La parola della settimana

Cohaerentia
di Roberto Mostarda

Una parola, quella scelta questa settimana, che potremmo definire in questa fase storica, altamente vintage, al punto che ad imperare sembra essere in ogni campo l’elogio del suo esatto contrario. Dunque, coerenza. Il vocabolo discende dal termine latino cohaerentia ed indica in sostanza l’essere coerente, nel significato proprio e figurativo e nelle accezioni specifiche. Vale a dire, in soldoni, l’essere e l’agire in aderenza, in sintonia con le proprie idee o seguendo un percorso mentale e comportamentale che ad esse si rifà e si confà. Si parla dunque della coerenza delle parti, delle idee, fra pensiero e azione.

Ma per esempio anche in botanica si indica la coerenza di organi delle piante; in fisica, di un sistema di unità di misura che consenta di comprendere i fenomeni e la loro logica. C’è allora la coerenza di grandezze, o onde, sinusoidali (in particolare suoni puri o luci monocromatiche) tra le quali esiste una relazione di fase (temporale o spaziale) che non varia (nel tempo o nello spazio); esistono allora le radiazioni coerenti  (elastiche, sonore, elettromagnetiche), costituite da onde coerenti; come anche sistemi in cui le unità di misura vengono scelte in modo che una stessa relazione colleghi la misura delle grandezze derivate a quella delle grandezze fondamentali.

Nella logica matematica, si parla di coerenza di un sistema in cui non è dimostrabile nulla di contraddittorio, quando cioè non sono dimostrabili contemporaneamente un’espressione e la sua negazione.

Il senso più semplice della coerenza è quello di “essere strettamente unito”, letteralmente  “attaccato, come indica il verbo latino co-harere. Ancora si indica anche il fatto di “essere uniti bene”, specificazione che ad esempio nell sutdio dei minerali e delle pietre, si riferisce ad esempio ad una roccia composta di elementi granulari cementati tra loro, e perciò dotata di coesione (pensiamo all’arenaria). Si dice poi coerenza quella di organi strettamente ravvicinati così da sembrare saldati insieme, pensiamo alle piante o comunque ai materiali anche viventi.

Se passiamo ad un’analisi più concettuale, possiamo dire che l’essere coerenti vuol dire non essere in contraddizione. Ad esempio di un’idea coerente al sistema, di una persona coerente con se stesso o con le proprie opinioni. Ne discende anche il preciso e assoluto significato di persona fedele ai suoi principî o che agisce in modo conforme al proprio pensiero. Così, dal pensiero si evince anche la capacità ad esempio, nel fare un discorso di condurre un ragionamento coerente, una linea di condotta coerente con le premesse che ci si è dati, con le indicazioni teoriche alle quali si fa riferimento, con il senso complessivo del proprio pensare ed elaborare.

Coerentemente a queste premesse, allora, come spesso accade ci rifacciamo alla nostra situazione nazionale, il cui primo fotogramma mostra l’assoluta incoerenza del tutto che ne é la massima espressione, quella più calzante, e forse la ragione stessa del come siamo e ci comportiamo.

Perché il ragionare, il parlare, il comportarsi in sintonia, in accordo, in coerenza con i punti di partenza nei quali si esprime la nostra società mostra ineluttabilmente il verificarsi del principio di incoerenza. E stupisce in questa realtà la non comune capacità del paese nel suo insieme di essere ancora in piedi, pieno di acciacchi, ma ancora vitale.

Basta pensare alla nostra vita politica, a come i politici rappresentano i cittadini e il loro sentire e lì cominciano i guai. La legislatura in corso, ad esempio, è quella che più di ogni altra dall’inizio della repubblica ha visto cambiamenti di casacca, di lista, di partito. Almeno il 45 per cento del Parlamento è stato intaccato da questo fenomeno che possiamo serenamente definire di mancanza di coerenza, quanto meno. Anche se le affermazioni perentorie degli incoerenti sono improntate al contrario: alla necessaria coerenza del proprio agire in ossequio alle proprie scelte. Dunque secondo questa lettura, l’incoerenza manifesta potrebbe in realtà nascondere una incredibile coerenza e incrollabile aderenza al proprio compito e alle proprie idee. Molteplici episodi e numerose vicende ci fanno pensare però che più che di coerenza si tratti di qualcosa di meno nobile: cioè di opportunismo, malattia senile dell’incoerenza!

C’è poi l’incoerenza o mancanza di coerenza dovuta alla superficiale analisi delle cose, o meglio ancora alla saccente superficialità mascherata di leaderismo. Il caso più clamoroso, ancora una volta, pur in un ambito di primi della classe ci viene in mente quando pensiamo alle ultime di Di Maio e di Berlusconi. L’aspirante premier cinquestelle ha affermato di recente che il movimento si avvia a vincere le elezioni e a governare il paese. Tuttavia .... se non dovesse raggiungere il 40 per cento dei voti (attualmente si trova intorno al 28) si adatterà ad allearsi con chi ci sta! Primo premio all’incoerenza. In un attimo ha distrutto il caposaldo grillino dell’andare orgogliosamente da soli, ha mostrato il timore di aver esagerato nel trionfalismo e ha aperto le porte ad un trasformismo pratico questo sì assolutamente coerente con il sistema che si vuole abbattere. Dunque dov è la diversità!

Per l’ex cavaliere, potremmo dire, si tratta di incoerenza necessitata. Nell’ipotesi di uno stallo post voto, ha osservato, si potrebbe rimanere con Gentiloni al governo e poi andare a nuove elezioni. Incoerenza tattica dunque, legata a scenari che si spera di evitare e se da affrontare meglio farlo senza mettere le mani al governo.

Ultimo esempio, quello degli scissionisti pd. Per essere coerenti all’idea e alla loro idiosincrasia verso il renzismo farebbero  patti con chiunque! Ma qui siamo in un caso emblematico di una nuova condizione patologica per dare risposta alla quale non basta un’analisi lunga un articolo, ma occorre fare riferimento ai testi più importanti della psicoanalisi!

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