La parola della settimana

Contratto
di Roberto Mostarda

Tra  le parole che stanno segnando questa fase politica e sociale del paese, certamente contratto ha un posto particolare. I leader dei partiti che stanno cercando di formare il nuovo governo ne fanno uso anche pedagogico verso i loro sostenitori ad indicarne quasi una virtù salvifica e che lo differenzia dagli accordi di precedenti legislature e tra i partiti delle cosiddette “altre repubbliche”. Insomma un impiego del termine per delineare una novità, il segno del cambiamento e la ragione della fiducia che gli elettori sembrano riporre in loro.

Peccato che a sdoganare in politica il contratto sia stato l’ex cavaliere che ne fece un manifesto nel suo rapporto diretto in tv con gli italiani. Dunque una grande novità non è e non si comprende perché quello firmato da M5S e Lega possa avere qualità superiori ai precedenti. I bene informati – perché il testo del contratto in questione non è ancora pubblico, anche se tutti parlano dei suoi contenuti – ne sottolineano la genericità e le zone incomplete dinanzi ai problemi del Paese. Ma contratto è il termine scelto per così dire e la parola sarà sempre di riferimento anche nel prosieguo formazione del governo o meno andata in porto.

Vediamo allora che cosa si intende per contratto. IL vocabolo viene dal latino contractus derivazione del verbo contrahĕre ossia il nostro «contrarre». In linea generale indica il regolamento di interessi che trae la sua forza vincolante dall’accordo di coloro che lo stipulano; in particolare, nel diritto privato, indica l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico a contenuto per lo più patrimoniale. Esiste anche in senso ampio quello che si definisce il contratto  di  matrimonio (più esattamente il matrimonio civile), in quanto sancisce l’unione dell’uomo e della donna in comunità di vita, con reciproci diritti e doveri.

Ancora nel linguaggio giuridico il contratto può essere tipico o nominato, ossia il cui schema è previsto e regolato dalla legge; o atipico e innominato quando lo schema è libero, non regolato dalla legge. Poi può essere definito obbligatorio, con efficacia reale cioè che, in base al semplice consenso, dà luogo alla costituzione, al trasferimento o all’estinzione di un diritto determinato. La sua durata può essre differente, immediata o differita a seconda del momento in cui si producono gli effetti; oppure continuata o periodica a seconda della durata degli effetti. Vi sono contratti unilaterali, bilaterali, a prestazioni corrispettive, a seconda dell’incidenza delle obbligazioni consequenziali su una sola o su entrambe le parti.

In sostanza si può dire che l’agire umano, nella vita sociale sia punteggiato da forme contrattuali da sempre e che esse svolgono la funzione di rendere possibili rapporti organizzati. Tra questi certamente vi è il contratto  di  lavoro che nel nostro ordinamento vede la forma dell’accordo collettivo con efficacia differenti anche a livello geografico oltreché lavorativo in senso stretto, per comparti o settori. Pressoché infinita ed anche ardua la possibilità di definire tutte le forme che esso assume nella realtà, nel variare delle condizioni sociali ed economiche.

In passato, si parlava anche di quasi contratto, espressione che, nell’abrogato codice civile, indicava un fatto volontario e lecito dal quale risulta un’obbligazione verso un terzo o un’obbligazione reciproca tra le parti. Oppure vasta pubblicistica è sempre stata ascritta al cosiddetto contratto sociale, secondo la concezione del contrattualismo, la convenzione tra i singoli individui da cui nascerebbe la società. In questa accezione l’espressione si è soprattutto diffusa con il titolo dell’opera di J.-J. RousseauContrat social (1762). 

Parlare di contratto, nei vari possibili significati solo in parte delineati, è come parlare dell’evoluzione della civiltà umana passata dall’aggressione e dalla prevalenza di un individuo sull’altro con l’uso della forza, al tentativo e sforzo costante di trovare modi attraverso le leggi, i regolamenti, la tipizzazione dei comportamenti la maniera di guidare la vita associata tra gli uomini, i gruppi, le nazioni ed anche i rapporti internazionali. Un insieme di strutture e di elementi di riferimento sui quali si basa da secoli la vita delle società umane. Con inevitabili difetti e ritorni all’indietro, ovviamente, ma che servono a contenere ed impedire le peggiori regressioni che possono manifestarsi ed allignare nell’animo umano.

Ora, nel nostro paese, saremo alle prese con un nuovo contratto fatto di promesse, di indicazioni, di dinieghi, di teorizzazioni. Staremo a vedere quanto di tutto questo in esso contenuto sarà non soltanto realizzabile ma in che modo si terrà fede all’impegno che con esso si assume nei confronti dei cittadini. Ricordando che come per i patti in genere, anche per i contratti, vale sempre l’espressione latina: servanda sunt, ossia vanno rispettati!

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