La parola della settimana

Spread
di Roberto Mostarda

La narrazione sociale ed economica di questi ultimi anni ci ha abituato a sentir parlare del vocabolo scelto questa settimana in molti modi, la maggior parte dei quali sgradevole o preoccupante. Ci riferiamo a spread, parola di origine inglese che indica nel linguaggio finanziario, la differenza tra i livelli di quotazione di un titolo o fra tassi di interesse. E, in senso più specifico, la differenza tra quotazione in denaro e quotazione letterale. Può indicare anche ogni forma di differenza riferita ad altre grandezze economiche, come, per esempio il divario tra costo e ricavato di un’operazione. Tecnica.

Esiste anche un significato riferito alle comunicazioni elettriche, dove indica una sistema di trasmissione nel quale il segnale trasmesso è modulato in modo tale da occupare una banda molto più larga di quella strettamente necessaria. In tal modo altri segnali o disturbi a banda stretta, anche di notevole intensità, possono sovrapporsi al segnale utile senza provocare interferenze. Il sistema di trasmissione spread è molto utilizzato per ottenere adeguati requisiti di segretezza, prevenire interferenze intenzionali e, in generale, per stabilire radiocollegamenti in ambienti molto rumorosi.

La parola nel suo senso letterale vuole dire «diffusione, espansione», dal verbo omonimo che indica lo «spargere», a sua volta di origine di origine germanica. In italiano si pronuncia al maschile. Come premesso è nel linguaggio economico-finanziario che esplica la sua valenza più propria. Può riferirsi ad un contratto di borsa a premio analogo allo stellaggio, mediante il quale uno dei contraenti si riserva la facoltà, nel giorno della scadenza stabilito dal calendario di borsa, di acquistare o vendere i titoli o di abbandonare il premio. Oppure come abbiamo sottolineato indica la differenza di quotazione di un titolo o fra tassi di interesse, o anche differenza riferita ad altre grandezze economiche.

Lo spread cosiddetto lettera (o anche forbice) è la differenza fra i prezzi di vendita (lettera) e acquisto (denaro) ai quali un intermediario (in gergo, market maker specialist) si vincola a negoziare per un certo periodo di tempo un dato titolo. Opzione spread è invece quella il cui sottostante è la differenza fra le quotazioni di due titoli.

Abbiamo osservato che la narrazione di questi anni nelle società avanzate e industrializzate e inserite nel sistema economico finanziario mondiale, come il nostro, ha fatto la conoscenza con il significato di spread quale differenza o forbice tra titoli di stato di diverse nazioni di riferimento. L’ampiezza di tale differenza è stata assunta a valore dello stato dell’economia di un paese verso un altro o un sistema di altri.

L’attualità del termine è divenuta di dominio pubblico, uscendo dal recinto degli esperti e dei tecnici finanziari con la gravissima crisi del 2008 provocata dai subprime statunitensi e poi sfociata nella successiva dovuta ai cosiddetti derivati. Una bolla finanziaria in primis, divenuta poi una palla al piede di popoli e nazioni tale da indebolire e far tornare indietro il welfare in tutto l’occidente, impoverendo milioni di cittadini ed interi paesi.

Nel nostro paese a tutto questo si è aggiunta la fase finale o meglio conclusiva della ventennale battaglia politico-giudiziaria della sinistra ingaggiata contro l’ex cavaliere e le sue riforme liberiste. Risultato un vero e proprio strangolamento internazionale contro l’Italia che ha costretto i governi ad avviare pesantissime misure finanziarie e sociali per venire incontro alle esigenze di controllo e contenimento dei conti pubblici e del gigantesco debito pubblico, richieste dalle organizzazioni finanziarie internazionali.   

Oggi, con il governo tra Lega e Cinquestelle e le scelte tuttora indecifrabili in economia, il rischio che la misura dello spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi (assunti quale riferimento) possa tornare a salire, come sta già facendo da alcuni mesi, è tutt’altro che improbabile, anzi pressoché certo.

Non aiuta certamente l’assoluta impossibilità di intravedere una linea economica e politica chiara da parte dell’esecutivo. Il ripetersi e l’accavallarsi tra i leader di dichiarazioni ancorché popolari poco attente ai dati macroeconomici e alle reazioni dei mercati internazionali e delle istituzioni finanziarie, anzi una vera e propria sfida con essi, rischia di esporci a conseguenze non certamente gradevoli ed augurabili. Il nostro altissimo debito pubblico rappresenta per i mercati mondiali un imprescindibile riferimento concreto sulle capacità del paese di riuscire ad uscire definitivamente dalla crisi e riavviare stabilmente una fase di ripresa.

Illusorio, come vorrebbero far pensare certe sparate e certi atteggiamenti di sfida, ritenere di poter contrastare efficacemente eventuali ondate speculative e conseguente innalzamento dello spread. Per i cittadini italiani che ogni giorno si sentono autorizzati ad attribuire allo spread le ragioni dei loro mali, un evidente sistema di deresponsabilizzazione sociale. Senza tuttavia poter impedire che un eventuale suo innalzamento record possa danneggiare il nostro sistema economico e con esso le condizioni di cittadini italiani! 

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.