La parola della settimana

Governo
di Roberto Mostarda

E’ certamente singolare occuparsi del termine di questa settimana, dopo anni nei quali le riflessioni si sono concentrate proprio su quel che esso significa e su come in concreto viene declinato. Il momento ci è però consentito per la semplice ragione che il nuovo esecutivo presenta più dati eccentrici rispetto alla storia recente della Repubblica, che ad essa omogenei. In sostanza, lo stesso concetto di governo viene sottoposto a riletture e si manifesta in modi non consueti e per ciò stesso meritevoli di analisi alla luce delle norme generali dell’ordinamento.

Parliamo come sempre dalla parola. Governo, dunque è vocabolo che deriva dal latino gŭbĕrnum che altro non indicache il«timone della nave», ossia lo strumento nel quale in navigazione si può dirigere e modificare rotta e velocità. Per traslazione, immaginando un paese come una imbarcazione, si parla di atto e ufficio del governare, sia in senso pratico che in senso politico o etico. Eguale significato si ha modificando l’aggetto, se dal paese si passa ad un’azienda , o ad un nucleo familiare apparirà evidente la necessità che alcuno si assuma il compito di dirigere e amministrare con la cura che al fine deve essere dedicata. Come sempre per molte parole il significato ha una svariata congerie di declinazioni come nella cura della casa, degli animali domestici e se ne sorveglia l’andamento, in agricoltura quando si parla di concimazione dei terreni. Ancora, in enologia, si definisce governo la pratica consistente in una fermentazione supplementare (in uso specie in Toscana) che si provoca nel vino dopo la svinatura mediante aggiunta (dall’8 al 10%) di mosto d’uva passita in piena fermentazione, allo scopo di conferirgli sapore frizzante e facoltà di maturazione più precoce.

E’ tuttavia di evidenza che l’utilizzo in assoluto prevalente sia quello  più espressamente politico. Qui, come premesso governo vuol dire l’atto e l’ufficio di governare uno stato, di averne la direzione politica, e l’autorità stessa di chi governa. Valore che si trasferisce con le dovute varianti nell’amministrazione degli enti locali. Indica anche il modo di governare. Si dice allora buon governo o cattivo governo o in riferimento alla forza decisionale derivante dall’ampiezza del consenso parlamentare forte, debole  e via dicendo.

L’accezione normativa si appunta sull’istituzione, o complesso delle istituzioni cui, dall’ordinamento giuridico, è affidato l’esercizio della funzione esecutiva. Così, a titolo di esempio, nell’ordinamento costituzionale italiano, il governo è formato dal Consiglio dei ministri con a capo il presidente del Consiglio, o primo ministro, dal quale in genere il governo stesso prende nome . Con riferimento al carattere di detto esercizio, si può indicare un governo democratico, demagogico, aristocratico, oligarchico, totalitario. Ancora dispotico, teocratico, militare e via dicendo.  Così come esiste il governo fantoccio, in realtà creatura di poteri estranei al paese o il governo ombra, ossia quell’insieme di esponenti di opposizione che si collocano appunto come ombra accanto ai governanti effettivi.

La riflessione che ha mosso queste descrizioni risiede nel fatto che attualmente, nel nostro paese esiste un governo che abbiamo definito trifronte con una guida estranea ai partiti e due azionisti politici diversi per orientamenti e visioni che esercitano ognuno il proprio “governo” in nome e per conto dei propri elettori. Si dirà, esiste un contratto al quale si sono vincolati, ma la pratica quotidiana dimostra come le linee siano tanto divergenti che ogni giorno da una parte o dall’altra si deve esercitare quell’arte del pontiere  che nelle passate “repubbliche” era figura consueta ed oggi appare quasi fantasma del passato. Un esercizio di equilibrismo sempre più difficile man mano che le “barre” del timone divengono più salde nelle mani dei leader.

Interrogativo ed incognita, oggetto di sicura analisi politologica, il ruolo del premier – in una improvvida e prima battuta rivelatrice definito esecutore – che non sembra avere spazio di manovra per autonome scelte e decisioni o per indicare una via comune. Via comune che pena la deflagrazione della maggioranza dovrà essere trovata. Governare infatti è arrivare alla sintesi ragionata ed equilibrata delle esigenze e delle risposte e questo non si può avere se si assiste a una continua rincorsa tra i due leader e nel gioco a rimpiattino del legittimo rappresentante secondo le regole costituzionali! Un piccolo pasticcio che forse potrebbe aiutare a rendere più chiare le posizioni e le prerogative del presidente del Consiglio sino ad ora affidate alla prassi politica e costituzionale. Pena l’incremento ai limiti della Costituzione del ruolo del capo dello Stato e l’emergere di punti di forza non costituzionalmente previsti. Un dilemma quindi non da poco, sulle spalle del paese che attende che tra “i due litiganti il terzo ..... governi”!

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