito, la Dc e al potere indiretto di veto di un’altra forza per decenni esclusa dalla possibilità di andare al governo: il Pci.
In anni a noi più vicini, dopo la caduta del Muro di Berlino e l’inizio del cambiamento nei paesi ex socialisti, anche da noi qualcosa è mutato. L’allora Pci , trasformatosi via via in altre formazioni è arrivato al governo di molte regioni ed enti locali, avvicinandosi al potere centrale. L’urgenza delle riforme è apparsa sempre più forte ma anche in questo caso, la fine traumatica della prima repubblica ha prodotto un vero e proprio ingorgo non solo politico ed istituzionale, ma sociale.
Negli ultimi venti anni, dopo i primi governi di centrosinistra, sull’onda di mani pulite, l’arrivo dell’epoca berlusconiana ha creato ulteriori condizioni di stallo ed ingorgo. In primo luogo, per lo smacco oggettivo di una sinistra costretta a tornare all’opposizione appena assaporato il governo, poi per i tentativi di rivoluzione liberale dell’ex cavaliere stoppati in ogni modo attraverso strumenti parlamentari, locali, giudiziari. Il vero e proprio riflesso condizionato dell’antiberlusconismo oltre a far perdere anni preziosi per il Paese, ha anche generato un’infinità di complessità, lacci e lacciuoli di ogni genere che hanno imbrigliato ogni tentativo di riforma. Di ingorgo si è passati ad ingorgo senza soluzione di continuità, sino alla crisi strutturale del sistema dei partiti e all’esplosione dell’antipolitica.
Ed ora, dinanzi alla stagione in cui questo fenomeno si sta esplicando, il rischio di ingorghi è dietro l’angolo. E la volontà del premier di andare avanti insieme su più fronti, positiva nelle intenzioni, fomenta il riflesso condizionato del veto, della critica per la critica e accanto a questo quello altrettanto rischioso dell’antipolitica fine a se stessa. Tutto mentre il Paese ha voglia e bisogno di superare steccati e rigidità. E meno che mai dei ritardi e della negatività della sindrome dell’ingorgo eletta a forma di azione politica!

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