Vaccino
di Roberto Mostarda

La scelta di questo termine prescinde ovviamente da ogni approfondimento e valutazione di natura medica e scientifica e si basa sul valore sociale e comportamentale che le procedure ad esso relative mettono in evidenza. In queste settimane, ancora una volta si è assistito ad un riaccendersi di polemiche e prese di posizione che potremmo definire “ideologiche” se non addirittura millenaristiche condite da riferimenti a complotti, governi mondiali, oscure trame di bigpharma e via discorrendo. Tutto meno che un’attenta e coerente analisi della realtà.
Intanto partiamo dalla parola. Vaccino indica in generale una preparazione rivolta a indurre la produzione di anticorpi protettivi da parte dell’organismo, conferendo una resistenza specifica nei confronti di una determinata malattia infettiva (virale, batterica, protozoaria). In origine, il termine designava il vaiolo dei bovini (o vaiolo vaccino) e il pus ricavato dalle pustole del vaiolo bovino (pus vaccinico), impiegato per praticare l’immunizzazione attiva contro il vaiolo umano.
I vaccini si dicono mono-bi-tri- e polivalenti secondo che siano rivolti a prevenire una specifica malattia infettiva (o, talora, parassitaria), oppure due, tre o più affezioni, inducendo una condizione di immunità attiva.
Il principio dell’azione della vaccinazione risiede in meccanismi fisiologici che sfruttano principalmente il concetto di memoria immunologica. Si distinguono vaccinazioni preventive o profilattiche, volte a prevenire le malattie infettive e parassitarie; vaccinazioni terapeutiche o curative, impiegate in talune patologie, specialmente nel passato, allo scopo di attivare la risposta anticorpale; vaccinazioni desensibilizzanti, impiegate per controllare patologie dovute a fenomeni di ipersensibilità.
La scoperta della proprietà immunizzante della vaccinazione risale a E. Jenner, il quale dimostrò come una lieve infezione prodotta dal virus del vaiolo vaccino fosse in grado di proteggere da quella, molto più grave, prodotta dal virus del vaiolo umano. Successivamente, nel 1880, Pasteur dimostrò con colture avirulente dei microrganismi responsabili del colera dei polli che lo stesso principio era valido per instaurare la resistenza contro le infezioni batteriche e chiamò vaccino la coltura batterica attenuata. Questa scoperta permise a Pasteur e collaboratori di preparare vaccini contro altre malattie infettive (carbonchio, rabbia ecc.).
Grazie all’introduzione delle vaccinazioni e alla produzione di vaccini specifici, numerose malattie batteriche, ma soprattutto virali, possono essere controllate. L’efficacia della vaccinazione dipende non solo dalla immunogenicità  ma anche dalla risposta del soggetto che è massima fino all’età prepuberale. Quindi le vaccinazioni dovrebbero essere attuate prima di questa età, in soggetti in buone condizioni di salute e non in trattamento con farmaci che interferiscano con la risposta immunitaria.
Sin qui una sommaria spiegazione tecnica. Ora, però, accade ancora una volta che a livello popolare, di opinione pubblica, è tornata ad affacciarsi l’ipotesi della dannosità dei vaccini e della loro non necessità dinanzi alla scomparsa di molte malattie una volta endemiche e mortali. Come sovente accade con le posizioni virali, il web raccoglie, amplifica tutto ciò che confligge con la loro obbligatorietà. Un conflitto che ha diversi livelli secondo queste tesi: politico, economico, religioso. Così e alternativamente si dice che a livello mondiale si vuole mantenere i popoli condizionati dai vaccini che di questo sono strumenti le grandi case farmaceutiche che li producono e che la produzione ha come solo fine quello del guadagno di big pharma. Di queste posizioni al limite si fanno portatori anche esponenti della classe medica e non solo in Italia. Il tutto per dimostrare un grande “complotto” tra i tanti che affollano la cronaca e la storia internazionale, nel cui ambito nessuno si occupa dei destinatari e della pericolosità dei vaccini stessi. Siamo sullo stesso piano delle diete che escludono per motivazioni spesso simili intere classi di alimenti o dinanzi a ogni tipo di secondi fini che alimenterebbero la produzione di molti degli oggetti che affollano la nostra vita.
In tutto questo balletto di certezze apodittiche dove la rete funziona da collettore e moltiplicatore – pur essendo sostanzialmente neutra – manca però un dato fondamentale: l’equilibrio di un’analisi fondata su dati certi ed incontrovertibili. Quelli che nel corso dei decenni hanno dimostrato l’efficacia di molti dei vaccini scoperti e diffusi, nel contenimento e ove possibile nell’eradicazione di ceppi virali, di malattie che hanno mietuto nei secoli morte e sofferenze. Ed anche un’altra considerazione: spesso si dice che non è necessario vaccinarsi nei paesi più sviluppati, perché molte malattie non colpiscono più. Ma queste non colpiscono perché la loro virulenza è stata contenuta ed eliminata dalle vaccinazioni di massa e non da altri fattori. Inoltre, come ogni fenomeno di questo mondo, esistono anche eccezioni alla regola e dunque possibili eventi negativi.
Infine, occorre ricordare che a causa dell’aumento dei flussi migratori anche da paesi ancora teatro di eventi morbosi endemici, molti ceppi virali e batterici debellati stanno riaffacciandosi nelle nostre società avanzate e più controllate.
Come a dire che il momento di fare i causidici e spingere nella direzione di una minore attenzione sanitaria, è il meno adatto in assoluto. Complotti o non complotti!

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