La parola della settimana

Liberazione

Solo in parte e non rituale il riferimento al 25 aprile che oggi si celebra a 73 anni dalla conclusione della seconda guerra mondiale nel nostro paese e dalla fine del fascismo! Momento fondante della Repubblica e della nostra democrazia. Qualche riflessione, come sempre è opportuna alla luce di come il nostro paese si è evoluto e sviluppato in questi decenni.

Partiamo come sempre dalla parola chiave: liberazione.

Per il dizionario indica l'atto o il fatto di liberare, di liberarsi o di essere liberato da qualcosa (un male, una soggezione, un vincolo, una costrizione, un controllo). Per estensione si parla anche di liberazione anche da ciò che opprime moralmente , spiritualmente, socialmente.

Esistono poi anche altri significati scientifici o tecnici dove il termine indica il separarsi di un elemento da un altro o di un composto da un altro corpo, o ancora il formarsi allo stato libero di una molecola, di un atomo quasi sempre a seguito di eventi di natura chimica. In fisica si intende invece il rendersi disponibile di forme di energia.

In linea generale, si parla di liberazione in riferimento storico alla sconfitta del nazifascimo in Europa e in Italia. Proprio in questo ambito occorre riflettere, al di là di facili e scontati schematismi ideologici, per comprendere se quella liberazione si è realmente compiuta nel tessuto nazionale oppure, al di là della retorica ripetizione di slogan, molto resti ancora da fare sulla strada di una vero e totale affrancamento!

Se si guarda semplicemente ad alcuni indicatori generici a nessuno verrebbe dubbio sulla nostra disposizione alla libertà e alla democrazia. A dimostrazione di questo si riportano gli esempi delle grandi lotte per i diritti, gli esercizi elettorali, referendari e via dicendo. Insomma siamo certamente un paese di democrazia compiuta.

Se però proviamo a guardare in trasparenza i decenni di vita democratica e i risultati davanti ai nostri occhi, certamente qualche sensazione di straniamento emerge. La crisi della politica ormai non solo conclamata ma reale è palpabile e ci da' certamente la misura di questa democrazia.

Alcune spinte populistiche - non solo in Italia - manifestano un evidente disagio sociale verso metodi e atti della politica e questo non può che far riflettere, perché manifestano la preferenza apparente verso forme di decisionismo o dirigismo (della serie qualcuno deve decidere e chi usa poche parole mostra di saper decidere e questo al di là dei risultati effettivi) che sono in radice la negazione stessa del principio di democrazia quale rappresentanza della volontà popolare.

 Non sfugge allora che qualche rimando a quel che voleva dire in quei lontani anni è opportuno come anche ripercorrere i valori in gioco per riaffermarne la vigenza oggi. È questo anche in relazione alle mutate condizioni della comunicazione e del modo nel quale si formano opinioni e posizioni dei cittadini per tradursi in scelte politiche.

Liberazione allora cosa vuol dire? Affrancarsi da vincoli odiosi, da costrizioni innaturali, da compressioni della propria volontà ma anche non farsi "intortare" da ciarlatani ed affini che sono nei secoli la costante più consueta e dannosa. Vuole dire farsi una propria opinione senza essere assordati da slogan, corbellerie, certezze apodittiche, formule magiche e soluzioni mirabolanti. Sapersi porre le domande e trovare con pacatezza le risposte adeguate alle esigenze, in una parola essere liberi nel senso più pieno del termine.

Accade questo nel nostro paese? Se da uno sguardo sommario ci inoltriamo nella realtà ci accorgiamo di qualche scricchiolio. Cosa vogliono i cittadini: essere componenti di una società dove ognuno può scegliere cosa essere e cosa fare ed essere rispettati per questo, nel rispetto degli analoghi diritti dell'altro! Lo vediamo realizzato: difficile dire che sia così. Ogni forma di consenso facile, di raggruppamento di massa, ogni parola d'ordine ripetuta in modo acritico, ogni ostracismo, ogni faciloneria nel giudicare il prossimo, ogni forma di condanna aprioristica ci allontana da questo! Ogni considerarsi i soli, gli unici che capiscono e che sanno dare indicazioni ci allontana da questo! Tutto ciò ci rende meno liberi!

Ecco allora che sembra attuale tornare a quei semplici appassionati elementi di liberazione che costituiscono i pilastri della nostra democrazia, liberandoci da orpelli, facilonerie, furbizie! Tornando soprattutto a quella "intelligenza degli avvenimenti" di morotea memoria che sola ci può aiutare nel cammino ancora lungo per una compiuta e vera democrazia e non per quella sorta di immagine che essa ancora è per molti aspetti. Le basi ci sono. E sono solide. Occorre rafforzarle!

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