La parola della settimana

Sicurezza
di Roberto Mostarda

La parola che abbiamo indicato, sicurezza, rappresenta a suo modo un paradosso. Viene usata per dare certezza, tranquillità e via dicendo alla vita sociale, familiare, allo stato di cittadini. E più la si usa più aumenta il senso di insicurezza, ossia il suo esatto contrario. E’ come se sbandierandola si mettesse in evidenza la sua intima contraddizione: che cosa racchiude in essa, ha un valore comune, condiviso, indica qualcosa che non fa distinzioni oppure esistono diversi modi di intenderne la condizione di ciò che rende e fa sentire di essere esente da pericoli, o che dà la possibilità di prevenire, eliminare o rendere meno gravi danni, rischi, difficoltà, evenienze spiacevoli, e simili.

Insomma, cos’é la sicurezza? Per il dizionario in prima battuta la parola traduce il fatto di essere sicuro, di sentirsi tale. Le sue declinazioni sono pressoché innumerevoli. In particolare, con riferimento a società statualmente costituite si parla di sicurezza pubblica ossia la condizione obiettiva di uno stato nel quale siano rispettati e fatti osservare i principi che lo reggono in modo da consentire ai singoli il tranquillo svolgimento delle proprie attività.  Ancora la percezione di essa può essere collettiva o internazionale quando si intende come il risultato derivante da un accordo stipulato da una pluralità di stati, per cui ciascuno di essi può fare affidamento, ai fini della propria difesa contro una eventuale aggressione altrui, sulla solidarietà collettiva di tutti gli altri stati. Esiste poi quella sociale (di impronta inglese) ovvero il complesso delle misure intese a trasferire alla collettività l’onere dei rischi (per es. malattie, infortuni) che colpiscono i singoli membri.

Poi ci sono i servizi di sicurezza o più precisamente i servizi di informazione e sicurezza (l’intelligence complessivamente intesa), gli organismi variamente organizzati che, dipendenti dalla presidenza del Consiglio dei ministri e coordinati da comitati parlamentari e interministeriali, assolvono, sia in campo militare sia in campo civile, tutti i compiti operativi e informativi di controspionaggio e di sicurezza, antiterrorismo e antisabotaggio, al fine di preservare e garantire l’inviolabilità di installazioni, materiali e documenti tutelati dal segreto di stato e comunque la salvaguardia delle istituzioni democratiche (spesso come se fosse sinonimo ma impropriamente sono detti anche servizi segreti per il carattere di estrema riservatezza che circonda il loro operato nonché l’identità degli addetti). Esiste poi a livello internazionale il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che proietta a livello mondiale il bisogno, l’aspirazione ad essere sicuri almeno nelle intenzioni di tutti i paesi che ne fanno parte.

Di sicurezza si parla anche in tema di autoveicoli, riferendosi al complesso degli elementi costruttivi atti a prevenire incidenti o a limitarne le conseguenze per gli occupanti del veicolo stesso; può essere attiva, relativa alle caratteristiche meccaniche di questo; passiva, relativa alla protezione degli occupanti e anche degli altri utenti della strada (resistenza differenziata della carrozzeria, imbottitura delle sporgenze dell’interno, cinture di sicurezza, eliminazione di elementi sporgenti e contundenti esterni, ecc.). 

L’uso comune è tale da estendersi a quasi tutti gli ambiti. Così si parla di camera di sicurezza, certificato di sicurezza, cioè il documento rilasciato dalle capitanerie di porto, comprovante la rispondenza di una nave alle norme di sicurezza della navigazione, del quale deve essere munita ogni nave abilitata al trasporto di passeggeri. Per ogni veicolo o natante o mezzo aereo si parla poi di distanza di sicurezza indicando lo spazio tra i mezzi in movimento che deve essere mantenuta  durante la marcia rispetto al veicolo che precede perché sia possibile in ogni momento l’arresto tempestivo e siano evitate collisioni ; correlato è il limite di sicurezza, quello oltre il quale esistono reali possibilità di pericolo o di danno (anche non materiale); come anche il margine, la maggiore o minore tranquillità che si cerca di acquisire attraverso la predisposizione di quanto può concorrere ad allontanare eventuali rischi, di vario genere. Questo per indicare soltanto una parte dei possibili significati che la parola assume nel linguaggio e che si stende alle strutture militari, all’alpinismo. 

Ma per sicurezza si pensa anche alla condizione di chi è sicuro di sé, di chi cioè, per avere fatto sufficiente esercizio o per innata abilità, compie senza esitazione e con precisione gesti, esercizi fisici e simili o anche operazioni intellettuali. Oppure il fatto di avere fiducia in sé stesso, nelle proprie capacità e possibilità. Ancora l’assoluta attendibilità, certezza. Il Fermo convincimento su qualcuno o per qualcosa.

Tornando all’assunto iniziale, sentiamo parlare ogni giorno da chi ci governa o nei discorsi nei luoghi pubblici e privati, nei consessi associativi, della necessità, della opportunità ineliminabile di garantire la sicurezza alle persone, ai gruppi, e via garantendo. Ci si riempie la bocca di parole che devono indurre il senso di sicurezza: faremo rispettare, bloccheremo, impediremo e ogni giorno aumentano i riferimenti e il consenso per chi propugna la sicurezza e i mezzi anche coercitivi per ottenerla. Con un piccolo particolare: nella totalità dei casi nessuno intende questo esercizio per quel che lo riguarda direttamente, ma sempre in riferimento a qualcun altro, a qualche altro contesto che a torto o a ragione si ritiene debba essere messo in sicurezza. E questo perché ognuno intende la sicurezza dal proprio punto di vista e ne fa misura per le proprie esigenze che si vorrebbero tutelate. Un limite rischioso che fa aumentare l’appoggio alle misure necessarie alla garanzia di essa, ma purché riguardi l’altro e con il corollario della necessità di definire la pericolosità, il rischio altrui. Dimenticando che il valore e la garanzia della sicurezza sta nel suo essere neutro, ossia non ideologico, non settario, non di parte!

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