La parola della settima

Fiducia
di Roberto Mostarda

In queste nostre settimanali riflessioni non ci eravamo più avvicinati al termine che abbiamo scelto, da oltre due anni. Due anni segnati nella nostra quotidianità sociale e politica da mutamenti e cambiamenti in qualche modo epocali se raffrontati al passato anche recente. Nessuna possibilità di ritornare ad analizzarle valore e contenuto in una fase nazionale segnata dalla vittoria dell’antipolitica e dalla sfiducia nella politica. Dunque un vocabolo, fiducia, in evidente desuetudine e che continua ad esserlo. Un vocabolo che i nuovi politici non sembrano conoscere o che ritengono superato dal consenso via social su scelte e posizioni. Eppure un elemento che a suo modo conserva un valore superiore al presente. Se nessuno merita fiducia occorre infatti pur sempre condividere, avvicinarsi, sentire vicinanza a questo o a quello, a quella indicazione di percorso o a quell’altra. In pratica si può non usare il termine, ma il nodo resta pur sempre quello di doversi affidare, di condividere una impostazione, un modo di affrontare i problemi del paese. Occorre fare attenzione a non confondere il consenso politico, il voto, con la fiducia in ci si vota o nell’idea che esprime: la società liquida nella quale viviamo impedisce di fermare il proprio sentire, di fondarlo su elementi o ancoraggi che abbiano una stabilità, una capacità di trasmetterla. Finite o consunte le ideologie oggi l’unica ideologia è quella di non averne, a suo modo, pur sempre un’ideologia.

La parola fiducia, dunque, deriva dal latino dove il vocabolo viene dal verbo fidĕre ossia «fidare, confidare». Con essa si indica l’atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità. Ecco allora che si può avere e si è avuta nel tempo fiducia in Dio, negli uomini, nella fraternità umana, o ancora nella scienza, nel progresso sociale.

Si può anche avere fiducia nella vittoria, nelle proprie forze, nella buona stella, nell’impresa, nel futuro. La fiducia può anche essere illimitata, assoluta, incondizionata, o anche relativa parziale a tempo. Si può averla come anche perderla, la si può guadagnare, meritare, se ne può godere, come abusarne. Se si ha fiducia in alcuno si indica con questo atteggiamento il credere in persone fidate a cui si ricorre in cose delicate e d’importanza. In sostanza, essa costituisce un’aspettativa, formulata in condizioni di incertezza, di un comportamento favorevole messo in atto da individui, gruppi, istituzioni sociali o sistemi.

Esiste poi, nel diritto positivo, soprattutto in quello costituzionale, la fiducia che si esprime con il voto mediante la quale ad esempio il parlamento approva (o, se la votazione dà risultato negativo, disapprova) gli indirizzi politici e la corrispondente azione del governo, Se manca in una compagine e in alcuni dei suoi componenti si può avere la mozione di sfiducia. Nel diritto civile, si para di fiducia ad esempio in tema testamentario intendendo la disposizione di testamento per la quale il soggetto che riceve il bene ne è il beneficiario apparente, avendo l’obbligo di trasmettere quel bene ad altra persona (che normalmente non potrebbe essere erede diretto del testatore).

Fiducia è anche assicurazione, garanzia, persona o situazione sulla quale si fa assegnamento. Nel linguaggio bancario esiste la concessione di un fido che un istituto fa a un cliente.  Persino nel linguaggio tecnico e scientifico fa capolino la fiducia come nel caso della necessità di affidabilità per apparecchi, impianti, dispositivi che debbano operare senza possibilità di assistenza tecnica diretta, come nel caso degli apparati elettronici dei veicoli aerospaziali.

A questo punto, si potrebbe dire, ma di che cosa parliamo? Esiste nel nostro paese la fiducia di qualcuno in qualcun altro? La prima e fondante risposta dinanzi alla durezza della cronaca quotidiana è che non esiste alcuna fiducia, nessuno si fida veramente dell’altro, nessuno affiderebbe realmente qualcosa di prezioso e personale a qualcun altro. E persino nel web, dove i social sembrano attrarre per gruppi più o meno omogenei è difficile riscontrare che la fiducia appartenga ai rapporti che si instaurano. Si condivide, si mettono mi piace. Ma ci si fida? Il dubbio oltreché legittimo è abbastanza fondato. Siamo dunque soprattutto monadi sempre più isolate pur nella massa e incapaci realmente di tessere rapporti capaci di generare affidamento, garanzia, in una semplice parola, fiducia.

Eppure, come un fiume carsico, una sorgente antica di difficile accesso, il seme della fiducia non smette mai di sbocciare e crescere a dispetto di tutto e di tutti, perché si potrebbe dire la fiducia fa parte della vita di relazione, del perché cerchiamo, ci avviciniamo, a volte pretendiamo ascolto, comprensione e vogliamo poter contare su qualcuno o su qualcosa. E’ un esigenza ontologica, umana, prepolitica quasi anteriore alla società e dunque la potremo certamente perdere, ma ineluttabilmente continueremo a cercarla e a cercare di averne e di concederla. Perché senza fiducia in un orizzonte, in un’idea, in un’impresa, il mondo, le società, i paesi non vanno avanti e lentamente regrediscono acquietandosi in facili parole d’ordine, in concetti semplicistici e facendosi gabbare dai ciarlatani di turno che non vogliono certo fiducia ma soltanto acquiescenza, obbedienza e via declinando tutto ciò che toglie all’uomo la sua vera capacità, saper capire, discernere, scegliere e porre fiducia soltanto dopo aver compreso l’oggetto o la persona in cui riporla!

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.