La parola della settimana

Sintonia
di Roberto Mostarda

Per comprendere con semplicità il significato di questo vocabolo basta rifarsi alla grammatica. Letteralmente sintonìaè parola che deriva dal greco ed è un termine composto da un prefisso “sun (che si legge sin e vuol dire insieme, come il nostro con)” e dal vocabolo tonos, che indica appunto il tono soprattutto in campo musicale. Ecco allora che sintonia vuol dire suoni insieme, ovvero accordo di suoni, di toni.

Il valore base si accorda poi perfettamente con molti campi nei quali il senso di “consonanza” ha preminenza. Pensiamo in fisica, con riferimento a fenomeni o grandezze periodiche, il termine significa uguaglianza di periodo ed è sinonimo di sincronismo (che vuol dire insieme nel tempo, ossia allo stesso tempo). In particolare si fa riferimento ad un risonatore e si dice in sintonia (o sintonizzatocon una data frequenza allorché la frequenza sua propria coincide con la frequenza data. In un radioricevitore, ancora, comando o controllo di sintonia è quello che consente di variare la frequenza sulla quale il ricevitore opera; si ha così una scala di frequenza graduata su cui un indice consente di leggere il valore di detta frequenza alla quale il ricevitore è accordato.

Si può anche dire indicatore di sintonia ossia il dispositivo per segnalare otticamente l’esatta sintonizzazione del ricevitore sulla stazione ricevuta: nei ricevitori professionali si utilizzano milliamperometri a bobina mobile, nei comuni apparecchi radio si usava un tempo il cosiddetto occhio magico, poi sostituito da indicatori a LED.

Esiste, poi, come sempre un’ampia gamma di declinazioni del termine che per sua natura sembra garantire e permettere proprio se stesso. Si legge allora anche come armonia, come coerenza e corrispondenza sostanziale tra due o più persone o elementi, fatti, azioni. Si può essere in sintonia con qualcuno, con il proprio ambiente, con l’ambiente di lavoro. Le dichiarazioni di un responsabile, ad esempio di un partito o di un esponente di governo o della diplomazia possono indicare o negare la sintonia con il contesto, con gli argomenti da trattare, con la situazione oggettiva. Ancora in qualsiasi contesto amministrativo od ordinativo, è auspicabile che tra un responsabile e i suoi collaboratori esista una sintonia sufficiente capace di generare i risultati auspicati, perseguiti, programmati e così via!

Che cosa c’entra allora la scelta di questa parola con le nostre riflessioni? E’ abbastanza intuitivo ed icto oculi che molte manifestazioni nei nostri rappresentanti di governo manifestino più che una sintonia una forte distonia. Potremmo dire che sono in stato di sintonia distonica o di distonia sintetizzata.

Per non apparire volutamente criptici, pensiamo subito al recente incontro a Washington tra il presidente Trump e il premier italiano Conte. A parte la considerazione della voglia di parlare del nostro presidente del Consiglio a livello internazionale che contrasta con il sostanziale silenzio sul fronte interno, l’affermazione consueta, diplomatica ed ovvia, ma allo stato delle dichiarazioni piuttosto evidente, della piena sintonia con l’ospite statunitense, qualche riflessione serve a capire.

Sembra quasi di essere ritornati agli anni Cinquanta o Sessanta. Chi scrive ricorda come il viaggio negli Stati Uniti e la inevitabile consonanza di vedute e programmi con la Casa Bianca, siano stati per decenni un vero e proprio viatico per ogni esecutivo italiano. E questo al di là del formale rispetto diplomatico era un evidente segnale della immanenza del potere americano in Europa e nei paesi cruciali di quell’Occidente difeso e che si voleva ricostruire in funzione antisovietica.

Molti decenni dopo, in un mondo nel quale la potenza americana ancorché non insidiata non è più totalmente egemone, e con un’Europa fatta di paesi che per un motivo o per l’altro vorrebbero emanciparsi dal placet d’oltreoceano, stupisce sentire la piena sintonia sul problema dei migranti ad esempio: l’Italia si prepara a parte la giusta severità a difesa delle frontiere, a dividere le famiglie, i bambini dai genitori? E’ altamente improbabile, ma possiamo rispondere come farebbe il leader leghista che essendo un padre non lo farebbe mai! Dunque una sintonia difficile quanto meno. Ancora l’aspetto economico e finanziario, la guerra dei dazi da parte di Trump, se condivisa dall’Italia in sintonia, vorrebbe dire un atto di autolesionismo da parte italiana, a meno di accordi bilaterali che innovando la prassi internazionale, andrebbero contro gli interessi del nostro paese quale punto di riferimento della costruzione europea!

Esempi tratti a caso ma che sembrano dissonanti, distonici, con le alte affermazioni di amicizia e di partnership poi rese necessarie dai documenti diplomatici di fine vertice. La vera sintonia parrebbe essere quella populista, ossia la visione di un mondo diverso da quello che conosciamo dove le elite e i sistemi vengono rivoluzionati, sovente senza sapere esattamente con che cosa sostituirli. E dove alla distruzione dell’esistente non corrisponde una chiara costruzione del prossimo esistente, quanto piuttosto l’opportunità di decidere, prendere posizione, cambiarla, rovesciare il tavolo, sconvolgere gli accordi, e poi trovare una soluzione, una sintonia che tutto potrà essere che stabilizzante e produttiva.

E’ di tutta evidenza che il cammino per la costruzione di una visione complessiva e sensata di un nuovo sistema di relazioni internazionali ha davanti a sé un lungo e travagliato cammino. Ed è da sperare che linea dopo linea non si superi anche quella di non ritorno. La pace mondiale e il dialogo tra le nazioni potrebbero essere a rischio, preda del pressappochismo e  di quello che una volta si sarebbe bollato come avventurismo!

 

 

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