Ballottaggio
di Roberto Mostarda

E’ un termine che puntualmente ritorna nel dibattito politico italiano anche in relazione a quanto avviene in altri sistemi politici europei e non. Il significato della parola ballottaggio è quello di votazione elettiva caratterizzata dal restringimento della scelta del collegio elettorale ai candidati, in genere due, che hanno ottenuto il maggior numero di voti in un precedente scrutinio, ma che non abbiano raggiunto il numero sufficiente per l’elezione qualora sia fissato un quorum oppure siano terminati in parità nel caso di elezioni a maggioranza relativa. Nelle elezioni politiche, è di norma collegato al sistema a collegio uninominale a doppio turno.
Già questa seconda precisazione ci introduce nel mezzo delle interminabili dispute che nel nostro paese accompagnano da anni il confronto e lo scontro tra le forze politiche alla ricerca di un sistema di voto che possa premiare chiaramente la volontà espressa dai cittadini alle urne. E allo stesso tempo ci allontana subito dalla realtà nella quale ci si muove in queste settimane, dopo anni di inconcludenti confronti, commissioni bicamerali ed altre anche immaginifiche tenzoni alla ricerca di quella che per noi sembra essere l’introvabile e misteriosa pietra filosofale.
Avevamo da qualche tempo digerito la spinta maggioritaria nel corso della mai nata seconda repubblica e gli italiani al voto hanno più volte dimostrato – anche nelle ultime elezioni amministrative – la tendenza a privilegiare uno schema semplice, con raggruppamenti, coalizioni tra liste e forze simili, con l’evidente intento di poter esprimere una scelta consapevole e dirimente tale da eliminare i tentennamenti e i trasformismi che da decenni ci rélegano ad un inconcludente pantano.
Questa innegabile verità è stata però abilmente e tendenzialmente confutata non dagli italiani, da chi vota, ma dalla classe politica, nel tentativo di recuperare un contatto diretto con la base elettorale troppo mediato da sistemi che prevedono nominati e non candidati. Tutto positivo allora potremmo dire. Purtroppo no! Anni di deriva, di politica spettacolo, di inutili lotte ad excludendum, nonché l’inevitabile trasformazione degli stessi sistemi di consenso locale e nazionale condizionati da nuovi media, da nuovi canali di comunicazione hanno sostanzialmente vanificato quell’idea lasciando dietro di sé soltanto macerie e inconcludenza.
Ecco allora che quasi in un passo del gambero, nella speranza di rivitalizzare modi di agire che fanno parte del passato e che vorrebbero essere gabellati come novità, viene riproposto lo scenario di un proporzionalismo puro, con evidenti soglie percentuali, favorito in qualche modo e certamente all’insaputa dei giudici costituzionali, dalla bocciatura del sistema precedente altrimenti detto porcellum.
Sembra quasi che dopo oltre quarant’anni di prima repubblica, di voti con il bilancino, con il famoso manuale Cencelli, con elezioni basate sul proporzionale senza correttivi, dove anche lo 0,5 per cento poteva essere dirimente e con ciò mostrando la ricattabilità dell’intero sistema, non vi sia miglior scelta e miglior strada che questa, bandita dalla storia e all’origine insieme ad altri fattori sociali e storici, della degenerazione e della corruzione che tuttora attanagliano la nostra società e il nostro sistema politico.
In questo quadro, a parte il sistema di voto comunale e regionale dove esiste questa possibilità, a livello nazionale, anche solo nominare il ballottaggio, appare da provocatori, da dissennati. Infatti nessuno, a parte qualche ballon d’essai, si è mai sognato di prevedere una formula che lo prescriva anche perché porterebbe con sé oltre alla spinta maggioritaria, anche la necessità di un secondo turno. Elemento questo che secondo soloni e commentatori vari - senza il beneficio di inventario però - non si attaglia al nostro modo di essere sociale e politico, al modo in cui vedremmo la rappresentanza dei nostri interessi e via concionando come da decenni si fa senza concludere nulla.
Il bello è che l’evidente capacità dirimente di un voto di ballottaggio potrebbe essere fonte di chiarezza. Si pensa invece di percorrere una strada a dir poco schizofrenica dove si parla di proporzionale puro come indicato dalla Consulta, ma poi si prevedono soglie di sbarramento che se attuate potrebbero tenere lontano dai consessi politici aree potenziali di milioni di persone, con ciò vanificando il principio che la rappresentatività di una società variegata e complessa come la nostra - questo l’assunto contraddittorio – richiederebbe il massimo di riconoscimento di tutte le possibili espressioni presenti.
Come ben sappiamo, senza essere indovini e neppure esperti politologi, se non fosse tragico potremmo definire tutto questo “baggianate”. Ma sono purtroppo baggianate che contribuiscono a rallentare e a bloccare il cammino del paese imbrigliando ogni spinta di crescita e ogni possibilità di rilancio.
Quel che manca sono idee chiare e soprattutto scenari politici comprensibili e sostanzialmente semplici, senza dietrologie, protagonismi, lotte intestine, scissioni e via dicendo come ci capita di assistere da troppo tempo.
Forse ci soccorre per provare a capire qualcosa di più, l’origine probabile del termine ballottaggio, che discenderebbe da ballotta (quasi certamente derivato di balla cioè palla). O ancora come si dice in gastronomia dove indica la castagna lessata con la buccia o più raramente caldallessa, castagna lessa o caldarrosta. Due significati che ci delineano altrettanti valori: come palla che passa di mano in mano e quindi dopo un voto se ne fa un altro con chi ha preso più voti; oppure nel senso di castagna lessa e anche bollente, con la connessa “cocente” necessità di spostarla da una mano all’altra per lenire l’eccessivo calore e così poter infine mangiarla! Ed è in questo secondo significato che probabilmente si sostanzia il dibattito in corso nel paese dove la castagna che scotta viene passata forsennatamente di mano in mano accusando l’altro di non aver avvertito di quanto scottasse!
Forse potremmo guardare anche oltre la punta del nostro naso e vedere come un sistema diverso funziona ad esempio in Francia o in Germania, legati a quei paesi, certo, non trasferibili tout court nel nostro, certo; e pur tuttavia sistemi che consentono di garantire una governabilità certa dopo elezioni anche incerte! Ma siamo sicuri che sia questo che si vuole perseguire nella terra dei guelfi e dei ghibellini?

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.