La parola della settimana

Fiducia
di Roberto Mostarda

Secondo il dizionario, dal quale partiamo, il vocabolo fiducia indica un’aspettativa, formulata in condizioni di incertezza, di un comportamento favorevole messo in atto da individui, gruppi, istituzioni sociali o sistemi.

O, ancora, con esso si intende l’atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza  e tranquillità. Di uso comune  espressioni come persone di fiducia, di mia, sua tua fiducia, ossia persone fidate a cui si ricorre in cose delicate e d’importanza; si dice poi di un posto di lavoro, di un incarico di fiducia dove a prevalere è la responsabilità, la delicatezza delle questioni per le quali ci si affida solo a persone sicure, fidate.

Nel diritto costituzionale, si parla di voto di fiducia, ossia la votazione mediante la quale il parlamento approva (o, se la votazione dà risultato negativo, disapprova) gli indirizzi politici e la corrispondente azione del governo. Vi può essere una mozione di fiducia, ovvero la proposta, fatta da una delle Camere, di ricorrere al voto in questione da parte del governo per l’approvazione o la reiezione di emendamenti e articoli di progetti di legge.

Nel diritto civile si parla di  fiducia testamentaria (o disposizione testamentaria fiduciaria), disposizione di testamento per la quale il soggetto che riceve il bene ne è il beneficiario apparente, avendo però l’obbligo di trasmettere quel bene ad altra persona (che normalmente non potrebbe essere erede diretto del testatore).

Diversi significati, come si vede, ma tutti tendenti a sottolineare come tale strumento giuridico o sociale, abbia valore se ad esso vengono connessi elementi positivi e non frutto di calcoli o sfide.

La narrazione delle battute di fine anno della politica nazionale ci ha posto dinanzi ad un passaggio a nord ovest nel quale il termine fiducia l’ha fatto da padrone. Va subito detto che da parte di esecutivi di ogni colore, il ricorso alla fiducia è stato strumento usato, meglio abusato, nel tempo al fine di superare rigidità parlamentari, ostruzionismi, difficoltà che rischiavano di vanificare provvedimenti rilevanti provocando la paralisi senza un voto favorevole. Dunque non vi è in questa considerazione una valutazione negativa a priori dello spettacolo posto in scena dal governo gialloverde in Parlamento nelle ultime convulse giornate dell’anno. Così fan tutti, si potrebbe dire, lo hanno fatto e continueranno a farlo!

Tuttavia non può non risaltare un dato per così dire “ontologico”. L’esecutivo presieduto dal premier Conte si è inteso qualificare e definire “governo del popolo”, la manovra economica posta in atto è stata definita “del popolo”, solo che il popolo non ne conosce neppure le caratteristiche se si escludono i tam tam sulle misure imprescindibili per questo o quel protagonista del contratto tra grillini e leghisti. Di più occorre ricordare come atteggiamenti ostruzionisti, bagarre d’aula, e altri strumenti dilatori siano stati il pane quotidiano delle forze politiche oggi nella stanza dei bottoni e dunque aduse a conoscere il loro funzionamento e, allo stesso tempo, il valore di mezzi democratici ancorché esercitati strumentalmente, per animare il confronto parlamentare e arrivare ad una sintesi complessiva in grado di contemperare gli interessi in gioco.

Che dire, allora, del comportamento compassato di leader e parlamentari grillo-leghisti nell’attaccare i tentativi ostruzionisti delle opposizioni bollandoli come strumentali per fermare il cambiamento o come, con magistrale insensatezza, ai limiti del ridicolo ha fatto il blog delle stelle paventando attacchi o rischi per la democrazia inesistenti e da non esorcizzare mai tropo disinvoltamente, solo perché qualcuno chiedeva di conoscere e poter analizzare i contenuti della manovra di bilancio e lo ha fatto anche rumorosamente. Insensatezza che ha indotto persino il grillino presidente della Camera a richiamare i principi costituzionali e il ruolo e gli ambiti dell’esercizio dell’azione delle opposizioni parlamentari.

Uno svarione allora quello del blog? Sarebbe meglio dire un vero e proprio passo falso che, unito all’espulsione di dissidenti prima del 31 dicembre, mostra con esemplare chiarezza come il governo del cambiamento e i suoi artefici, altro non siano che l’eterno e immanente spettacolo che chi arriva al governo dà, anche provenendo dai ranghi di opposizione dure e pure. Quando si entra nella stanza dei bottoni il concetto basilare è sempre lo stesso: non disturbare il manovratore! E per ottenere questo risultato van sempre bene gli strumenti, le parole e gli anatemi che settant’anni di democrazia ci hanno abituato a conoscere, facendoli divenire anche barzellette, pezzi di ironia e comicità, o al contrario allarmi generali. Non c’è che dire, per un governo del cambiamento e per le forze che lo sostengono composte da giovani politici alle prime armi, un incredibile e camaleontica capacità di trasformarsi nell’esatto opposto: alfieri del mantenimento e del potere. Quasi non aspettassero altro, si potrebbe aggiungere, svelando la loro vera natura.

Le rivoluzioni, si osservava in passato, hanno il pregio di provocare cambiamenti ma una volta che i rivoluzionari giungono al potere, la necessità di mantenerlo spegne la rivoluzione e i suoi ardori che rimangono solo parole d’ordine vuote di significato ma fatte per tenere insieme le truppe ed infiammare i sostenitori. Nel mentre, il potere si consolida, sino...alla prossima rivoluzione! Buon anno...speriamo!

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