La parola della settimana

Incandidabilità
di Roberto Mostarda

Il vocabolo scelto è ritornato d’attualità per la pronuncia della Corte Europea dei diritti dell’uomo nei confronti del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Decisione legata al ricorso presentato dai legali di quest’ultimo per accertare la violazione dei diritti umani nei confronti dell’uomo politico (causata dai procedimenti giudiziari e dalle sentenze nei suoi confronti) divenuto incandidabile a cariche elettive in virtù di quanto previsto dalla Legge Severino.

Più che di decisione, si deve tuttavia parlare di scelta salomonica (e/o pilatesca). La Corte infatti non ha deciso o meglio ha scelto di non decidere sul ricorso presentato da Berlusconi, contro il modo in cui gli è stata applicata la legge Severino,  e dunque non ha emesso una sentenza. Quindi senza dire se i diritti dell’ex premier sono stati violati o no. Per i giudici, tenendo conto della riabilitazione dell'ex premier, avvenuta l'11 maggio del 2018 e a seguito della decisione del «richiedente di ritirare la sua denuncia, circostanze particolari relative al rispetto dei diritti umani non richiedono la prosecuzione dell'esame del caso».

A questo punto, si può dire in termini calcistici che la palla torna al centro. Le parti contrapposte il leader forzista e lo Stato italiano, restano sulle loro posizioni. Il ritiro del ricorso era stato peraltro presentato dai legali di Berlusconi, dopo l’avvenuta riabilitazione dell’uomo politico.

Come sempre proviamo a dare alcune indicazioni sul tema sotteso alla parola che spesso viene sovrapposta alla simile ineleggibilità. In certo senso la incandidabilità costituisce uno stato precedente alla ineleggibilità. Ossia impedisce anche il presentarsi ad un’elezione, mentre l’ineleggibilità riguarda la condizione del candidato al momento delle elezioni e incide sul suo risultato. Insieme costituiscono comunque un corpus di natura giuridica che nel caso di elezioni parlamentari (come anche locali) può incidere sullo svolgimento e sul’esito di procedimenti elettorali. Per definizione il fatto di essere ineleggibile, indica la condizione nella quale si trova chi non può essere validamente eletto a un ufficio o a una funzione per cause soggettive o oggettive determinate dalla legge. A questo non si arriva, dunque, se per il soggetto generico in questione esistono ragioni che non permettono neppure l’inserimento quale candidato nelle liste elettorali: ovvero, la incandidabilità!

Nel nostro ordinamento, questa materia viene regolata dalla legge 6 novembre 2012, n. 190 (nota anche come legge Severino dal nome del Ministro della giustizia del governo Monti, Paola Severino), una normativa dunque della Repubblica Italiana in tema di prevenzione e repressione della corruzione e dei possibili effetti e danni che una simile attività corruttiva può esercitare sull’ordinato e libero svolgimento di processi elettivi o azioni politiche.

Per la legge in questione  come recita il capo dell' art. 1 "non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore: a) coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, previsti dall'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale; b) coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, previsti nel libro II, titolo II, capo I, del codice penale; c) coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione, per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni, determinata ai sensi dell'articolo 278 del codice di procedura penale".

Questa situazione riguarda sia le elezioni europee, sia nazionali, sia quelle di regioni ed enti locali. E per ogni fattispecie sono previste le regole applicative per il rispetto della stessa legge.

Per quel che riguarda il caso ricordato che proprio ieri ha visto la pronuncia della Corte Europea, l’art 2 della legge  prevede l’accertamento dell'incandidabilità in occasione delle elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Tale accertamento e la decisione sulla non candidabilità comporta la cancellazione dalla lista dei candidati. Questo procedimento di accertamento si svolge in occasione della presentazione delle liste dei candidati ed entro il termine per la loro ammissione, dall'ufficio centrale circoscrizionale, per la Camera, dall'ufficio elettorale regionale, per il Senato, e dall'ufficio centrale per la circoscrizione estero, sulla base delle dichiarazioni sostitutive attestanti l'insussistenza della condizione di incandidabilità di cui all'articolo 1, rese da ciascun candidato. Gli stessi uffici accertano d'ufficio la condizione di incandidabilità anche sulla base di atti o documenti di cui vengano comunque in possesso comprovanti la condizione di limitazione del diritto di elettorato passivo di cui all'articolo 1.
La normativa contempla anche il caso che la condizione di incandidabilità sopravvenga o sia accertata successivamente alle operazioni di cui al comma 2 e prima della proclamazione degli eletti, l'ufficio centrale circoscrizionale, per la Camera, l'ufficio elettorale regionale, per il Senato, e l'ufficio centrale per la circoscrizione Estero procedono alla dichiarazione di mancata proclamazione nei confronti del soggetto incandidabile.

Esiste poi anche la possibilità che la condizione suddetta venga a determinarsi nel corso del mandato elettivo e l’art. 3 prevede  che la Camera di appartenenza deliberi ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione. A tal fine le sentenze definitive di condanna, emesse nei confronti di deputati o senatori in carica, sono immediatamente comunicate alla Camera di appartenenza.

La legge indica poi che non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di membro del Parlamento europeo spettante all'Italia coloro che si trovano nelle condizioni di incandidabilità stabilite dall'articolo 1.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.