Ultimatum
di Roberto Mostarda

Non vi è alcun dubbio che i tempi che viviamo ci abbiamo posto ogni giorno che passa davanti a questa parola. In politica, in economia, nei rapporti istituzionali, sociali, personali. Come non esiste incertezza sul fatto che all’uso ripetitivo e martellante del termine faccia da contraltare una situazione di assoluta difficoltà relazionale e il crearsi di qualcuno che lo dà e qualcuno che lo riceve. La parola deriva dal latino classico ultimus e ha avuto nei secoli una connotazione soprattutto nel linguaggio diplomatico.
Con esso, in diritto internazionale, si intende un atto giuridico unilaterale, con il quale uno stato fa conoscere a un altro stato le sue ultime proposte su di una determinata questione, e chiede al riguardo una precisa risposta: può essere semplice, se non contiene alcuna indicazione circa le misure cui lo stato intende ricorrere in caso di mancata risposta, o di risposta non soddisfacente; qualificato, se indica una delle misure che, nel caso sopra accennato, lo stato intenderebbe adottare (rappresaglia, blocco pacifico, occupazione di un territorio, instaurazione dello stato di guerra, ricorso a un organo internazionale quale il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite). L’ultimatum qualificato costituisce una dichiarazione di guerra condizionata, se contiene l’avvertimento che, non pervenendo una risposta soddisfacente entro un termine fissato, lo stato inviante si considera in guerra con lo stato destinatario a decorrere dal termine stesso.
Più in generale e con valore estensivo, sta ad indicare una ingiunzione, intimazione definitiva e perentoria che comporta, se disattesa, una punizione o una rappresaglia. In questo ambito si situano tutti i casi che storicamente ci passano davanti ogni giorno. Dalle minacce dei fondamentalisti e/o terroristi di ogni risma, alle posizioni di forza in un consesso pur tra eguali almeno nella forma. In pratica quando si arriva ad emettere o minacciare un ultimatum, si intende mettere l’avversario, il contendente, la controparte in condizioni di dover rispondere senza tentennamenti, in modo chiaro e risolutivo per l’oggetto della contesa.
La cronaca ci insegna che spesso si passa di ultimatum in ultimatum, soprattutto a livello diplomatico, senza che via siano conseguenze pratiche. Nel passato, invece, ad una richiesta ultimativa, sovente facevano seguito, senza risposta soddisfacente, atti offensivi, militari, invasioni, scontri e via dicendo.
Anche oggi, la tentazione nelle parole è spesso quella di usare metodi spicci e concreti, anche se il ricorso ad essi è condizionato molto più che in passato, se si escludono fenomeni recenti come quello dello stato islamico dove prima si passa ai fatti, poi si parla. Ma in questo caso siamo dinanzi ad una minaccia seria per la convivenza civile e il confronto diplomatico per tutti i paesi del mondo. Prima ci si renderà conto del guasto corrosivo di questi atti prima arriverà una risposta seria e non tattica al problema. O, ancora, la questione nucleare iraniana che sembra aver imboccato la strada dell’intesa tra vecchi nemici, dopo anni di ultimatum improduttivi.
Nella nostra Europa, luogo di civile convivenza e democrazia, anche se soltanto in questo secondo dopoguerra, abbiamo assistito a un estenuante confronto a base di ultimatum, di ultimatum dell’ultimatum, di ultimatum dell’ultimatum dell’ultimatum e via senza fine. E’ il caso che ha rischiato di aprire una ferita insanabile nell’Unione e nell’Eurogruppo: quello della Grecia. Con un corollario non da poco (mentre ancora si attende di sapere se Tsipras avrà ancora il controllo del Parlamento e del Governo ellenico): che Atene dopo aver condotto il gioco in acque inesplorate, rimandando, rinviando, modificando ogni accordo precedente (il cosiddetto stile Arroufakis, pardon Varoufakis) ha posto in sostanza a se stessa un ultimatum che ha portato a una manovra economica al di sopra delle stesse richieste dei paesi dell’area Euro!
Dunque se di ultimatum si ferisce, di ultimatum si perisce, potremmo dire parafrasando il vecchio saggio che spesso ci soccorre in queste analisi. Ma possiamo anche dire che la saga dell’ultimatum ci potrà sempre riservare delle sorprese: dunque non finisce qui!

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.