La parola della settimana

Gelo
di Roberto Mostarda

Potrà sembrare ovvio o scontato, ma la scelta della settimana è certamente legata all’ondata di maltempo e di temperature artiche o siberiane a seconda delle preferenze che hanno investito l’Europa e l’Italia trasformando gran parte della penisola in una gigantesca ghiacciaia. Una scelta però che si lega, come vedremo più avanti, anche alla nostra attualità politica e sociale.

Dunque  gelo, derivato dall’antico termine gielo e dal latino gĕlu. Nel linguaggio di tutti i giorni con questo sostantivo si indica il freddo intenso, con temperature inferiori o appena superiori a 0 °C. In meteorologia, peraltro sono indicati come giorni con il gelo  quelli con temperatura minima uguale o inferiore a 0 °C e massima superiore a 0 °C, mentre sono giorni di gelo quelli nei quali la temperatura si mantiene sotto 0 °C.

Nel suo significato concreto gelo indica anche il ghiaccio, la brina (termine più aulico e poetico), la formazione derivante dall’effetto fisico delle basse temperature sull’acqua sia proveniente dalle nuvole, sia presente a terra. Nella sua dizione più antica, ricordata prima di gielo, appare per indicare quella crosta di zucchero, la glassa che ricopre spesso i dolci

Esiste anche un significato traslato, nel quale si indica con il termine gelo l’impressione di freddo interno dovuta a forti emozioni, o determinata da particolari situazioni o condizioni. Ecco allora che si dice sentirsi un gelo, gelo nelle ossa, nel sangue. Dante sottolinea proprio parlando del sangue “sentì di morte il gelo”. Ancora,  dare un senso di gelo vuol intendere il comunicare tale impressione per così dire “gelata”.

In senso antitetico, si intende la mancanza di calore, di simpatia, di cordialità e simili. Ecco allora che si avverte il gelo in un ambiente, tra persone che vivono o lavorano insieme, nei sentimenti reciproci e via dicendo. Con funzione attributiva, è frequente la locuzione di gelo come, freddissimo, gelido, con usi figurati che si precisano nei diversi contesti: diventare,  farsi di gelo, diventare pallidissimo per paura o per una dolorosa impressione (o anche, assumere un atteggiamento distaccato, rigido, impenetrabile. Più ancora si può indicare con esso l’atteggiamento dell’essere insensibile, avere un temperamento estremamente freddo. In termine scientifico chimico il gelo si indica con la parola “gel”. In geologia, il gelo fondamentale, o il gelo bruno umico, nella petrografia dei carboni, è sinonimo massa fondamentale.

Parlavamo del contesto politico e sociale. Indubbiamente da una non campagna elettorale ormai alle ultime battute fatta di incomunicabilità, di stolida indifferenza non al contendente ma al popolo italiano, squilibrata per un paese che, incredibilmente, è molto più avanti della sua classe politica ancorché confuso e alla ricerca di un punto di riferimento, la sensazione più palpabile che si può descrivere è proprio quella che l’atmosfera di questi giorni rende sensibile ed evidente: gelo.

E’ gelo quello che emerge dalla genericità dei programmi, delle proposte, gelo l’assenza di empatia tra esponenti politici e gente comune, se si eccettuano le claque ad usum candidati! Gelo la voluta e manifesta assenza di ogni volontà di dialogo anche tra diversi ed opposti! Gelo il riproporsi di vetuste e trite contrapposizioni o il ricorso ai soliti richiami ai pericoli di un fascismo che pur presente in sparute ridotte di adepti, è assai più strumentale alla demonizzazione dell’avversario e nulla ha a che vedere con il confronto su nodi, le emergenze, i temi caldi per la collettività nazionale. Gelo quando l’emergenza migranti viene usata per accusarsi reciprocamente invece di rendersi conto di quel che è possibile fare e non far immaginare “liberazioni” del paese dalle ondate di profughi e di disperazione che il sud del mondo ci invia nell’assenza di ogni impegno dei paesi più sviluppati per un vero sostegno allo sviluppo e non soltanto per lo sfruttamento di materie prime e ricchezze (sembra quasi di essere all’epoca del colonialismo) !

Gelo per la continua, inutile, idiota cantilena delle colpe altrui dimenticando le proprie, mentre non si affrontano realmente i problemi ma si usano soltanto formule accattivanti su singoli problemi, a seconda dell’uditorio, senza un ancoraggio a un disegno complessivo in cui inserirli. Un deserto insomma, ma questa volta non rovente  e di sabbia, ma immoto nel suo gelido aspetto, ingessato dal freddo di un paese che nessuno mostra ancora di capire appieno e che appunto, rispetto al passato restituisce alla politica il gelo dell’indifferenza!

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