Candidato
di Roberto Mostarda

La scelta di questa settimana privilegia un termine che diviene di interesse pubblico in occasione di eventi elettivi di qualsiasi ordine, grado ed importanza, sia pubblica che privata. Candidato allora è parola derivata dal quasi identico termine latino candidatus il cui significato immediato è intuitivamente quello di "vestito di bianco», secondo l’uso di Roma antica per coloro che aspiravano a una magistratura.
Nel nostro tempo ci si riferisce praticamente a chiunque si proponga di arrivare ad un incarico elettivo. In buona sostanza è definito candidato chi aspira o è proposto per una carica pubblica o un grado accademico; chi si presenta a un esame o a un concorso. Così alle Camere l'atto con il quale si verra' indicati in una lista alle elezioni politiche. Allo stesso modo la parola si attaglia a chi si presenta alle amministrative, alle regionali), designazione fatta dai diversi partiti attraverso
la presentazione di liste di candidati ma ci si può candidare anche a qualsiasi incarico di natura elettiva sia in ambito pubblico che privato.
Quel che salta immediatamente all'attenzione è il valore intrinseco alla parola nella sua accezione più propria, è altamente significativa di "vestito di bianco". Nell'antica Roma, chi ambiva ad un incarico o ad un alto ufficio, doveva dunque vestirsi di bianco, con ciò lasciando intendere il valore sotteso a questo gesto pubblico: la propria onestà, la propria pulizia morale e da ciò l' indicazione del proprio modus agendi nel caso dell'assunzione del ruolo o dell'incarico al quale si concorre, si aspira, ci si propone.
Non un gesto simbolico, dunque, piuttosto l'assunzione di un impegno, di una fiducia che si trasmette e che si vuole far comprendere a quanti sono chiamati alla scelta, elettorale o di altro tipo. Una promessa cioè che iella veste rimanga tale, bianca, e dunque confermi la scelta compiuta.
In un mondo ipotetico, fondato sui valori etici, un tale gesto assumerebbe i contorni di una vera e propria autorevolezza legata alla bianca onestà di cui si è portatori e della quale si vuole essere testimoni nell'espletamento del proprio ufficio al quale si viene chiamati.
Nel mondo reale, quello nel quale ci poniamo come sempre dinanzi per capire e comprendere il valore delle parole, appare di tutta evidenza l'improbabilità di una simile condizione. L'esperienza dimostra che i valori etici ai quali ci si riferisce non fanno parte della stragrande maggioranza di quanti ritengono di candidarsi. Non intendiamo generalizzare ma è difficile ritenere che il candore possa essere parte dei tempi che viviamo e della società nella quale viviamo. Quanto meno potremmo trovarci di fronte ad un valore relativo, o relativizzato, lontano cioè dal modello al quale in linea teorica si può fare riferimento.
Resta però nell'immaginario collettivo, il bisogno, la ricerca di una pulizia che faccia premio in politica e nelle dinamiche sociali. Ed ecco allora che si va alla ricerca di quello che la saggezza antica definirebbe il "meno peggio" tra i possibili destinatari di una scelta. Una scelta inevitabilmente al ribasso e non molto soddisfacente, ovviamente realistica e disincantata.
In questi giorni abbiamo assistito ad una serie di auto candidature in vista delle future elezioni politiche. Un'improvvisa accelerazione dopo la morta gora di questa estate. Una dimostrazione ulteriore del cattivo stato di insieme del nostro vivere. Siamo sicuri che serenamente e pacatamente - come osservava in una sorta di refrain un noto conduttore televisivo - quanti si auto candidano sarebbero candidabili e una volta candidati eleggibili con le premesse di cui sopra? La risposta è tristemente negativa. Anzi l'esistenza di qualche ombra su quel bianco candido non sembra costituire un elemento negativo, anzi! Spesso diviene dimostrazione di saper vivere e "navigare "! Come dicevamo uno scenario ed un trend al ribasso.
C'è da sottolineare poi che l'auto-candidatura, al di là dell'ovvia considerazione di una autoreferenzialità di chi la compie, manifesta il forte distacco della realtà da quell'idea di onestà e disinteresse ipotetici. La saggezza popolare insegna che è il candidare qualcuno il valore in campo, non l'autocandidarsi! Perché candidare contempla la scelta di qualcosa della quale si ha fiducia, di qualcuno al quale si intende dare fiducia. Scegliere invece qualcuno che si proclama e si presenta, richiede di dare fiducia a quello che viene proposto con tutte le cautele e i dubbi del caso. Siamo cioè molto lontani da quella ipotetica condizione dalla quale siamo partiti con queste considerazioni, pur consapevoli di come totale candore e totale disinteresse facciano parte di un'aspirazione che difficilmente si realizzano e si riscontrano nella realtà!
Una realtà che sembra contagiare e condizionare anche chi si presenta come nuovo e soprattutto diverso dal passato, portatore di un modo diverso di fare politica e rappresentanza. Senza tuttavia accompagnare a questa dichiarazione di intenti, la trasparenza e la chiarezza di comportamento che sarebbero necessarie a dare forza alla proposta. Un handicap che inficia totalmente la novità è la stessa rappresentanza e che tristemente accomuna a quel vecchio al quale ci si intendeva opporre! Senza speranza! Il nuovo che avanza sa già di vecchio e non del migliore!

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