La parola della settimana

Manutenzione
di Roberto Mostarda

Anche in questa riflessione sulle parole della nostra lingua torniamo su un vocabolo che ha visto purtroppo in circostanze tragiche aumentare la frequenza del proprio uso. Ci riferiamo a manutenzióne, termine che deriva dal latino medioevale manu tenere, da cui il verbo italiano.Nelle componenti dell’espressione è evidente il significato, tenere con la mano, in mano ovvero agire in modo da proteggere, conservare, curare l’oggetto al quale si fa riferimento. In pratica il mantenere in buono stato attraverso un insieme di operazioni che vanno effettuate per tenere sempre nella dovuta efficienza funzionale, in rispondenza agli scopi per cui sono stati costruiti, un edificio, una strada, una nave, una macchina, un impianto. Tale atto può essere ordinario, fare parte di un costume consolidato o a volte straordinario perché legato a circostanze che lo rendono opportuno o necessario.

Per estensione con la stessa parola si intende l’incarico di provvedere alla conservazione e al buon uso di questo, eseguendo anche, se necessario, le opportune riparazioni e sostituzioni di pezzi. Il tenore del vocabolo ha evidenti risvolti giuridici, dove indica il mantenere o ristabilire nella piena efficienza il possesso di un immobile o di un diritto reale su un immobile altrui (usufrutto, abitazione, uso), nella locuzione - si legge nel dizionario - azione di manutenzione, si vuol delineare l’azione che può essere intentata (ove ricorrano determinate condizioni previste dalla legge) dal possessore di un immobile il quale abbia subìto una molestia che incida sul suo possesso per ottenere di farla cessare per il presente e il futuro e di ristabilire così la situazione originaria; questa azione è inefficace nel caso di perdita totale del possesso, per il quale bisogna ricorrere all’azione di reintegrazione.

Il problema della manutenzione si impone come regola fondante nelle realizzazioni dell’ingegneria dove è di primaria importanza sia nella fase di progettazione sia nella fase di esercizio. La necessità deriva da diverse cause che, in ordine di importanza, sono: motivi di sicurezza, allorquando un cattivo funzionamento o un guasto possono mettere in pericolo l’incolumità di persone; importanza di mantenere un servizio (di comunicazione, di trasporti, di energia elettrica, e via dicendo) o un ciclo di produzione; desiderio di mantenere in buono stato di conservazione talune parti di una costruzione (finiture di una casa, di un’automobile ecc.). È praticamente impossibile formulare una classificazione dei tipi in cui la manutenzione si manifesta poiché essi dipendono dal genere della costruzione, dei materiali impiegati, dal modo di funzionamento. Si può, in generale, suddividere come abbiamo detto in ordinaria e straordinaria: è ordinaria o preventiva quella compiuta periodicamente, a intervalli prestabiliti di tempo o dopo una assegnata durata di funzionamento; è straordinaria o correttiva se eseguita a seguito di eventi non prevedibili o eccezionali (inondazioni, rottura di parti difettose ecc.).

Di regola la prassi prevede che l’azione ordinaria su una struttura debba essere limitata a quel componente o a quei componenti, la cui vita media è sensibilmente minore della vita del prodotto stesso, e ciò perché il costo della manutenzione è inferiore al danno causato dalla rottura del componente e dalla successiva riparazione. Diverso il discorso èper quella straordinaria: durante l’esercizio di un impianto o di un macchinario può accadere che il progresso tecnico renda economicamente superato l’impianto o il macchinario stesso per il loro eccessivo costo e per tal motivo si procede quindi al rifacimento dell’impianto e all’acquisto di nuove macchine anche quando le vecchie siano ancora tecnicamente valide.

Sin qui il senso della parola. Nel nostro paese da sempre la manutenzione non ha brillato per costanza e precisione, soprattutto nelle strutture destinate all’uso comune. Nel trascorrere del tempo evenienze tragiche o drammatiche hanno punteggiato la vita di strutture, infrastrutture che tutti usiamo nella sicurezza che siano ben tenute e soprattutto ben costruite in origine.

La tragedia del ponte di Genova, intitolato al suo ideatore, l’ing. Morandi, ha catapultato con la violenza del dolore la necessità di agire in molti comparti sul terreno della manutenzione. Tralasciando improvvide affermazioni secondo le quali è ora di pensare seriamente ad essa, perché spaventosa ammissione di non averlo fatto sino ad ora, è evidente che lo spartiacque dello scorso 14 agosto, lascia un segno indelebile ed inaccettabile. Occorre far si ché una tragedia che dovrebbe sentirci tutti solidali quali italiani sia finalmente motore di un cambiamento epocale. Naturalmente questo non può limitarsi alle belle parole o alle dichiarazioni politiche che anche in questa circostanza hanno dato pessima impressione, ma deve trattarsi di un’azione corale, strutturale.

Mai come in questa circostanza occorre considerare le questioni attinenti alle comuni infrastrutture come un onere e un impegno nazionale. Non è necessario come improvvidamente qualcuno sottolinea, nazionalizzare tutto (nel passato la nazionalizzazione di questi settori ha dato pessima prova tanto che si è arrivati alle concessioni) ma piuttosto creare le premesse perché l’azione dello Stato sia efficace, scevra da ogni interesse particolare, inflessibile ovunque. Controllare e se necessario imporre la manutenzione dovrebbe essere onere, ma anche onore, di funzionari dediti al bene comune. Un servizio al paese e non un’occasione di lucro.

In mezzo allo sfascio da un lato e alle promesse dall’altro, esiste poi un gigantesco problema che riguarda migliaia e migliaia di infrastrutture in tutta la penisola, strade, autostrade, ponti, stabilimento, edifici e ogni altro genere di opera che serva la comunità. Qui il ritardo e l’assenza di manutenzione nel tempo fanno si che vi siano una serie di rischi innescati ai quali occorre dare immediato riscontro e prendere provvedimenti adeguati. Per i cittadini in tutto questo l’onere di sopportare inevitabili e continui disagi se l’operazione sarà condotta con determinazione, una moltiplicazione di quelli che sta subendo la città di Genova. Per tutti, pubblici e privati il momento di lasciar stare le parole di circostanza e lavorare sodo: il degrado procede e non ammette ritardi!

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