La parola della settimana

Vuoto
di Roberto Mostarda

Il termine più calzante sarebbe l’espressione “sensazione di vuoto”, quella sorta di vertigine che coglie sia fisicamente che psicologicamente quando si prova un sentimento di smarrimento e una carenza di elementi ai quali provare ad affidarsi.

Parliamo allora del vuòto, quale sostanza di quella sensazione. Il vocabolo deriva dal participio passato del verbo latino “vacere”, ossia vuotare ed ha la stessa radice noché analogo significato al più dotto vacuum, ossia vacuo cioè vuoto, privo di qualcosa. E infatti il primo significato che si delinea è proprio privo di contenuto, che non contiene nulla, che non ha nulla dentro di sé (il contrario di pieno). Ancora si indica lo status di qualcosa che non contiene ciò che dovrebbe o potrebbe contenere. Tra le espressioni più consuete e conosciute pensiamo alle locuzioni come a stomaco vuoto, oppure al presentarsi a mani vuote o tornare senza avere avuto o ottenuto quello che si sperava. Vuota può essere la testa ovvero quasi incapace di ricordare o di pensare, per grave debolezza o stanchezza; ma vuoto può anche essere un cervello, si pensi ad una persona leggera, priva di idee, dunque vuota. Poi esiste qualcosa di altisonante ma privo di sostanza, espressività e di efficacia. Può trattarsi di un discorso ad esempio, povero di idee, senza sostanza, inconcludente.

Il termine si utilizza anche come sinonimo di privo o a complemento che determina: parole vuote di senso. Può anche incontrarsi, più raramente, come simile a vano, che non ha compimento: vana speranza! La parola ha anche una svariata possibilità di significati ed usi scientifici e tecnici.

Seguendo il dizionario, ad esempio, in araldica, quale attributo delle figure forate internamente secondo i loro contorni, che dall’apertura lasciano apparire lo smalto del campo. In matematica, l’insieme privo di elementi. In semeiotica, ad esempio il polso vuoto, polso che, per lo scarso riempimento o la diminuita gittata sistolica (anemia, cachessia, stati post-emorragici, ecc.), determina una particolare sensazione palpatoria riferibile alla scarsa ampiezza dell’onda sfigmica. Esiste anche un significato sostantivato al maschile, con valore neutro: come lo spazio vuoto, supposto privo di qualsiasi materia. Nella storia del pensiero scientifico, l’esistenza del vuoto (assoluto), negata a suo tempo da Aristotele e, in seguito, dalla tradizione aristotelica, viene riaffermata, nel corso della rivoluzione scientifica del secolo 17°, con la ripresa dell’atomismo e, in particolare con la spiegazione in termini di pressione atmosferica dei fenomeni prima attribuiti al cosiddetto horror vacui; nelle ricerche sui gas, il termine acquista il significato specifico di estrema rarefazione della materia gassosa, mentre assume di nuovo rilevanza la questione della reale esistenza di uno spazio privo di qualsiasi forma di materia (il cosiddetto «spazio vuoto»); sia Cartesio, con la sua identificazione della materia con l’estensione, sia Leibniz, con la concezione di una materia-forza estesa in tutto lo spazio, negano tale possibilità, in contrasto con la concezione newtoniana della materia come aggregato di atomi estremamente piccoli separati da ampi spazi vuoti attraverso i quali agiscono forze a distanza.

Nel sec. 19°, poi, le difficoltà connesse alla concezione dell’azione a distanza (sintetizzate nella massima «un corpo non può agire dove non è») e la scoperta del carattere ondulatorio della radiazione portano alla postulazione dell’etere come ente materiale esteso in tutto lo spazio «altrimenti vuoto» e quindi alle teorie basate sul concetto di campo (elettromagnetico, gravitazionale) in base alle quali, a rigore, non esiste una zona di spazio totalmente priva di qualsiasi forma di energia. Nel sec. 20° A. Einstein elabora un programma teorico, basato sulle teorie della relatività speciale e generale, tendente a ricondurre i campi a semplici alterazioni delle proprietà geometriche dello spazio vuoto, mentre nella elettrodinamica quantistica, secondo la teoria del fisico inglese Dirac, lo spazio vuoto è sempre densamente popolato di stati di particelle con energia negativa, fisicamente non osservabili, che possono essere però eccitati da un campo elettromagnetico in stati di energia positiva (ossia i fotoni).

Nell’uso corrente, il vuoto indica lo spazio libero da corpi solidi o liquidi (ma non dall’aria). Una lunga e dotta disamina, non completa e non certo esaustiva per definire qualcosa che si qualifica per il riferimento alla negazione (al non), ma un utile volo pindarico per poi planare, meglio atterrare con turbolenze, nella nostra realtà, quella sociale e soprattutto politica. Se non fosse per la bulimica presenza di voci, espressioni, parole di ogni genere e utilizzate in tutti i toni e sensi, se ci limitassimo un momento a guardare senza audio quello che accade, saremmo assaliti da una sensazione di spaesamento completo, quello appunto che deriva dal vuoto, un vuoto pieno senza
dubbio, stracolmo addirittura e forse proprio per questo non in grado di indicarci qualcosa cui fare riferimento. Si dirà, la fine delle ideologie, dei pensieri e delle teorie politiche forti ha prodotto questo vuoto. Analisi sensata, ma è che la sensazione del
vacuum ci assale di più perché il pieno che sembra avvolgerci manifesta sempre più la sua isidiosa, rischiosa assenza di fondamenta.

Una sorta di balletto vuoto di non sense e di significati. Più si alzano i toni, più si delineano grandi scenari, più si avverte l’insussistenza! Paradossale ma non troppo che a rafforzare questa sensazione sia lo stesso artefice di questo nuovo che nuovo non è, il guru pentastellato. Non sapendo più di cosa occuparsi, nello sfacelo dei suoi epigoni al governo, torna dalle scene a lanciare anatemi filosofici, misti a vaffa e a editti. Solo che se prima sembrava soffiare il vento della protesta e del cambiamento che intercettava, oggi che il vento continua a soffiare, sembra quello che si avverte tra vestigia di un tempo che fu, dove l’unico pieno è la testimonianza di quel che resta del passato. E. il resto, come direbbe il saggio, è soltanto inesorabile vacuum!

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