La parola della settimana

Chiarimento
di Roberto Mostarda

La sfida di questa settimana riguarda un termine che potremmo definire, ma non è così semplice, autoreferenziale, nel senso che è talmente evidente cosa potrebbe significare da non richiedere l’utilizzo di parole, riflessioni, ragionamenti, per poter venire a capo del significato complessivo. Chiarimento, in sostanza contiene in sé un evidente riferimento alla opportunità di avere, mantenere, porre in atto un comportamento comprensibile o facilmente spiegabile dove la chiarezza, (il vocabolo deriva dal verbo chiarire, ovvero rendere chiaro, rendere palese) costituisce l’essenza. Nella pratica il chiarimento avviene sempre attraverso una dichiarazione, una spiegazione; un chiarimento si dà, si chiedepuò essere aggiunto ad esempio nella interpretazione di un testodi un documento e via dicendo.

E’ allora chiaro e pacifico cosa sia un chiarimento? La risposta è ovviamente complessa e dialettica perché implica tutta una serie di riferimenti, di rimandi, di indicazioni. E, soprattutto, la necessità di addivenirvi manifesta la prima evidente criticità. Se si deve avere, si deve chiedere, si deve ottenere un chiarimento, vuol dire che le questioni delle quali ci si occupa non sono chiare e dunque hanno bisogno di questa integrazione, di questa spiegazione, di questo di più che si va cercando.

Potremmo anche dire che la vita di relazione, di lavoro, sociale di donne ed uomini è in pratica un susseguirsi di chiarimenti. Ciò vuol dire che il chiarimento in sostanza è una specie di chiave di volta, uno strumento opportuno e a volte necessario per consentire la comprensione reciproca, il mutuo comprendersi. Dunque esso esplica un ruolo centrale in ogni azione che compiamo, che decidiamo di fare, perché inevitabilmente ci troveremo dinanzi alla condizione di dover spiegare, mettere in evidenza, le ragioni che ci hanno spinto, i motivi che ci hanno permesso di agire. Condizione umana che si può accettare o meno, verso la quale si può avere disposizione e propensione o meno, oppure che si può rifiutare, chiudendosi in un recinto autoreferenziale nel quale si ritiene di non dover dare spiegazioni e chiarimenti a nessuno.

E’ allora di tutta evidenza che il chiarimento o c’é o non c’é e può anche avere significati differenziati, gradazioni e livelli nei quali si misura la capacità di comprensione, di condivisione sociale all’interno di un gruppo privato, di un’organizzazione e via via in collettività sempre più ampie.

Chiarimento a questo punto, lo possiamo dire con “chiarezza” non è affatto sinonimo di semplicità, comprensione, immediatezza perché la possibilità o il dovere di conformarsi ad esso dipende sempre dal/dagli interlocutori ai quali ci si rivolge, o dai quali si viene interpellati. E, ancora, la sensazione di aver fornito sufficienti elementi di chiarezza agli altri, potrebbe non essere considerata tale proprio da chi ci è dinanzi. Insomma, più si procede nel tentativo di dare sostanza compiuta al chiarimento e più le questioni sembrano complicarsi e sostanziarsi di elementi che inevitabilmente potrebbero inficiarne il risultato.

A questo punto, avendo ben bene complicato il quadro, possiamo come sempre entrare in contatto con la quotidianità del paese e con la sua attualmente complessa dinamica politica e sociale. La prima considerazione che viene è che l’esecutivo gialloverde che si voleva del cambiamento nelle premesse dei suoi artefici sembra essersi trasformato in un governo del “chiarimento”. Un atto necessario per capirsi su ogni passaggio cruciale, su ogni interpretazione da dare agli obiettivi del famoso contratto che il cambiamento doveva innescare. Un’evoluzione complessa e preoccupante stante la ovvia considerazione che sono molti, in verità troppi, i nodi non risolti, gli obiettivi non condivisi, i provvedimenti ritenuti qualificanti ma che per ognuno dei contraenti alleati sono in realtà diversi e sembrano parlare a due paesi differenti. Chiarirsi allora in una situazione come questa diviene non soltanto difficilissimo, ma a tratti anche impossibile, come appare evidente dall’assenza di dialogo e dallo scontro quotidiano con richiami all’alleanza e al suo limite soltanto in parte mitigati poi dall’esortazione a tornare con i piedi per terra per trovare una sintesi, una soluzione, un chiarimento, insomma!

Ad essere chiari, peraltro, sembra quasi impossibile intravedere un futuro coerente e piuttosto ci si avvita in un continuo logorio di mediazione, in un’azione senza fine per smussare, limare, far rientrare, con arroccamenti che sono tutt’altro che chiari, sembrano piuttosto impuntature ad uso del proprio elettorato, ormai concettualmente fuori tempo e logica. Ed è il paese reale, non quello vagheggiato dagli attuali padroni del vapore, a mettere i cosiddetti puntini sulle “i”, a chiedere che il lavoro diventi un vero diritto, che i giovani non debbano espatriare, la parità di trattamento per le donne, la lotta alla corruzione e al malaffare non siano soltanto clamorosi annunci o clamorose ma isolate azioni che non incidono a sufficienza sul tessuto sociale nel quale vengono esercitate. Un paese reale che sembra cominciare a non capire più tanto quelli che sembravano obiettivi indicati con apparente chiarezza e nei fatti affrontati senza un adeguato bagaglio di strumenti di interpretazione e comprensione e quel che è peggio senza un vero disegno strategico per un paese che resta tra i più importanti in Europa e nel mondo ma che non riesce per le ragioni sopraddette ad esercitare il giusto ruolo che gli competerebbe nei consessi internazionali!

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