La parola della settimana

Responsabilita'
di Roberto Mostarda

Il termine scelto questa settimana viene pronunciato praticamente ogni giorno e pressoché disatteso quasi ogni giorno e in una pluralità di ambiti. Responsabilità, dunque  (ant. risponsabilità) , indica il fatto, la condizione e la situazione di essere responsabile, ovvero di assumere la responsabilità. Con un’accezione e uso particolare si dice  assumersi le proprie, con una frase che viene pronunciata con sfumature diverse e variamente articolata, ma sempre con tono grave, soprattutto quando, all’interno di un gruppo (specialmente politico) s’intende scindere la responsabilità dei singoli componenti da quella solidale dell’intero gruppo (nei casi in cui si tratti, per esempio di prendere decisioni impegnative e rischiose, oppure vi siano accuse generiche di colpevolezza che possano coinvolgere, assieme all’effettivo colpevole, anche gli attori). 
Nel diritto esiste quella civile che delinea la situazione giuridica di obbligo gravante su un soggetto e che si instaura o per inadempimento di un obbligo ( si definisce contrattuale) o per qualunque atto illecito doloso o colposo che abbia arrecato ad altri un danno ingiusto (extracontrattuale): in diritto privato può distinguersi in diretta, indiretta, o anche oggettiva a seconda che l’illecito sia causato dal soggetto stesso oppure da altri di cui è tenuto giuridicamente a rispondere (incapaci, figli minori, soggetti sotto tutela, e via dicendo o anche animali, cose in custodia, attività pericolose, ecc.). Esiste poi la responsabilità patrimoniale, quella che grava sul patrimonio del debitore, per la piena soddisfazione del creditore: in linea di principio è illimitata (nel senso che il debitore è chiamato a rispondere con tutti i suoi beni presenti e futuri) e costituisce un limite invalicabile ai poteri del creditore, che non può, negli ordinamenti giuridici moderni, rivalersi altrimenti sul debitore (per es., rendendolo schiavo o facendolo imprigionare). Quella amministrativa, in diritto pubblico, sia dell’amministrazione pubblica verso altri soggetti, sia dei funzionarî nei confronti di terzi o dell’amministrazione stessa. C’è poi la responsabilità penale ovvero quella conseguente alla commissione di un illecito penale: nei sistemi giuridici moderni (e in particolare nel nostro sistema costituzionale) è, diversamente dalla responsabilità civile, strettamente personale. 
Si parla di responsabilità internazionale, come rapporto tra lo stato imputabile di un illecito internazionale e lo stato ai cui danni l’illecito è stato compiuto. In un senso più ampio, si ragiona anche di quella politica, in un rapporto di rappresentanza politica, la responsabilità di un titolare di una carica pubblica elettiva nei confronti degli elettori; nel sistema costituzionale italiano, la responsabilità del governo verso il Parlamento, che si concretizza nell’obbligo del primo di dimettersi quando non abbia più la fiducia del secondo.
Più in generale si vuole indicare la condizione di chi è responsabile, per comportamenti, azioni o discorsi che di per sé non rappresentano un reato, di situazioni o accadimenti politici, economici o sociali.
Ed è questo il riferimento che permette alcune riflessioni legate alla nostra attualità. Nelle difficili e sinora inconcludenti consultazioni per un nuovo governo, tutti si appellano alla responsabilità altrui, al senso di responsabilità che gli altri devono mostrare, dando per scontato qualcosa di assolutamente non provato: la propria responsabilità parallela e concorrente con quelle degli altri. Di responsabilità parla anche il Quirinale, richiamando però tutti gli esponenti politici alla responsabilità che deriva dal mandato ricevuto dagli elettori e quindi alla necessità costituzionale di trovare una soluzione al rebus del governo del paese, pur in una situazione inedita e di assenza di una chiara indicazione dei cittadini. Anzi, andrebbe sottolineato, proprio perché questa è la situazione, il richiamo alla responsabilità assume connotati e dimensioni nuove!
Il gioco a rimpallo attuato sino ad ora dai leader delle forze principali allontana ogni soluzione e pone seri dubbi sulle possibilità future. Soprattutto viene disatteso quel senso di responsabilità sempre invocato ma mai praticato realmente e che riguarda non la politica politicante, quanto piuttosto quella reale, fatta di conoscenza, interpretazione e rappresentanza dei problemi della società, di ricerca e approfondimento delle soluzioni praticabili e possibili.
Ed appare singolare che a disattendere questo fondante ed elementare dato siano proprio coloro che si richiamano al nuovo, al sovvertimento della vecchia politica, allo scardinamento del malaffare e che appaiono ogni giorno sempre più infeudati alle logiche spartitorie e partitocratiche di un tempo. Come a dire che non abbiamo ancora assistito al vero sovvertimento del vecchio ordine politico e che i nuovi leader sono ancora espressione sostanziale delle vecchie logiche al di là di slogan, parole d’ordine, proposte per così dire innovative.
Quel che sta cambiando, nonostante tutto è il paese e la mobilità elettorale ne è la prova evidente. Non ci sono più rendite di posizione e gli elettori stanno cominciando a mettere alla prova programmi, proposte e capacità e a mutare opinione con estrema facilità misurando i risultati lontani ormai da condizionamenti ideologici. Non è ancora dato sapere quale sarà l’evoluzione di questo fenomeno, ma trovare nuovi modi di rappresentare è la vera sfida e lo spartiacque per il superamento definitivo della cosiddetta seconda repubblica!

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