Illogico e sbagliato nella politica

Ricollocamento
di Roberto Mostarda

Una parola consueta e al tempo stesso insondabile. Il suo significato riconduce al verbo dal quale il sostantivo deriva ossia azione di ricollocare, il fatto di venire ricollocato.
In termini semplici, significa, collocare di nuovo (o collocare nel luogo dov'era stato prima collocato).
La sua attualità proviene dalle notizie apparse in questi giorni sui giornali secondo le quali dall'inizio della legislatura ben 165 ex parlamentari del Pd, non rieletti, sono stati in vario modo inseriti, ripescati, "ricollocati" in enti, istituzioni, e realtà di vario tipo dipendenti in qualche modo dalla politica. Non è certo la prima volta che una cosa del genere si verifica nel nostro paese e dagli anni della prima e seconda repubblica. Si può dire che da sempre il costume di trovare una sistemazione, dare un aiuto, trovare una soluzione a chi lascia la politica non ottenendo una nuova elezione, sia stato anzi la più vistosa delle caratteristiche del sistema, soprattutto quando i politici non provenivano dalle professioni, dalle arti, dai mestieri, in buona sostanza dal mondo del lavoro!
Dove è allora il "caso", si potrebbe sottolineare, se si è sempre fatto così?
La risposta è semplice. Se la nuova azione politica avviata dalle scelte degli elettori e fatta propria in modi diversi ma conseguenti dai governi sin qui succedutisi, in primis l'ultimo in ordine di tempo, quello ora presieduto dal premier Renzi, avevano ed hanno la volontà di "cambiare verso", di allontanare, non ripetere comportamenti condannati dal voto e dalla richiesta di pulizia del popolo italiano, quello di cui parliamo è qualcosa di profondamente illogico e sbagliato.
In che modo si individua un cambio di verso, una politica che venga direttamente dalle scelte elettorali e venga tradotta dai partiti con scelte coerenti, se centinaia di persone, non richiamate in Parlamento, trovano pian piano, senza far rumore, posti, posticini, sgabelli e strapuntini dove il diminutivo è solo nelle nostre parole perché ad ogni incarico fa da contraltare un corposa dote in termini di denaro per le loro "competenze"?
E' tutto lineare, dunque, i cittadini debbono guardare e non commentare, mentre sostanzialmente il loro lavoro e il loro denaro va anche a sostenere le posizioni di costoro?
In che modo possono guardare a questo comportamento oggettivamente di casta quanti in questi anni hanno perso il lavoro, lo stanno perdendo, non lo trovano o non lo ritrovano? Dove è il loro "ricollocamento" garantito?
E che questo accada in una fase così difficile per il nostro paese, in una crisi così profonda, mentre si parla e si conciona di rinnovamento della politica, di rifiuto dei metodi di una volta, è così normale come vorrebbe far pensare il fatto che avvenga, in silenzio, senza che nessuno ne parli, tranne ora le notizie sui giornali?
Ovviamente no!
E il fatto che a beneficiare di questa attenzione siano gli ex parlamentari del Pd, cioè del partito che vuole innovare la politica italiana, che intende interpretare le aspirazioni degli italiani alla pulizia, al cambiamento, non fa che peggiorare il quadro in cui tutto avviene!
Lo ripetiamo, non è che l'ultimo caso di politiche di protezione, di casta, ma che avvenga ora appare purtroppo molto più grave e discutibile che in passato! Qualche parola di chiarezza dai dirigenti del Pd e dal suo segretario premier non guasterebbe. Riteniamo però che attenderemo invano!

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