La parola della settimana

Concessione
di Roberto Mostarda

Il termine di questa settimana si collega alla tragedia avvenuta a Genova con il crollo del ponte autostradale sulla A10 con il suo pesante e inaccettabile tributo di vite umane. Un vocabolo sostanzialmente tecnico che diviene simbolico di una vicenda terribile e dai contorni ancora confusi, in termini giudiziari, politici, amministrativi. La parola viene dal simile termine latino che indica il concedere, ossia l'atto, il fatto di concedere o d’essere concesso; la cosa stessa concessa: si concede un prestito, un sussidio, una proroga. Una concessione si  può fare, si può dare. In particolare ci si riferisce al rilascio di un permesso, di un’autorizzazione , oppure ad un atto di condiscendenza.

In diritto pubblico, si parla di concessione in caso di un provvedimento amministrativo con il quale vengono conferiti a una o più persone capacità, potestà o diritti, sia mediante trasferimento a individui privati o a società commerciali di poteri e funzioni proprî dello stato o di altra amministrazione competente (gestione di ferrovie, sfruttamento di miniere, esercizio di servizî telefonici o di altri pubblici esercizî, esazione di tributi, ecc.), sia creando diritti derivanti dall’ordinamento giuridico, con il rilascio di licenze, autorizzazioni, permessi: ancora se ne parla in caso di un complesso dei provvedimenti predetti, soprattutto in quanto gravati da particolari tasse (dette appunto tasse sulle concessioni  governative).

In diritto internazionale j si indica con questa parola un territorio che uno stato concede in amministrazione o in affitto per un lungo periodo di tempo a un altro stato, mantenendo su di esso la propria sovranità.

Più in generale, definisce una cosa come reale, il consentire in qualche cosa. di argomentazione che consiste nell’ammettere come vero quanto sostiene l’avversario, al solo fine di concludere contro la sua tesi.

In riferimento alla vicenda del capoluogo ligure, si parla di un atto con il quale lo stato dà ad una o più società la potestà su qualche servizio, su beni altrimenti riferibili alla sfera pubblica. In sostanza, rinunciando ad una specifica competenza in termini di esercizio il potere pubblico trasferisce ad altro soggetto la competenza su un servizio o bene, mantenendo un ruolo di vigilanza, di controllo, di verifica su ciò' che si concede o si è' concesso.

Da questo atto discendono ovviamente una serie di adempimenti, di doveri che chi riceve la concessione deve rispettare per mantenere i diritti conseguenti. Ovviamente la legge non disciplina nel particolare i contenuti di una concessione, ma delinea un quadro di riferimento al quale attenersi in adempimento. Resta dunque massima la discrezionalità' per quanto concerne i contenuti del servizio in capo al soggetto concessionario  con il solo limite della rispondenza ai criteri fissati al momento della concessione e sulla base dei quali essa può essere mantenuta.

Quanto avvenuto a Genova costringe tutti ad una seria riflessione sull'istituto in questione, per poter dirimere eventuali criticità o consentire al potere statale un vero impegno regolatore. Appare evidente infatti che il punto nodale sia da parte del soggetto che ha ricevuto la potestà l'adempimento attivo e costante in attuazione dell'impegno assunto e come la eventuale contestazione in caso di non corrispondenza agli obblighi debba essere oltreche' rispettosa della legge, rispondente all' interesse di riferimento, come nel caso specifico delle autostrade con il corollario obbligato della manutenzione e del rispristino dei beni qualora danneggiati o non più rispondenti alle regole concessorie.

Difficile dire qualche possa essere l'evoluzione della vicenda genovese sia sul fronte del mantenimento della concessione, sia sugli aspetti pratici degli interventi resisi necessari per il ripristino dei beni e per il ristoro della parte economica dei danni provocati dal crollo nonché per affrontare i preminenti valori umani presenti in una vicenda tanto complessa dove a prevalere deve essere il rispetto della vita umana,  il libero e sereno esercizio dei propri diritti. È di tutta evidenza che se in capo al soggetto che ha ricevuto la concessione vi sono impegni stringenti cui adempiere senza zone d'ombra e rispondenti all'interesse superiore per il quale la concessione e'stata affidata, anche per il soggetto regolatore, ossia lo stato e le sue articolazioni tecniche, esistono insopprimibili obblighi di verifica e controllo che non possono in nessun caso essere considerati di mera routine amministrativa, ma al contrario devono essere pervasivi e costanti per garantire alla comunità' la certezza che tutto quanto opportuno e necessario sia perseguito, compiuto e posto in essere con precisione e adempimento corretto degli obblighi assunti. Nel caso si riscontri uno scostamento da essi la presenza del soggetto regolatore deve essere immediata e pretendere tale rispetto ma questo non deve avvenire per così dire ex post, quanto piuttosto in concomitanza. Che tutto questo sia avvenuto nel caso di specie e nei decenni di esercizio della convenzione autostradale appare quanto meno improbabile, tanta e' la gravità dell'accaduto. Non si tratta soltanto di trovare chi e' responsabile del disastro, quanto di comprendere realmente la catena di avvenimenti e di atti od omissioni che ha posto in essere le condizioni che hanno favorito il compiersi dell'evento devastante. Gravissimo che si osservi come avviene in questi giorni che i rischi erano all'attenzione di tutti i soggetti e soprattutto che non venivano considerati teorici o di scuola, ma quasi immanenti. Non siamo in questo dinanzi a un inadempimento contrattuale, ma ad un crimine che come tale richiede l'accertamento della verità e delle responsabilità senza se, senza ma e in primo luogo, per il rispetto delle vittime e dell'intera collettività nazionale, senza demagogia o interessi di bottega. Si verte infatti in quell'interesse nazionale del quale troppo spesso ci si ammanta ma per fini con esso non del tutto convergenti!

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