La parola della settimana

Consultazione
di Roberto Mostarda

E’ in certo senso d’obbligo, occupando queste righe in attesa dell’incontro dei leader di partiti e movimenti con il capo dello Stato per esaminare la situazione nata dal voto di un mese fa alla ricerca di soluzioni di governo, parlare della parola che da sempre, almeno dalla nascita della Repubblica per quel che ci riguarda, occupa sempre le cronache politiche. Ci riferiamo al termine consultazione. Vocabolo di derivazione latina, indica l’atto del consultare o il consultarsi con qualcuno. Può anche descrivere l’analisi di un catalogo, di un codice, di dizionarî, enciclopedie, bibliografie, atlanti e simili. Nelle biblioteche, sovente si trovano le opere di consultazione tenute a disposizione dei lettori senza che questi ne debbano fare richiesta e allo stesso tempo è di consultazione che si parla indicando la sala a questo fine predisposta oltreché l’atto stesso del consultare.

Si consulta anche per un parere un medico, un avvocato, un perito. In questo caso si utilizza il sostantivo derivato di consulenza. Si parla poi di consultazione popolare quale istituto giuridico per cui il popolo di un determinato stato o territorio è posto in grado di esprimere la propria opinione o volontà mediante un plebiscito, un referendum, o attraverso elezioni generali. In queste fattispecie si parla di consultazione elettorale.

Nella sua essenza consultazione indica l’azione con la quale ci si rivolge ad altri per “chiedere consiglio”.  Ossia l’interrogare una persona o un collegio di persone per averne un parere, un giudizio, una risposta su determinate questioni che possono essere le più varie e nei campi più disparati dell’agire umano. Si pensi infatti oltre al significato più comprensibile anche la consultazione di un oracolo, di una chiromante, di un astrologo (l’oroscopo).  Riferito a libri e simili si usa la forma verbale nel senso di esaminarli per una ricerca, dunque consultarli. Ma si può anche consultare un orario ferroviario o aereo, un elenco telefonico (ormai cosa d’altri tempi). Più anticamente, si diceva nel senso di esaminare diligentemente, ponderare, dibattere una questione. Vi è poi il senso di riflessione reciproca, ossia il consultare un’altro vale a dire consigliarsi l’un l’altro, tener consiglio, discutere in comune una questione.

In buona sostanza, nel consesso umano, nell’ambito lavorativo, nella politica in soldoni, il consultare, avere cioè consultazioni con qualcuno, vuol dire analizzare in modo appropriato e approfondito una situazione, un problema, un argomento. La consultazione può essere fine a se stessa per il semplice bisogno di avere un parere diverso, oppure essere avviata e condotta allo scopo di affrontare e possibilmente avviare a soluzione una questione.

Questo il significato più proprio che siamo abituati a sentire e a pensare quando dopo un appuntamento elettorale, secondo la nostra Costituzione, il presidente della Repubblica deve avviare e condurre consultazioni con i partiti rappresentati in Parlamento per sondarne le idee, le posizioni in vista della soluzione alla crisi che inevitabilmente porta con sé il dopo voto. Con un duplice ancorché non dichiarato intento: trovare una possibile maggioranza di governo pur nella complessità che a volte i risultati elettorali portano con sé.

Nel caso delle consultazioni politiche, le norme costituzionali indicano la finalità che il capo dello Stato deve perseguire: identificare la maggioranza in grado di governare  e le linee portanti di un programma condiviso se le forze in campo appaiono distanti ma non inconciliabili. Prendere atto che questa finalità è stata raggiunta e sciogliere il nodo incaricando chi ha saputo creare le condizioni di una possibile governabilità per la formazione del nuovo esecutivo. Tentativo che può essere ripetuto ma non all’infinito. Oppure, prender atto della impossibilità di un governo e di un accordo tra forze politiche disponendo a quel punto il ritorno alle urne.

Un cammino non lineare perché anche in caso di esistenza di un’intesa, il confronto del presidente del consiglio incaricato con i partiti può non portare ad una soluzione  e quindi far tornare indietro il meccanismo e avviare il percorso elettorale.

Certo l’esperienza mostra chiaramente come le consultazioni in sé non svolgono se non in modo molto epidermico quel ruolo di chiedere e trovare consiglio. Come si sente spesso argomentare la funzione del capo dello Stato è più notarile che sostanziale ossia accordi, intese programmatiche e via dicendo devono essere raggiunte tra delegazioni e leader. Tuttavia l’evoluzione di questi anni ha fortemente rafforzato la funzione di moral suasion del capo dello Stato che è sempre meno arbitro e sempre più artefice del cammino delle stesse consultazioni e della finalità di dare al Paese un governo stabile e forte. Un ampliamento reso opportuno, per non dire necessario, dalla perdita di peso dei partiti presso l’opinione pubblica, dalla crisi della politica e dalla necessità di un forte ancoraggio alle regole della Costituzione che in sostanza devono essere alla base dell’autorevolezza del futuro esecutivo per consentirgli di lavorare in ossequio al mandato popolare ma anche nel rispetto delle regole della convivenza civile, cardine della carta fondamentale.

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