Trattativa
di Roberto Mostarda

Si può ben dire che il termine scelto richiami uno dei passaggi fondamentali della civilizzazione dell’umanità: quello nel quale allo scontro fisico, diretto, bellico, comunque alla contrapposizione dura e violenta dove a prevalere si vuole sia la forza, si cominciò a pensare che un accordo è meglio che nessun accordo, che ragionare su positività e negatività nei rapporti con gli altri è un valore positivo rispetto alla negazione totale, alla chiusura apodittica nei confronti delle altrui ragioni.
Come tutte le cose umane, tuttavia, anche quella di cui si parla presenta molte sfumature e il concreto dispiegarsi della storia dell’umanità ce ne fornisce abbondanti manifestazioni.
Per il dizionario, si definisce trattativa, la fase preliminare e preparatoria di un contratto, di un accordo, di un patto o di un trattato, nella quale con una serie di incontri e di colloqui, di discussioni, di proposte e controproposte, se ne concorda la forma definitiva: essere in trattative ad esempio per l’acquisto di una casa,per la cessione di un’azienda. A seconda del suo concreto dispiegarsi, essa può essere lunga, laboriosa, difficile. Si può svolgere senza intermediari e allora si indica come diretta, tra le due parti interessate ma con l’esclusione di terzi. Una trattativa si può poi aprire, proseguireod interrompere. L’evoluzione di una trattativa può essere negativa sino alla interruzione della stessa. La trattativa è fallita si usa dire. Può svolgersi tra soggetti pubblici o tra pubblico e privato e in questo caso si parla di trattativa privata che in diritto amministrativo, è quella che si istituisce tra pubblica amministrazione e ditte private, ammessa in via eccezionale per l’inadeguatezza delle vie ordinarie di trattativa (asta, licitazione).
Esiste poi il mare magnum delle trattative internazionali, il regno della diplomazia nelle sue varie forme. Nel diritto internazionale, si fa riferimento a quella svolta tra due o più stati per arrivare alla conclusione di un trattato. Ogni aspetto della vita sociale e politica ha poi il suo spazio dedicato a questo tentativo di trovare un accordo in equilibrio tra le diverse posizioni in campo. Esistono cos’ trattative sindacali economichepolitiche, tra sindacati e datori di lavoro, tra enti economici, tra partiti politici, tra gruppi privati, tra singoli e tra gruppi associati. Una casistica pressoché infinita tante quante sono le possibili manifestazioni dell’ingegno umano e della volontà di trovare un punto di incontro.
Ecco, il punto. Una trattativa si instaura, si fa andare avanti, si rafforza o si annacqua, ma pur sempre nel quadro di un rapporto dove le parti in causa hanno la precisa convinzione che quel che si sta facendo abbia un superiore interesse, comunque un interesse che abbia un significato per tutti e il cui risultato indichi un punto di condivisione e di equilibrio. In sostanza, passare il tempo, dedicare il tempo a trattare, pensare e portare argomenti a favore di essa, cercare un risultato condiviso, sono attività che hanno senso e che si rendono comprensibili agli interessati, soltanto in quanto esista una precisa e sincera attitudine a perseguire il fine sul quale ci si confronta.
Quando questo fine si scolora, si perde di vista, quando prevalgono interessi di bottega, parziali, non condivisibili, quando si pongono pregiudiziali sugli stessi presupposti, allora è evidente che questo impegno, questo sforzo comune non esiste ed è destinato a fallire nella stessa premessa dell’agire in trattativa. Accade così che si accetti obtorto collo di sedersi a trattare già sapendo che non si accetterà nulla di quanto emergerà e che si procederà per critiche e delegittimazioni progressive dell’altro, perché il fine che si persegue è l’esatto contrario di quello che si annuncia. Ossia non si vuole accordo, si vuole soprattutto fiaccare l’altro, far naufragare l’azione di conciliazione, perdere tempo, immaginare che così si indebolisce la forza di chi ci sta di fronte, rendendo possibile una vittoria ad ampio spettro e non un accordo!
Esempi di questo modus di agire si trovano ad ogni angolo della nostra convivenza sociale, politica, nazionale ed internazionale. Si pensi per tutti all’inestricabile nodo mediorientale dove la speranza di una pace tra arabi e israeliani, dopo settant’anni, si torva ancora sul limitare del riconoscimento reciproco!
Per stare più al nostro ambito di riflessione, quel che accade nel nostro paese, a livello politico ed economico, ci dà altri esempi eclatanti. Il caso Alitalia ad esempio manifesta un dato preciso: tutti sanno che così com’è la compagnia non ha futuro, ma tutte le scelte necessarie a farla vivere, si impantanano sempre sul terreno delle colpe, delle responsabilità, delle chiusure reciproche e immaginando palingenesi che non hanno fondamento nella realtà. Tutto meno che fermarsi ai dati oggettivi e su di essi ragionare!
Ma è nella politica politicante che il florilegio diviene spettacolare. Il confronto dibattito sulle riforme è la plastica dimostrazione della non volontà di accordarsi, di conciliare posizioni diverse in una sintesi che tutti rappresenti e garantisca. E il nodo della legge elettorale mostra ancor più l’inconcludenza di questo approccio, fatto soltanto, come si diceva una volta, per far melina, inconcludente e vacua. Nessuna trattativa dunque!

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