Test (e affidabilità)
di Roberto Mostarda

Fare un test, sottoporsi o sottoporre ad un test, analizzare i risultati di un test. In sostanza mettere alla prova una persona, un sistema, un ambiente. La parola deriva dall’inglese e indica in primis un «saggio reattivo», oppure dal francese «vaso» (usato dagli alchimisti per saggiare l’oro). Anche in latino si trova il termine per definire una prova, un saggio o un esperimento, e anche un mezzo o criterio di prova, di analisi e di valutazione.
Spesso parlando di test, si parla anche di “affidabilità”. Una parola dai possibili significati molto ampi. Nel linguaggio tecnico (come traduzione dell’inglese reliability), indica la garanzia che un impianto, un apparecchio, un organo dà di funzionare correttamente (equivale, quindi, a sicurezza di funzionamentoe ad altre espressioni simili). Per estensione si parla quindi di affidabilitàdi un sistema, di un metodo, di un piano di produzione, con riguardo alla maggiore o minore probabilità di portare a risultati concreti e positivi; riferito anche (spesso nella forma negativa, non affidabilità) a imprese e attività commerciali, industriali, tecniche, a istituzioni, a servizî pubblici, a prodotti varî, a regimi, partiti e uomini politici, talora a tecnici e professionisti, in quanto riscuotano credito o fiducia, diano garanzia di serietà, di validità, di rispondenza alle attese, e via dicendo.
Il combinato di questi due termini è divenuto di stringente attualità con l’esplodere dello scandalo dei software montati sulle vetture della Volkswagen per ridurre artificiosamente il livello delle emissioni dei motori diesel negli Usa (dove i limiti sono rigidissimi) ma anche nel resto del mondo.
I contorni della vicenda devono ancora essere chiariti così come la possibilità che comportamenti simili possano essere riscontrati anche nell’agire di altre case automobilistiche. Resta però il fatto che proprio l’esecuzione di un test e la scoperta del risultato artificiosamente ottenuto rischia di minare pesantemente l’affidabilità non tanto dei mezzi prodotti dalla marca tedesca, non è questo il contesto delle accuse, quanto l’affidabilità etica di una grande industria trainante per l’intera economica federale, con interessi e legami in tutto il pianeta.
Ecco dunque che quanto accaduto chiama in causa la necessità per tutti, in qualsiasi ambito lavorativo e no, di privilegiare facendone un vero e proprio criterio distintivo e dirimente, la capacità di dare, creare, imprimere fiducia e affidabilità.
E’ questo il nodo della vicenda esplosa negli Usa ed è questo il quadro nel quale va inserito il pesantissimo vulnus procurato al costruttore, un vulnus i cui effetti diretti e riflessi si protrarranno per anni oltre le responsabilità di coloro i quali dovranno rispondere a tutti i livelli delle loro responsabilità. Un vulnus che si estenderà come un ombra su tutto il sistema automobilistico mondiale creando le premesse per accuse, recriminazioni, distinguo da primi della classe, ricerca di differenziarsi spingendo le asticelle sempre più in alto e innescando con altrettanta probabilità la possibilità di furbizie e truffe.
Affidabilità e fiducia, del resto, sono elementi importanti e necessari in ogni rapporto umano, in ogni consesso, familiare, lavorativo, sociale. Come spesso si sente dire, perdere la faccia è molto più grave di qualsiasi responsabilità oggettiva si possa accertare e recuperare il terreno rapidamente perduto richiede tempo, determinazione, onestà coerenza e soprattutto ricreare le condizioni per saggiare l’affidabilità ritrovata. Un compito non facile, né scontato!

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