La parola della settimana

Muro
di Roberto Mostarda

E’ un termine, quello scelto, il cui significato letterale e tecnico travalica la semplice parola e a cui si connettono un’infinità di valori o disvalori nel corso del tempo.

Deriva dal latino pressoché identico murus. In buona sostanza e da sempre con questo vocabolo si indica una struttura edilizia parallelepipeda avente le due dimensioni d’altezza e larghezza notevolmente prevalenti rispetto alla terza dimensione (spessore); il termine indica quindi sia quelle parti degli edifici che ne costituiscono l’organismo strutturale portante, destinato a sostenere le coperture sia opere interne o esterne di altra destinazione.

Secondo la funzione e le caratteristiche, si distinguono: nelle costruzioni edili, muri di recinzione, di spessore limitato e di varia altezza, ma di notevole sviluppo longitudinale, avente la funzione di circoscrivere un’area scoperta;  a scarpa, nel quale una parete è, anziché verticale, obliqua, in modo che lo spessore della struttura sia maggiore in basso che in alto; perimetrale, che racchiude la costruzione; di spina, che, nelle costruzioni a pianta rettangolare, è disposto lungo un asse centrale parallelamente alle fronti lunghe e serve come sostegno delle strutture orizzontali e delle coperture. Può ancora essere di collegamento, che, nelle costruzioni con muro di spina, collega quest’ultimo con il muro perimetrale e ha la funzione di contrastare eventuali spinte trasversali (vento, azioni sismiche, cedimenti); nel contenimento di terrapieni In pratica, per ogni costruzione umana il muro ha costituito e costituisce al tempo stesso qualcosa che limita, protegge oppure divide, fa da spartiacque(pensiamo alle mura turrite di accampamenti e città erette a difesa della collettività spesso assediata.

Di muri l’umanità ne ha eretti molti, li ha anche distrutti, li ha denominati. Si pensi al muro del pianto (o delle lamentazioni), nome dato agli strati più bassi della poderosa muraglia a blocchi squadrati (lunga 48 m) che si trova nella parte occid. Di Gerusalemme e che, secondo una tradizione ebraica, sarebbe costituita dagli avanzi di mura appartenenti al tempio di Salomone, mentre è certo che tali avanzi provengono dal tempio di Erode. Luogo di raccoglimento e preghiera e simbolo per lo stato di Israele. Oppure un altro muro famoso nella storia: quello di Berlino  ossia una barriera, costituita da blocchi di cemento e cavalli di Frisia, che ha separato Berlino Ovest da Berlino Est, dall’agosto 1961 al novembre 1989, eretta dalla Germania dell’Est, compresa nel blocco sovietico di allora e con il principale scopo di impedire ai Tedeschi dell’Est di passare nel settore occidentale della città, ma anche di rafforzare la divisione storica della capitale tedesca (non tutti sanno che un muro di migliaia di chilometri correva per tutto il confine terrestre della ex DDR e spezzava contrade, paesi, piccoli borghi. Una costruzione insensata, irrazionale, vergognosa per la dignità umana e per chi ne decise la costruzione non riuscendo a convincere i tedeschi di allora ad aderire “entusiasticamente al sol dell’avvenire”. Un muro la cui distruzione sembrò aprire la strada ad un nuovo mondo, senonché a distanza di trent’annidi muri si continua a parlare e anzi si continua a deciderne. Si pensi al muro con il Messico deciso dal presidente Trump per impedire il flusso migratorio dal centro e sud America verso gli Stati Uniti. Decisioni spesso contingenti e che tuttavia appaiono soprattutto frutto di paura, di incomprensione, di egoismo. Anche perché a dispetto dei costruttori di muri le moltitudini in cerca di libertà o di benessere prima o poi riescono a passare.

L’ultimo esempio vagheggiato di muro riguarda il nostro paese e in quella zona da sempre frontiera culturale e sociale che si pensava patrimonio del passato con le sue luci e le sue ombre: il confine con la Slovenia. Sembrano passati secoli dagli accordi di Schengen grazie ai quali tra numerosi stati europei non esistevano più barriere, confini, limiti e gli unici venivano spostati, allargati sino a divenire confini dell’Unione nel suo insieme.

La proposta di erigere un muro contro le migrazioni venuta da esponenti leghisti del nord est in polemica con la confinante Slovenia si inserisce a pieno titolo nell’idea muscolare che è propria di chi vede e vuole muri ovunque, in un crescendo di accuse e confronti con i nostri vicini. Anche in questo caso, come nel “muro” di polizia eretto dalla Gendarmerie francese a Ventimiglia qualche anno fa, è l’egoismo, la visione partigiana e nazionale a prevalere, contro quella dell’integrazione e comprensione tra i popoli. La sensazione triste è che non di muri anti migranti si tratti, ma di miope e becera demarcazione nazionale quasi a pensare che circondarsi di falansteri ci protegga dalle ondate della storia. Quella storia che proprio a Trieste e sulla famosa soglia di Gorizia ha mostrato la sua fallacità nel corso dei secoli. Con il corollario che voler dividere, parcellizzare, far prevalere egoismi tra noi stessi europei inevitabilmente ci porterà ad infrangersi contro un muro potente e indefettibile: proprio quella Storia che va avanti in un mondo globalizzato da un lato e diviso nei cuori e nelle forme come in quell’Alto Medio Evo sempre indicato come epoca di chiusura e retrivo e dal quale invece si svilupparono pensieri ed azioni che nei secoli successivi avrebbero aperto le menti e i confini dell’umanità. Un corso e riscorso che si ripeterà all’infinito, purtroppo con il suo lascito di sofferenze, meschinità e divisioni che rischiano di allontanare il principio cardine sempre attuale dell’Europa dei popoli, diversi, complementari, che insieme provano a costruire il futuro. Dinanzi a questo pullulare di muri concreti e ipotetici sembra sempre un’utopia. Ma sono state le utopie a mandare avanti la cultura, la libertà, che sono patrimonio di tutto non egoistico di qualcuno!       

     

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