La parola della settimana

Regime
di Roberto Mostarda

Il termine scelto non si collega ad una situazione conclamata e ad un rischio immanente, ma fatta questa premessa, occorre ragionare sul significato e sulle precondizioni storiche e politiche che creano un pericolo oggettivo di deriva autoritaria di cui un regime dichiarato o meno è poi conseguenza diretta.

La parola deriva dal latino regĭmen che in grandi linee indica il governo o l’amministrazione», discendendo dal verbo regĕre che vuol dire appunto reggere, assumersi l’onere di governare. Nell’analisi costituzionale e politica il vocabolo ha un valore pressoché neutro con il quale si possono classificare situazioni differenti. In pratica ci si riferisce ad un ordinamento politico, ad una forma o sistema statuale o di governo. Esistono così regimi democratici, parlamentari, presidenziali, di partiti (da considerare una prima sostanziale deriva del concetto base, in cui hanno grande peso le formazioni politiche (anche se in misura minore che nella partitocrazia). Ancora il regime può essere assembleare dove il potere risiede nelle assemblee parlamentari. Esiste poi tutta una letteratura e casistica nella quale rientrano in modo più specifico espressioni come regime monarchico, assoluto, autoritario, dittatoriale, militare e via dicendo.

Anche in economia e nei rapporti sociali il termine inerisce al modo di comportarsi e di regolarsi. O ancora esiste un regime alimentare definendosi così il tipo di alimentazione  o per indicare le regole di igiene e cura medica: pensiamo al regime di cura o a quello alimentare appunto. Anche il modo in cui è regolata e disciplinata un’attività, soprattutto economica o finanziaria o giuridica consente di esplicare i diversi significati del vocabolo. Si parla allora di regime di fabbrica, le condizioni ambientali, tecnologiche e sociali in cui si svolge l’attività lavorativa; in finanza, si parla di regime valutario, ossia il complesso di norme che disciplinano, in uno stato, le operazioni valutarie con l’estero, e storicamente si parò del regime  aureo o sistema  aureo per indicare il sistema monetario prevalente nel primo Novecento, in cui il valore dell’unità monetaria è rapportato a un determinato peso in oro nel quale essa, con cambio stabile, può essere convertita.

Poi si parla di regime di capitalizzazione in matematica finanziaria, cioè il criterio adottato nel computo dell’interesse di un capitale dato a prestito. Esiste anche un significato legato agli accordi internazionali dove si stabiliscono regole di buon vicinato o di utilizzo comune di beni, luoghi od altro: famoso il regime degli Stretti e dei canali, ovvero il complesso delle convenzioni internazionali che regolano la navigazione. Nella terminologia scientifica e tecnica si delinea l’andamento di un fenomeno in un determinato periodo di tempo e in determinate condizioni. In geografia fisica si parla di regime con riferimento a fenomeni naturali periodici, il cui andamento è considerato, di solito, nello spazio di un anno solare: così come per le precipitazioni, l’andamento dei corsi e degli specchi d’acqua o ancora in riferimento alle condizioni climatiche: tropicale, temperato, polare e così via.

Tutto quel che precede per non connotare negativamente un termine di cui spesso si abusa. Va però anche detto che alcuni elementi storici inducono a capire quando un sistema politico, ancorché nato democraticamente, rischia di trasformarsi in un regime. Fenomeno alquanto complesso e per certi versi anche inconsapevole almeno all’inizio. Basti ricordare le tragiche evoluzioni del nazismo, del fascismo, e della rivoluzione comunista sovietica.

Quali sono i dati da tenere in considerazione. In primo luogo, il richiamo forte, a volte forsennato, alla volontà popolare in nome della quale si agisce, in secondo luogo l’evoluzione autoreferenziale di questo elemento ossia la tendenza di chi viene premiato dal voto ancorché libero, di ritenersi in grado di interpretare e venire incontro alle esigenze del popolo in modo diretto, senza mediazione alcuna; quindi l’ulteriore passo nell’assumere decisioni autocratiche ma ammantate sempre dalla volontà popolare alla quale si fa ricorso sull’onda di emozioni o parole d’ordine appositamente diffuse. Accanto a questo, altri cruciali passaggi: il primo è la contrapposizione tra il popolo e il sistema da contrastare ed abbattere salvo poi indicare come panacea l’intervento massiccio dello Stato nel sostegno alle politiche popolari ma sovente non coincidenti con le bilance dei pagamenti; e poi, last but non least, l’indicazione del nemico forse peggiore: l’informazione libera (pur nelle sue contraddizioni spesso evidenti).

Senza pretesa di completezza, ma per puro esercizio dialettico proviamo ad analizzare lo status del confronto politico nel nostro paese. Quali di questi elementi indicati si riscontra nella quotidianità della battaglia politica e di governo nazionale o europeo/internazionale? Con realismo possiamo dire che sono tutti presenti, nessuno escluso! Siamo allora alla vigilia di un regime? Affermarlo sarebbe apportare acqua al mulino di chi oggi sembra interpretare la maggioranza della volontà popolare, fornirgli un alibi. Tuttavia che nella narrazione alla quale assistiamo tutto converga in una direzione sostanzialmente autoritaria, autoreferenziale e non dialettica è un dato tanto scontato quanto facile da registrare.

Con in più un ulteriore dato che sarebbe confortante se non fosse drammatico: nelle menti e nei comportamenti dei nuovi padroni del vapore la volontà di democrazia diretta è reale, il rischio paventato è invece offuscato, quasi inconsapevole. E questo rende tutto molto più complesso soprattutto se a questi protagonisti dovessero subentrare portatori di reali e forti poteri. La storia ci insegna che questo è sempre accaduto e che il regime in questo senso negativo si è manifestato proprio lì! Se dunque essa è magistra  vitae, speriamo che in tutti prevalga sempre il senso del limite, della propria finitezza e che non si delineo soli dell’avvenire o autarchie insensate e pericolose: il popolo, infatti, sopporta, subisce, ma ha la memoria lunga. In questi decenni per condizioni politiche molto meno cogenti si è spesso gridato stoltamente al rischio regime, oggi il pericolo è evidente (anche se ancora di scenario) e il popolo potrebbe rendersene conto!

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