La parola della settimana

Alleanza
di Roberto Mostarda

Inevitabile, nel dipanarsi del dopo elezioni, che il tema e il confronto in merito diventi preponderante e continuo, pur nell’alternarsi e moltiplicarsi di distinguo e reciproche diffidenze. Soprattutto per il risultato del voto che non indica con chiarezza responsabilità di governo e di opposizione e lascia, per così dire, aperte diverse strade e possibili opzioni.

Dunque è alleanza la parola  sulla quale porre l’attenzione. Il termine entra nella lingua italiana anticamente dal francese alliance. Secondo l’Enciclopedia Italiana, si riferisce ad un’intesa genericamente, all’unione, all'associazione di più persone o di più enti di qualsiasi natura per un determinato scopo comune. In senso più rigoroso e giuridico, è una società tra due o più stati, i quali, o indefinitamente (alleanza permanente) o per un periodo di tempo predeterminato (alleanza temporanea), si obbligano reciprocamente a prestarsi aiuto, o con tutte le loro forze o in dati modi, per il raggiungimento di scopi politici.

Caratteristica dell'alleanza – prosegue il testo – è appunto quella di avere un contenuto politico, sia che l'alleanza sia diretta a effettuare tra stati associati una politica generale comune (alleanze generali), sia che si proponga soltanto il raggiungimento di risultati politici determinati (alleanze particolari o speciali). Per questo suo carattere politico l'alleanza si distingue dagli altri tipi di associazione e collaborazione tra stati; mentre la promessa di reciproco aiuto e la determinazione della misura e forma di esso differenziano l'alleanza dai semplici patti di amicizia e di mutuo rispetto.

La natura e l'entità del reciproco aiuto, promesso nel patto di alleanza, sono altrettanto disparate, quanto lo sono gl'interessi politici degli stati. Talvolta il concorso, che sta a base dell'alleanza, impegna tutta l'attività di politica estera degli stati alleati e, in caso di bisogno, tutte le rispettive loro forze militari; altre volte, invece, l'aiuto promesso è circoscritto o dalla limitazione dello scopo da raggiungersi insieme, o dalla misura del contributo (che, per esempio, in caso di guerra, potrebbe limitarsi a tollerare il passaggio delle forze militari dell'alleato sul proprio territorio, o a fornirgli strumenti di guerra, o a dargli altra forma di aiuto indiretto). Perciò, a seconda della misura del contributo, parecchi scrittori distinguono tra alleanza comune e alleanza accessoria, tra parti principali e parti secondarie di un dato conflitto bellico.

Per estensione si parla di alleanze anche in relazione all’unione fra partiti, enti, organismi varî, costituita per il conseguimento di scopi comuni. Esistono così quelle elettorali, quelle parlamentari. Si tratta sempre di forme che nascono per  ragioni di necessità o di opportunità, tra forze politiche o schieramenti parlamentari divisi tra loro per diversità di tradizioni e d’indirizzo. Esiste anche l’uso di dare questo nome a formazioni o movimenti politici, come anche  a gruppi di associazioni politiche, di carattere religioso, umanitario, sociale, cooperativistico.

Rimanendo nell’alveo più generale e con riguardo alla nostra riflessione sulla quotidianità politica nazionale, appare inevitabile che forze e movimenti politici dovranno trovare una soluzione allo stallo evidente dei risultati, cercando di immaginare proprio “alleanze” che nasceranno da posizioni divergenti se non lontane anni luce, da distinguo e ostracismi reciproci, da vecchie ruggini e incompatibilità sbandierate durante la campagna elettorale. La cosiddetta quadra non sarà né semplice né facile ma lo sforzo dovrà essere diuturno e da parte di tutti.

A chiederlo, al di là e dopo il voto, è infatti la evidente volontà dei cittadini italiani di cambiare, modificare, un assetto politico e parlamentare che sembrava sinora immodificabile. Le strade da percorrere, dunque non potranno essere le solite, i riti consunti e superati dei decenni passati. Si naviga in buona sostanza in terra incognita con il solo bagaglio della Costituzione e della sua capacità di affrontare il nuovo. Guai a pensare di immaginare modifiche della carta che non siano plausibili, possibili o comunque funzionali al miglioramento e all’ammodernamento dello Stato . Si perpetuerebbe il vizio di procedere per maggioranze e con forza momentanea, dimenticando il disegno complessivo e la sua tenuta a garanzia di tutti. Unico bene supremo da non dimenticare e sul quale furori ideologici o infatuazioni populiste non devono avere spazio a difesa della convivenza democratica e pacifica.

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