Decenza
di Roberto Mostarda

Non esiste termine più fungibile e modificabile nel tempo e nel costume di decènza. Ogni epoca della civiltà umana, ogni passaggio storico, ogni momento hanno visto e continuano a vedere comportamenti che vengono messi in rapporto e commisurati a quel che si intende pro tempore per decenza.
Esistono tuttavia atti e gesti che da sempre hanno con la decenza un rapporto a senso unico, sono cioè immutabili.
Intanto diciamo che secondo il dizionario la parola, proveniente dal simile latino decentia, indica in senso ampio la convenienza, il decoro, il pudore, intesi non solo come sentimento individuale ma, più, come esigenza etica collettiva che si ha l’obbligo di rispettare: vestire, parlare, comportarsi con decenza, peccare contro la decenza, offenderla o commettere reati contro la pubblica decenza, come nel diritto si identificano gli atti consistenti nel compiere, in luogo pubblico o aperto al pubblico, atti o nell’usare parole che offendono il comune sentimento di costumatezza, o anche nel vendere, distribuire o esporre in pubblico scritti, disegni, videoregistrazioni o altri oggetti contrarî alla pubblica decenza. Nella sua accezione più negativa, oggi desueta, il termine stava a indicare il luogo o gabinetto di decenza, ossia la latrina.
Dicevamo dunque che nelle società umane, nei rapporti tra gli individui si è sovente assistito a mutamenti anche profondi del senso della decenza. Così qualcosa che era indecente nei secoli passati, oggi non lo è più, o quanto meno la sua accezione è divenuta molto diversa ed è per così dire entrata nel costume. Dunque dare un significato univoco e valido ogni tempo per questa attitudine è certamente complesso.
Esiste tuttavia qualcosa che sempre ha costituito una sorta di corollario funzionale a mantenere nei limiti della decenza atti e gesti: parliamo dell’educazione intesa come l’insieme delle regole che consentono una vita civile e un rapporto tra le persone equilibrato che consente di capirsi e di accettare, talvolta, anche qualche scostamento ma mai lo scadimento nell’esatto opposto, ovvero la maleducazione o se possibile anche qualcosa di peggio.
Ecco. Quanto accaduto nei giorni passati al Senato, nel corso dell’esame della riforma costituzionale, con una serie di gesti inequivocabili da parte di un paio di senatori nei confronti di alcune colleghe di fronte politico diverso, rappresentano proprio l’opposto della decenza. E lo rappresentano non soltanto in termini potremmo dire “istituzionali”, ma umani, semplicemente umani. Non si tratta soltanto di cose che attengono al rispetto nei confronti delle donne, al politicamente corretto per intenderci, che in un’aula parlamentare dovrebbe avere sempre la prevalenza. Nel caso di specie siamo dinanzi a qualcosa che rompe definitivamente il rapporto di equilibrio necessario. Siamo al degrado etico e alla suburra, ad una riedizione farsesca e pecoreccia del “bivacco di manipoli” del secolo scorso. Molte volte si è trasceso nelle aule del Senato o della Camera, molte volte si è arrivati al turpiloquio e alle mani. Mai si era raggiunta la vetta dei giorni scorsi.
Gli autori di questa bravata non hanno offeso soltanto le colleghe vittime del gesto, ma tutte le donne e gli uomini del Parlamento, tutte le donne e gli uomini del Paese. E non basta certo chiedere scusa e subire una sospensione doverosa. Occorrerebbero atti di ben più alta dignità! E che attengono alla coscienza di singoli.
Quel che riguarda tutti, invece, è il senso di pochezza e di tristezza che investe l’assemblea di quella che dovrebbe divenire, proprio grazie anche a costoro, la cosiddetta Camera Alta del sistema costituzionale, vale dire il luogo dove l’eccellenza e il meglio del paese dovrebbero trovare i custodi e i difensori.
Per ora ci tocca constatare che tale camera si è manifestata “bassa”, molto bassa. Potrà mai da tanta bassezza nascere qualcosa di nobile e dignitoso? Il dubbio non soltanto è naturale, ma doveroso e con esso il timore per il futuro!

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.