La parola della settimana

Sospetto
di Roberto Mostarda

Non serve una sensibilità particolare e una capacità di analisi politica particolare per avvertire che la nostra quotidianità politica sia entrata in un rischioso avvitamento su se stessa, imboccando il sentiero ormai consueto ed anche abusato del sospetto. Ecco allora che la parola di questa settimana post pasquale sia proprio questa: sospetto. Un termine che vale sia come sostantivo che come aggettivo. Pensiamo a il sospetto di un comportamento non corretto e ad espressioni quel tipo mi sembra quanto meno sospetto.

La derivazione è latina e si riferisce a suspĕctus, participio passato del verbo “suspicĕre” ovvero come in italiano sospettare. Il significato che più facilmente si annette a questo vocabolo è certamente quello di una persona, una situazione che  dà adito a sospetti, che dà motivo di sospettare. Può essere riferito a persone: un individuoun figuro sospetto, ossia poco rassicurante, che denuncia cattive intenzioni. Come sostantivo possiamo pensare al caso in cui la polizia tiene d’occhio i sospetti.; o in termini di attribuzioni di comportamento non corretti determinando la colpa, come nel caso di un funzionario, sospettato di concussione.

Esistono anche usi estensivi come nel caso di un testimone, un arbitro, un giudice, sospetti di parzialità; uno scrittore non sospetto di conformismo. Il senso di aspettativa non positiva si coglie anche con riferimento a cose, come ad esempio se si pensa ad un rumore sospetto, a merce di provenienza sospetta frutto di furto o di contrabbando. Non manca naturalmente iul riferimento in termini di sanità: come ad esempio quando un bambino presenta sul corpo macchie sospette, che fanno pensare o sono indizio di una malattia. C’è poi l’uso come avverbio, sospettamente  dove si indica un modo di essere, di comportarsi, di agire che desta o è in grado di generare sospetti. Ancora non possiamo non ricordare l’Alighieri che nell’episodio di Paolo e  Francesca osserva “soli eravamo e senza alcun sospetto”, intendendo che i due amanti non pensavano di essere controllati o sospettati o anche che la loro passione fosse ancora sconosciuta ad entrambi che dunque non la sospettavano.

Come sempre il riferimento al dizionario aiuta e complica al tempo stesso l’analisi sia per l’ampiezza sia per la complessità di scenari, condizioni, situazioni nei quali il significato può essere rammentato o annesso.

Lo sguardo al nostro quotidiano e alla situazione della società e della politica italiana, come sempre ci permette di guardare ad una vera panoramica sostanziale, simbolica, storica. Tutta l’evoluzione del paese può essere vista sotto la lente del sospetto nel corso dei secoli dal medioevo all’Ottocento, sospetti fatti di coalizioni, alleanze, trame, congiure di alcuni contro altri sia a livello di governi sia a livello sociale. Un sospetto che accompagna ogni passaggio, anche quello più in apparenza lineare dei punti caldi della nostra vicenda nazionale. Come non ricordare il sospetto di collusioni internazionali nelle guerre di indipendenza nazionale, sull’attentato a Matteotti nei confronti di Mussolini, il clima di sospetto che accompagna tutta la vicenda del fascismo sino alla sua fine con il 25 luglio e il “tradimento” di gerarchi contro il duce. Il sospetto dei nazisti verso gli italiani. Ancora i sospetti che hanno avvelenato la guerra di liberazione  tra le diverse anime che guardavano con apprensione ai fini non confessati dei compagni di strada. Non mancano anche i sospetti su molti comportamenti di ex esponenti del regime rifluiti nel sistema di sicurezza del nuovo stato repubblicano, e poco prima i sospetti sullo stesso referendum istituzionale.

Insomma, il nostro paese (non è certamente il solo) potrebbe definirsi fondato sul sospetto o sulla cultura di esso che affonda le radici nella storia stessa della sua evoluzione.

Non stupisce dunque che, dopo la prima e la seconda repubblica, entrambe intrise del sospetto, anche quella che ancora non è definibile uscita dalle elezioni che hanno portato al governo gialloverde, viva e si alimenti sul sospetto. Sospetto che è ontologicamente insito nello stesso contratto di governo che come il premier è paragonabile all’araba fenice di cui si sospetta l’esistenza ma che non è riscontrabile nella realtà.

Sin dall’inizio i due alleati/contendenti, Lega e Cinquestelle, sono apparsi permeati dalla consapevolezza che l’altro avesse in animo qualche comportamento sospetto tendente a fare forza sull’alleanza per poi cercare di farla fallire. La vita quotidiana mostra segni di questa situazione ad ogni piè sospinto. Negli ultimi tempi, ad appena un anno dall’inizio, questi segni si fanno sempre più evidenti e sembrano condurre più che ad una composizione, verso la frantumazione e lo scontro senza quartiere mediati solo dalla precisa convinzione di non voler lasciare il potere. Ma non ci si allieti pensando che intorno alberghi la serenità e la chiarezza! Nel Pd resiste e permane il sospetto di molti verso l’ex premier e segretario Renzi sempre in procinto o di sbalzare il nuovo vertice o di creare un suo partito. O ancora il sospetto di collusione di alcuni con i fuoriusciti di ieri alla spasmodica ricerca di non scomparire. E come non considerare la cultura del sospetto che alberga in Forza Italia dove tutti pensano a chi potrà un giorno (per ora lontanissimo, forse!) ereditare le redini della creatura berlusconiana senza il suo fondatore. Sospetti di cerchi magici, di collusioni e conventio ad excludendum, lotte fratricide sull’oro dell’irrilevanza.

In sostanza, non esiste aspetto, anche di tipo condominiale, nel nostro paese, in cui qualcuno non sospetti di qualcun altro. Un’atmosfera plumbea che non favorisce di certo sviluppo, crescita o scelte coraggiose. Intanto il paese lentamente sprofonda essendo evidente che – mutuando un’antica espressione – il rischio è che chi di sospetto ferisce corre il pericolo immanente di perire per il sospetto stesso!    

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