Fattore
di Roberto Mostarda

Il termine di questa settimana presenta numerosi e diversi ambiti di significato. Deriva dal latino factor, sostantivo legato al verbo facĕre, ossia fare, agire. In linea di massima indica, appunto, chi fa, il facitore, il creatore. Può riferirsi al direttore di un’azienda agricola (fattore di campagna). Anticamente. il termine fu usato con significato più largo, di amministratore in genere, di agente di commercio, e con altre accezioni più particolari.
In zoologia indica un esemplare animale selezionato per la riproduzione (campo nel quale si usa anche al femminile nel sensi di fattrice). Può anche delineare la sostanza di un elemento che concorre a produrre un determinato effetto o risultato. Si pensi ai fattori della ricchezza, del progresso, della storia, come anche a quelli che provocano ad esempio la delinquenza minorile. Si fa anche riferimento ad esempio al fattore corruzione per indicare tutto ciò che inquina, guasta, appunto corrompe una convivenza sociale, un sistema di lavoro e via dicendo.
Nel linguaggio economico si parla di fattori di produzione, cioè di ogni elemento che concorre alla produzione di un bene o servizio, e cioè i varî fattori naturali (terra, acqua, calore naturale, ecc.), il lavoro umano, il capitale, e la capacità organizzativa dell’imprenditore. 
In altri casi (soprattutto al singolare) si intende l’elemento che può esercitare un’azione positiva o negativa sulla condotta di una serie di azioni, sul buon esito di un’impresa, sul conseguimento di un risultato, e simili.
Se ne parla anche in biologia, come nome generico di sostanza o parte dotata di un’azione specifica: per esempio quello ereditario e altre decine di accezioni simili per il risultato della sua presenza. Accelerante, inibente, limitante. In statistica sanitaria, è l’elemento che accresce le probabilità di insorgenza di un fenomeno morboso. In matematica, uno qualsiasi dei termini nell’operazione di moltiplicazione.
Nel linguaggio scientifico e tecnico il termine è inoltre usato per indicare la grandezza “adimensionata” per la quale va moltiplicato il valore di una grandezza per avere il valore di un’altra grandezza, omogenea con la prima, con la quale quest’ultima sia in una certa relazione (come dire il rapporto tra quelle due grandezze omogenee); per esempio: fattore di assorbimento, per una data superficie investita da radiazioni, il rapporto tra l’energia assorbita e quella ricevuta, cioè il numero per il quale questa va moltiplicata per ottenere la prima; fattore di carico, in aeronautica, rapporto tra la portanza aerodinamica e il peso di un aeromobile in volo; in elettrotecnica, f. di carico, il rapporto tra la potenza media giornaliera erogata da un impianto di produzione d’energia e la potenza massima richiesta dagli utenti; sempre in elettrotecnica, f. di potenza, numero per il quale bisogna moltiplicare la potenza apparente di una corrente alternata per avere la potenza effettiva.
Il valore che ci interessa è quello che poco fa abbiamo indicato come quello che può esercitare un’azione positiva o negativa sulla condotta di una serie di azioni, sul buon esito di un’impresa, sul conseguimento di un risultato. Ma soprattutto quello di un elemento ostativo, dirimente, che rallenta, che impedisce, che complica il normale evolvere di un ragionamento, di una dialettica e sovente ne impedisce lo sviluppo.
Possiamo dire che è quel che succede a sinistra, nell’area del centrosinistra, nel nostro paese. Discende dall’insopprimibile impronta leninista per la quale qualcuno sa, qualcuno dirige, qualcuno giudica. Gli altri sono massa, da educare, da guidare, da sanzionare, da ostracizzare dinanzi a differenti opinioni e pensieri che si distacchino dal “messaggio” rivoluzionario. Data la storica sconfitta della rivoluzione (con buona pace di tutti coloro per i quali il sol dell’avvenire è sempre lì pronto a sorgere), si sono modificati oggetti e destinatari, ma l’impronta non muta.
Da oltre vent’anni fatti, misfatti, evoluzioni, involuzioni, ogni spiegazione della quotidianità sociale e politica fa i conti con il fattore B. La politica a sinistra sembra essersi fermata nell’analisi a questo fattore che continua a produrre divisioni, minacce di divisioni, reprimende, accuse di connivenza, patti segreti. Tutto intorno il paese cambia, si modificano le dinamiche sociali, il nulla politico rappresentato egregiamente dai cinquestelle rischia di avvicinarsi al governo del paese, ma per questi epigoni di Vladimir Ulianovic (anche senza saperlo a volte, per ragioni anagrafiche), nulla cambia e il discrimine, l’elemento che certifica l’autenticità a sinistra continua ad essere il fattore B (ossia Berlusconi).
Un chiodo fisso, un elemento paralizzante che ha impedito ogni evoluzione nell’area e nel Pd. Che ha portato quest’ultimo alla miniscissione di Mdp e ora alla creazione di un ipotetico campo progressista dove il balsamo sono le parole classiche e soprattutto l’accusa infamante di avere in animo un accordo con B. Non conta che nessun elemento militi in questo senso, che sdegnate arrivino le smentite. Il solo fatto che il fattore venga evocato, produce automaticamente un evidente tilt. Soltanto che il fattore B che abbiamo dinanzi oggi non è che la pallida immagine di quello che si favoleggiava una decina di anni fa con la sua annessa pericolosità, ma ciò non conta. E’ come se evangelicamente si vedesse la pagliuzza nell’occhio altrui senza accorgersi della trave nel proprio.
La palla al piede che danneggia e divide sinistra e centrosinistra è proprio questa ossessione (oggi, in passato vi erano altre parole d’ordine) e l’incapacità di farne a meno. E, soprattutto, si tratta di un virus che attecchisce e dispiega i suoi effetti dannosi ogni volta che questa area politica arriva a governare il paese, scatenando una reazione a catena dove di passaggio in passaggio, di richiamo da duri e puri a ripetizione, si arriva all’implosione finale! Questa volta, poi, la sindrome si è aggravata. Non potendo accanirsi contro il B principale depotenziato da venti anni di lotte, si è creato un avatar in sedicesimo tra le proprie fila, lanciando così l’anatema in ultima analisi autolesionista. Il rimedio, la fine di ogni ipoteca ideologica, e un bagno di umiltà e... di popolo, per chi pensa di interpretarne i valori e le aspirazioni!

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