La parola della settimana

Azzardo
di Roberto Mostarda

Il termine che abbiamo scelto non ci sposta, nella nostra riflessione, in un campo dedicato al gioco o alle sfide che esso pone e con le quali ci si misura. Tuttavia, uno sguardo disincantato alla quotidianità politica nazionale crea la strana sensazione che il governo stia ogni giorno spostando l’asticella più in alto in campo economico e nei confronti dell’Europa e degli altri partner internazionali. Innovare, cambiare (termine adottato dall’esecutivo, del cambiamento, appunto) in sostanza fare qualcosa di diverso, di inconsueto e sostanzialmente di “azzardato”. Legittimo certo tentare nuove strade, rischioso non sapere esattamente che cosa decisioni dirompenti ed eccentriche possano provocare. Di qui la scelta del vocabolo sul quale ci soffermiamo: azzardo.

Complesse e diversificate le possibili origini del vocabolo.  In origine, con esso si indicava il gioco con i dadi fra un banchiere e vari giocatori, in cui, fissata la posta e stabiliti i punti assegnati o meno alle parti in gioco, il lancio dei dadi determinava vincite e perdite. Per estensione i giochi d’azzardo, come roulette o baccarà, sono quelli nei quali ricorre il fine di lucro, vincita o perdita sono spesso aleatorie e l’abilità ricopre importanza trascurabile.

Il senso della parola è per così dire quasi intuitivo anche dal punto di vista linguistico: la radice viene infatti dall’arabo az-zahr che indica propriamente il dado. Ossia l’oggetto stesso della sfida, dell’azzardo. Allo stesso tempo si intende con essa il rischio, il cimento, ossia fronteggiare e misurarsi con qualche cosa. Ancora si indica l’atto temerario, l’atto pericoloso. Strettamente connesso è anche il valore di caso, di sorte, ossia di trovarsi di fronte a  qualcosa, ad un avvenimento non previsto.

Seguiamo ancora il dizionario. Accanto alla radice araba, si richiama per comparazione al termine latino alea, anche in questo caso sorte, caso,  anche se questo termine ha connotati più neutri, più inclinati verso la sorte incerta, mentre il focus dell'azzardo è tutto sul rischio e sull'avventatezza. Si sottolineava come il termine non appaia lontano dalla temperie nella quale si sta sviluppando da qualche mese l’azione del governo tra cinquestelle e leghisti. Entrambi i contraenti del programma, dello sbandierato contratto, appaiono sempre più due sfidanti tra i quali è prassi ormai consueta il rilancio, la sfida, lo spostamento del limite sempre più avanti. Tutto e subito o tutto e niente, questo il substrato emotivo che sembra pervadere i due vicepremier – e reali conduttori del vapore governativo - ed è come ben si comprende, l’atteggiamento tipico del giocatore, di colui che sfida la sorte, in un costante braccio di ferro il cui unico scopo sembra essere quello di andare oltre, superando il contendente.

Corollario di questo approccio, anche quello di sfidare l’Unione Europea, ponendosi in contraddizione e contro le logiche finanziare che la guidano, in nome di una difesa del popolo che non si fonda però sulle compatibilità economiche che esistono anche senza i parametri comuni, ma sulla convinzione di poter puntare alto, sfidare comunque e, ovviamente, attribuire alla controparte l’eventuale sconfitta o ritirata necessaria da fronti troppo avanzati per essere realistici ed efficaci.

Entrambi i comprimari dell’azzardo puntano soprattutto ad ottenere la realizzazione dei punti nevralgici delle proprie promesse elettorali ad onta di qualsiasi riflessione e ragionevolezza e al tempo stesso di ottenere quel che vogliono senza arretrare minimamente dal fronte della sfida. E’ vitale non arretrare e per far questo si sottolineano con enfasi gli obiettivi che si intendono perseguire, tutti talmente semplici ed evidenti da far pensare come mai sino ad ora nessuno sia riuscito a realizzarli e che colgono per il momento la sensibilità di una maggioranza di cittadini alla ricerca di qualche facile soluzione ai problemi endemici propri e del paese. Illudersi insomma che sfidarsi e sfidare siano i termini di paragone.

Quale possa essere, in prospettiva, il risultato di questo azzardo è difficile da prevedere, molto meno comprendere che a fronte della asfittiche manovre economiche degli anni passati, quella da decine di miliardi in deficit, appare certamente più allettante al punto da provare a vincere la sfida.

E’ altresì evidente che ottenere contemporaneamente tutto quello che cinquestelle e leghisti hanno posto sul tavolo, non soltanto appare improbabile, ma rischia di provocare problemi nel tempo. Problemi di compatibilità, di equilibrio che nascono dalle leggi dell’economia nel suo insieme, per un paese immerso nel flusso economico e commerciale mondiale e che di esso ha bisogno per mantenersi competitivo.

Provare a privilegiare un ritorno al pubblico, quasi fosse una virtuosa panacea, considerando i guasti del passato e l’avvio delle privatizzazioni conseguenti, appare l’azzardo più azzardo di tutti, anche perché contravviene allo spirito di intrapresa che caratterizza gran parte degli italiani e strizza l’occhio alle forme più varie di assistenzialismo che ne sono esattamente il contrario ma demagogicamente vanno a toccare l’atteggiamento di quanti pensano che lo stato sia una sorta di moloch inamovibile dal quale deve scaturire il sostegno o il sostentamento, e non il concerto armonico di tutte le diverse espressioni che ne fanno parte, unica garanzia per provare a crescere in equilibrio e con basi solide!   

 

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