Pregiudiziale
di Roberto Mostarda

Ci cimentiamo, in questo finire d’anno con un termine che è aggettivo e sostantivo insieme e che con queste sue due letture copre un vasto ambito di significati e possibili valori. Intanto partiamo dall’inizio. Viene dal tardo latino praeiudicialis, aggettivo derivato da praeiudicium, in italiano pregiudizio. E vuol dire in primis qualcosa che deve essere trattato, esaminato, deciso prima di deliberare intorno a qualsiasi altra azione o decisione. Così nel diritto processuale si indica una questione pregiudiziale intendendo una questione giuridica che condiziona tutti gli atti successivi e la competenza stessa dell’organo giudicante, e che quindi deve essere risolta preliminarmente, con precedenza su altre questioni.
Con lo stesso senso si parla di una questione che si deve risolvere prima di discuterne un’altra, sulla decisione della quale influisce più o meno direttamente. Per estensione poi, nel linguaggio politico, si vuol sottolineare la condizione che si considera necessaria per la continuazione di una trattativa, per l’adesione a un’iniziativa.
Con un evidente diverso valore si parla di qualcosa che reca pregiudizio, che è dannoso (sinonimo in questo quadro di pregiudizievole).
Pregiudiziale si usa anche per indicare un’idea, un’opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore, avvicinandosi in questo a preconcetto. Infine si parla anche di convinzione, credenza superstiziosa o comunque errata, senza fondamento.
Ecco, riteniamo che proprio in questi ultimi significati risieda la grande difficoltà nella quale si dibatte il nostro paese. Siamo in sostanza un paese di pregiudizi. Una volta si indicava questo termine per parlare di usi e costumi tanto antichi da essere insensati per aver perso il loro originario valore. Oggi, invece, assistiamo a un balletto insensato sulla pelle del paese tra posizioni preconcette e pregiudiziali in politica, in economia e via dicendo.
Pare quasi che abbiamo perso la capacità di confronto, la dialettica propria del dibattito tra posizioni diverse e distanti, ma con l’intento di trovare una sintesi il più possibile soddisfacente per tutti i contendenti!
Il paese si dibatte in una crisi che non è solo frutto di quella globale, ma in una drammatica resa dei conti di politiche insufficienti e parziali che per troppi decenni hanno intaccato soltanto la buccia dei problemi, lasciando intatta la polpa, e tutto questo per non toccare i pregiudizi altrui, per aggirarli e in sostanza superarli. Lasciandoli però intatti, con il loro bagaglio di convinzioni ancorché errate o limitate che come in una galleria costruita dalle talpe hanno continuato il loro cammino e tornano a galla in ogni momenti di difficoltà.
Nessuno ha la ricetta giusta per affrontare e risolvere i molti nodi che attanagliano la nostra comunità nazionale, ma tutti hanno i loro punti di vista e i loro pregiudizi e alcuna intenzione di disfarsene.
Ecco, se non sapremo liberarci di queste costruzioni inutili, simulacri di idee più che idee positive o quel che resta di quelle che una volta lo erano, non andremo da nessuna parte, neppure se sovvertissimo tutto il sistema politico, istituzionale ed economico! Sarebbe opportuno che le menti di tutti noi e soprattutto quelle dei reggitori della cosa pubblica e dei rappresentanti politici facessero un esame di coscienza e si spogliassero di tutto un armamentario fatiscente ed obsoleto che non serve a nulla che a far perdere tempo al paese.
O è proprio quello che si vorrebbe tutto sommato fare, in nome dei bei vecchi tempi che ci hanno portato allo sfacelo di oggi. Il dubbio sorge legittimo… si attendono risposte, nei fatti, non nelle chiacchiere, ancorché paludate!

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