La parola della settimana

Trattativa
di Roberto Mostarda

Lo scenario che la quotidianità politica post elezioni ci propone apparirebbe più adeguatamente delineato da un altro termine, ossia “lotteria”, tuttavia per cercare di mantenere comunque un approccio realistico e costruttivo, la parola scelta questa settimana è trattativa.

Con essa si indica in  generale la fase preliminare e preparatoria di un contratto, di un accordo, di un patto o di un trattato, nella quale con una serie di incontri e di colloqui, di discussioni, di proposte e controproposte, se ne concorda la forma definitiva. Molteplici sono le forme e gli ambiti nei quali si può essere per così dire in trattativa. Altrettante le fattispecie che possono descrivere lo stato delle cose. La trattativa può essere diretta, laboriosa, difficile, fallimentare, privata o riservata. In questo caso nel diritto amministrativo, si indica quella che si istituisce tra pubblica amministrazione e ditte private, ammessa in via eccezionale per l’inadeguatezza delle vie ordinarie. La trattativa può essere internazionale come quella che caratterizza quelle svolte tra due o più stati per arrivare alla conclusione di un trattato Esistono poi trattative sindacali, economiche, politiche ossia tra sindacati e datori di lavoro, tra enti economici, tra partiti politici.

Fra i vari momenti che precedono la conclusione di un contratto, di un accordo è proprio la fase della trattativa ad assumere un rilievo speciale, quella cioè degli atti cosiddetti preparatorî o preliminari attraverso i quali si elabora la definitiva proposta contrattuale. Il carattere delle trattative è che esse non sono impegnative: cioè non importano un vincolo per l'ulteriore contrattazione. Gli antichi scrittori indicavano tali rapporti precontrattuali col termine tractatus, propositiones conventionem antecedentes e in tedesco definiti Handlungsvorschläge.

Le prime tracce di una definizione precisa in materia si trova già negli scrittori di diritto comune, con particolare attenzione alla particolarità della trattativa che, a differenza della proposta definitiva che, accettata, porta alla conclusione del contratto, non sono un elemento della formazione del rapporto contrattuale. La volontà nelle trattative è diretta alla elaborazione di un progetto di contratto (o di alcuni punti di esso); chi intavola trattative in sostanza non vuole il contratto, ma vuole solo prepararlo.

Vi è questione se si debba ammettere dal punto di vista del diritto, una responsabilità per rottura delle trattative nei periodi precontrattuali anteriori a una vera e propria proposta. Occorre distinguere il caso in cui tale recesso è avvenuto in tali forme e circostanze da costituire un atto illecito, dal caso in cui una parte recede dalle trattative intavolate anche senza addurre un giustificato motivo: nel primo caso il recedente incorre in responsabilità extracontrattuale, nel secondo non si può de iure condito ammettere che incorra in responsabilità.

È del resto anche nella coscienza sociale e nella pratica quotidiana - secondo il dizionario - la convinzione che le trattative si conducono a proprio rischio e pericolo: una diversa soluzione porterebbe a una dannosa remora delle iniziative dirette a intavolare contrattazioni. Una tale responsabilità è anche estranea al diritto romano.

Al di là del diritto, e ritornando all’assunto iniziale, tra i leader politici è in corso quello che potrebbe definirsi una sorta di gioco dei quattro cantoni dove ognuno lancia profferte più o meno significative tentando di stanare i contendenti e ad ogni passaggio cambia la posizione di ognuno di essi. Un vero e proprio confronto a distanza dove nessuno scopre veramente le carte e annuncia aperture ma sempre collegate a chiusure, veti o distinguo. In altri termini assistiamo a quella che in terminologia calcistica o sportiva in genere si chiama “melina”. Tutti agiscono per così dire a carte coperte in una vera e propria sfida, un gioco di posizione, dove è molto difficile intravedere elementi coerenti e comprensibili o indicativi del tipo di soluzione che si vorrebbe proporre per garantire stabilità parlamentare e conseguente governabilità.

E in questo senso riappare il senso più proprio del termine, ossia l’agire per accordarsi, trovare un ‘intesa, non assumendo sostanzialmente alcun impegno in tale direzione, ma privilegiando piuttosto il tentativo in sé di capire le ragioni altrui e coniugarle se possibile. Altrimenti prendendo atto del fallimento della trattativa e dell’impossibilità di un accordo, mantenendo sia libertà di azione che di tentare nuove strade. Un esercizio dialettico, insomma, che potrebbe anche essere fine a se stesso. In particolar modo nella situazione attuale fatta di premesse non conciliabili e di posizioni e programmi altamente divergenti. Se a questo si aggiungono distinguo, prese di posizione ideologiche o simili, il risultato è tutt’altro che scontato ed anche il suo esito, positivo o negativo!

 

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.