La parola della settimana

Intolleranza
di Roberto Mostarda

Il recente episodio avvenuto in Francia con l’attacco oltraggioso da parte dei gilet gialli nei confronti di un intellettuale ebreo potrebbe essere considerato un punto di svolta, sia per il paese della egalité, liberté  e fraternité e per il suo ruolo e riferimento in tema di origini delle libertà democratiche, sia per l’intera Europa in fibrillazione, con uno sguardo al resto del mondo dagli Usa trumpiani alle altre potenze autoritarie mondiali. Non solo però per il ripetersi di rigurgiti legati all’antisemitismo sempre più preoccupanti, ma anche per il segnale che lancia sullo stato delle società e della politica in genere e nei paesi democratici in particolare.

L’odioso attacco di Parigi non deve essere visto soltanto come gesto antisemita, questa è solo l’immagine primaria. Quel che denuncia è la regressione sociale e culturale che si sta impadronendo delle società europee e che non deriva come molti intendono far credere dall’immigrazione incontrollata, ma piuttosto dall’ignoranza crescente in tutti gli strati sociali. L’ebreo, il nero, il musulmano e via dicendo sono le eterne categorie con le quali si cerca di esorcizzare il vero tarlo che a settanta anni dalla fine della seconda guerra  mondiale, sembra impadronirsi delle menti, dei comportamenti e delle azioni di fette sempre più ampie e preoccupanti di popolazione. Comodi alibi in sostanza per far finta che si voglia soltanto ristabilire un equilibrio infranto.

In realtà siamo dinanzi al risultato nefasto di due fattori: l’incapacità di trasmettere la memoria nella sua reale concretezza e non soltanto come totem intoccabile e a contraltare la folle esigenza di seguire tutti i filoni revanscisti, negazionisti e complottisti che una sana gestione di detta memoria non avrebbe mai fatto nascere. Un discorso che con toni specifici appare evidente in tutti i paesi del continente sia dell’est come dell’ovest. Assieme a questa deriva culturale, una crisi economica profonda e lunga che ha eroso quel senso di speranza che era proprio dei paesi europei nel dopoguerra. In questo humus stanno proliferando tutti i virus sociali più pericolosi e, pur con tutte le cautele di un’analisi pacata, il web sta amplificando questa vena di follia e di incapacità di equilibrio. 

La parola di questa settimana è, dunque, intolleranza. Con essa nel dizionario si intende l’incapacità o impossibilità di sopportare e per converso l’attaccamento rigido alle proprie idee e convinzioni, per cui non si ammettono in altri opinioni diverse e si cerca di impedirne la libera espressione, partendo dal presupposto dell’unicità della verità, e dalla convinzione di essere in possesso della verità stessa. L'intolleranza, in altri termini, presuppone un'ortodossia: si tratta cioè non solo di difendere la verità, ma d'impedire ad altri di cadere nell'errore, considerato come per sé stesso pernicioso, anzi il peggiore dei mali, da evitare anche a costo di conseguenze gravissime.

Perciò non è esatto il parlare d'intolleranza o tolleranza a proposito del mondo antico e in genere delle religioni nazionali. In queste, infatti, gli dei venerati dal gruppo sociale, quand'anche venga attribuita loro l'origine non solo del popolo ma dell'universo, non sono mai posti come gli unici e veri, in confronto dei quali gli altri siano falsi, cioè addirittura inesistenti o, al più, esseri spirituali di natura inferiore e malvagia.

L'intolleranza – seguiamo sempre il dizionario - è invece propria di religioni superiori e di tutt'altro tipo. Essa presuppone, come abbiamo detto, l'ortodossia: parte cioè dal concetto che i principi banditi da essa siano la verità assoluta, manifestata direttamente dalla divinità, unica vera e oltre la quale non ve ne sono altre, che si è compiaciuta di rivelare agli uomini sé stessa e la propria essenza, insieme con il modo di adorarla; e questa rivelazione è a sua volta depositata, in maniera definitiva e inalterabile, in libri sacri, che formano un canone, al quale non è lecito aggiungere o togliere nulla. Di qui l'apparente paradosso, che ad alcuni è sembrato, a torto, una vera e propria contraddizione, per cui alcune di queste religioni, perseguitate, hanno invocato per sé e sostenuto talvolta anche in principio una tolleranza che, vittoriose, hanno poi negata ad altre. Ma tale tolleranza veniva richiesta in nome di quella stessa verità, per cui sarebbe stato addirittura delittuoso permettere un'ulteriore propagazione dell'errore.

Una digressione che ci porta ad un altra riflessione. Fissati questi elementi distintivi di cui sopra, ci accorgiamo che gli avvenimenti ai quali assistiamo in questi tempi nelle società un tempo considerate moderne ed evolute, presentano un diverso carattere distintivo: sono un coacervo, un mix esplosivo di pulsioni di varia origine e natura. Non sono solo politiche, non sono solo religiose, non sono solo economiche, ma sono un insieme di tutto questo con l’aggravante di essere disancorate completamente da strutture mentali teoriche e pratiche che sino ad oggi hanno permesso il confronto e lo scontro tra posizioni diverse ideologiche, politiche, sociali e religiose. Saltato lo schema oggi le motivazioni si sommano, si sovrappongono, si intrecciano al punto che si assiste a comportamenti conservatori laddove il pensiero politico dominante sino a poco fa era progressista e viceversa. Un sovvertimento totale della logica, dell’analisi dei fenomeni. Tutto è possibile e ogni visione si autoreferenzia, anche la più illogica, assurda e “contro natura”!

E’ da questo substrato che germinano i populismi, da questa confusione che si alimentano gli estremismi. Con il rischio che anche sani movimenti che nascono da problemi concreti diventino manifestazione di questa follia senza contrappesi che sembra aleggiare sulle nostre società. La degenerazione dei gilet gialli in Francia, le ottusità che si manifestano nel nostro paese quando si parla di infrastrutture, la sostanziale e non originale risposta del “panem et circenses” che sembra motivare provvedimenti non si sa quanto a lungo sostenibili (ma certo ben accetti ad alcuni) sono tutte dimostrazioni di questa crisi strutturale che sta imbastardendo quella società liquida della quale parlava il filosofo Zygmunt Bauman! Dove certezza ed incertezza non hanno più senso e si intrecciando senza fine avviluppandosi in contraddizioni spesso estreme!

 

 

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