La parola della settimana

Sintesi
di Roberto Mostarda

Difficile dire o sostenere se la parola di questa settimana sia quella scelta. Appare tuttavia evidente che la necessità di essa appaia chiara nonostante i quotidiani contorcimenti, alti e bassi che il governo si trova ad affrontare diviso nelle sue tre componenti, il premier, il ministro dell’economia e i due vice premier. Dunque il vocabolo che abbiamo ritenuto adatto è sìnteṡi. Un termine di origine greca antica,  σύνϑεσις poi rifluito nel tardo latino synthĕsis. Il suo significato più lineare è quello di composizione», ossia “mettere insieme” come letteralmente si evince dal verbo originario greco ossia porre... con, comporre dunque.

In senso generale, si parla dunque di composizione, combinazione di parti o elementi che ha per scopo o per risultato di formare un tutto (in contrapposizione ad analisi). Secondo il dizionario si presenta con accezioni proprie nelle varie discipline e tecniche. Così nel linguaggio filosofico indica ogni procedimento o atto conoscitivo, che, partendo da elementi semplici e parziali, giunge a una rappresentazione o a una conoscenza complessa e unitaria. In particolare il senso compiuto di questo processo si ritrova in Aristotele indicando l’attività dell’intelletto che unisce i pensieri nella proposizione, congiungendo un soggetto a un predicato. In Kant, ogni forma di unificazione del molteplice operata dalla coscienza (come, per esempio quella dell’intelletto che unisce mediante le categorie la molteplicità dei dati spazio-temporali) e si parla di sintesi empirica o intellettuale. Nel pensiero idealistico post-kantiano, il momento conclusivo del processo dialettico, in cui si risolve la contraddizione della tesi e della antitesi in una superiore unità. Nel neoidealismo italiano, l’attività propria dello spirito con cui esso ordina, organizza, crea il proprio mondo.

Esiste poi un’accezione comune con la quale si delinea come l’operazione intellettuale con cui di una materia, di un’argomentazione, di un insieme logico o anche di un complesso di fatti si raccolgono i concetti o gli elementi essenziali; quindi, genericamente compendio, esposizione riassuntiva, e simili. Come spesso accade esiste anche una sintesi nella scienza, come in chimica, ovvero procedimento di formazione di un composto dagli elementi componenti o da composti più semplici. In geologia, poi, si parla di processo di rifusione, assimilazione e mescolamento di rocce varie che danno origine a un nuovo magma. In fisica e nella tecnica, costruzione di una grandezza periodica non sinusoidale attraverso la sovrapposizione di più grandezze sinusoidali. Oppure, nella teoria della percezione e nella tecnica della riproduzione (fotografica, tipografica) dei colori, cxome sintesi additiva o sottrattiva ossia l’effetto della combinazione rispettivamente per somma o per sottrazione di luci colorate. In particolare la sintesi additiva di luci dei tre colori primarî additivi (il rosso, il verde e il blu) con diverse intensità dà luogo a quasi tutti i colori percepibili (tale effetto è sfruttato, per es., nella televisione a colori), analogamente alla sottrazione combinata dalla luce bianca di componenti cromatiche tramite strati filtranti di diversa densità dei tre colori primarî sottrattivi (il giallo, il magenta e il ciano), come avviene nella fotografia e nella stampa tipografica a colori. 

Sempre di valore scientifico, in matematica, nella risoluzione di un problema, soprattutto se di carattere geometrico si usava distinguere fra analisi, in cui si esaminano le proprietà e le reciproche relazioni degli enti dati e di quelli da determinare (supponendo il problema già risolto, cioè senza distinguere fra gli uni e gli altri), e sintesi, in cui si riordinano le proprietà trovate per ottenere la soluzione del problema. Sintesi entra anche in chirurgia, indicando la riunione di due lembi, parti o segmenti di tessuto o di organo, separati, sezionati o dislocati o, nel caso delle ossa, fratturati. Ed in farmacologia e tossicologia, particolare fase dei processi di metabolizzazione mediante la quale negli organismi si giunge all’inattivazione e alla escrezione di sostanze estranee in essi introdotte.

Ed eccoci giunti alla riflessione legata all’attualità politica nazionale. Cosa vuol significare la sintesi in questo quadro? Semplicemente la necessità per il governo e per i suoi “azionisti”, di dare un senso compiuto e il più possibile coerente ad una convivenza che sembra fatta per esplodere, ad onta delle continue rassicurazioni reciproche a seguito di uscite o sfuriate dell’una o dell’altra componente! Non passa giorno che o il leader cinquestelle o quello leghista non si rimbecchino, anche attraverso i propri collaboratori, e siano poi costretti dalle circostanze oggettive a mostrare la faccia rassicurante del comune intento di governare. Solo che siamo di fronte a due treni lanciati in direzioni opposte ognuno con le sue esigenze e la necessità di trovare risultati tangibili a proprio vantaggio. La difficoltà sta nella ristrettezza della cosiddetta “coperta” che non può essere tirata all’infinito o in una direzione o nell’altra. Ecco allora che, quasi per stato di necessità, sembra prendere forma quello che sinora è stato l’araba fenice, il premier che, insieme con il ministro dell’economia stanno cercando nel confronto in Europa, di trovare una misura, un metodo, in sostanza una sintesi virtuosa per evitare l’infrazione e rimanere nelle regole comuni. Sano realismo, timor panico per una rottura anzitempo? Un po’ di tutto questo e mentre il vento del cambiamento da tsunami sembra divenuto una sosta si brezza a giorni alterni! Restano evidenti sia la frizione continua, sia l’inconciliabilità tra opposti che caratterizza e ha fatto nascere questo governo come in una sintesi chimica “impazzita” e per ciò stesso altamente instabile e pericolosa. Non solo per i contendenti, ma per tutto il paese!   

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