La parola della settimana

Stallo
di Roberto Mostarda

Il termine di questa riflessione appartiene a quelle parole dai molteplici significati anche tra loro lontani, ma che nel parlar comune finiscono con l’individuare soprattutto una fattispecie. Dunque stallo, viene dal germanico stall, da cui anche stalla. Può significare anche un ampio sedile di legno, per lo più dotato di braccioli e spalliera, disposto in serie di varî elementi, spesso artisticamente pregevoli, allineati a formare un complesso in cui siedono, soprattutto in edifici civili e religiosi medievali e rinascimentali, i membri di un organo collegiale. Può anche indicare ognuno degli scomparti, disposti in file e facenti parte di una struttura al chiuso o all’aperto, in cui vengono tenuti animali di piccole e medie dimensioni.

Esistono poi definizioni tecniche, come quella di una sottostazione elettrica ad alta tensione,  dove identifica l’insieme delle apparecchiature e dei conduttori (sezionatore, interruttore, trasformatore, scaricatori, trasformatori di misura, sbarre di collegamento, ecc.) collegati a una linea in arrivo o in partenza, rispettivamente a valle, o a monte, delle sbarre di connessione tra le varie linee. Ancora si fa riferimento ad un antico tipo di forno metallurgico, caratterizzato da una piattaforma a doppia pendenza limitata all’esterno da pareti in muratura: forni di questo tipo sono ancora talvolta usati per operazioni di arrostimento di alcuni minerali (per es. siderite) e per la preparazione del carbone di legna. In fluidodinamica, la caduta di portanza di un sistema portante qualsiasi (vela, pala di un timone). In aerodinamica, la caduta di portanza di un’ala dovuta al distacco della corrente fluida dal dorso che si presenta quando si sorpassa l’incidenza critica. In un compressore, anomalia di funzionamento dovuta al distacco dello strato limite in una o più palettature, che comporta maggiori possibilità di caduta in pompaggio, nonché oscillazioni della corrente fluida che si trasmettono tra le palettature.

Stallo può anche indicare lo stare in un luogo; una sosta, una dimora (in senso astratto); cessare stallo, cessare di stare in un luogo, quindi allontanarsene.  Nel gioco degli scacchi, posizione del Re del giocatore che ha la mossa, quando, pur non essendo sottoposto a offesa nella casa in cui si trova, dovendo di necessità essere mosso, non può occupare altra casa senza esporsi alla presa da parte di un pezzo avversario (caso in cui la partita è patta). 

Evoluzione di questa precedente definizione, si parla di posizionesituazione di stallo, e assolutamente di stallo, condizione di attesa e d’inazione forzata, soprattutto per non avere vie d’uscita o soluzioni alternative e risolutive. Accade soprattutto: in una trattativa politica, economica, sindacale, e in condizioni simili.

Quest’ultima considerazione ci porta alla situazione che si è venuta a creare nel quadro politico nazionale alle prese con la crisi scaturita dal risultato elettorale. Ecco allora che ci avviciniamo al più consueto e comprensibile significato della parola.

E’ evidente infatti che le posizioni inconciliabili o fortemente critiche di molti degli esponenti dei partiti e dei movimenti emersi dal voto siano finite in un’oggettiva situazione di blocco, di criticità. In una parola, ovviamente, di stallo. Un risultato che nasce dalla incapacità di ogni leader che si sussegue nel tempo di conciliare le diversità, comporre gli interessi, alla ricerca di punti d’unione o quantomeno di intesa.

Nessuna analisi è stata fatta sulle possibili evoluzioni e sui possibili scenari. Tutti fermi leader ed esponenti sulle proprie posizioni, arroccati sui propri diktat, non pongono in essere alcun elemento di dialettica alla ricerca di una sintesi attendibile e condivisa. Quale peraltro verrebbe ad essere necessaria stante la divisione del Parlamento e la oggettiva inconciliabilità almeno sinora manifestatasi nelle consultazioni dinanzi al presidente della Repubblica.

Una situazione assolutamente vuota e carica di negatività della quale peraltro nessuno sembra rendesi conto in modo adeguato portando al riproporsi di comportamenti, scenari, battibecchi a distanza che sembravano archiviati dalle nuove leve della politica e dal loro sbandierato rifiuto delle forme che essa una volta assumeva e proprie a loro dire di una fase ormai superata. Privi però di questi strumenti collaudati e incapaci di crearne di nuovi stanno conducendo il paese alla paralisi istituzionale, senza neppure avvedersi di quelli che sono i vincoli internazionali che comunque richiedono prese di posizione, scelte, assunzioni di responsabilità che non possono essere rinviati al dopo con o senza un nuovo governo nel pieno delle sue funzioni. Un combinato di elementi che allontana anche un ritorno alle urne ormai richiesto ogni giorno come via di uscita da più parti. Il rischio è che in omaggio al detto secondo il quale in Italia non vi è nulla di più stabile del provvisorio, il paese resti in un limbo che ne potrebbe pregiudicare la pur timida ripresa e accentuarne le criticità sociali e politiche. Una responsabilità che sarebbe opportuno evitare assumendo invece quella di dare compiutezza alle indicazioni dell’elettorato per come si è espresso e non per come avrebbe dovuto esprimersi secondo gli esegeti del nuovo che avanza!

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