Democrazia
di Roberto Mostarda

E’ tra i termini più usati dall’inizio della storia dell’uomo, declinato con diversi toni, gradazioni, significati pratici e sociali. E’ una parola che infiamma gli animi o fa storcere il naso, ognuno sembra averne una personale o particolare concezione, naturalmente a proprio favore e non, come sarebbe logico e sensato, in accordo ed equilibrio con gli altri. E’ la democrazia. Vocabolo di origine greca (δημοκρατία), risulta dall’unione di due termini demos (δῆμος) ossia il «popolo» e cratia (κρατία), che indica in senso ampio la forza, dunque il potere e perciò stesso si estende ad un sistema politico e sociale dove la volontà popolare, la forza del popolo appunto, abbia il significato fondante di una comunità che si regge sulle istituzioni che la democrazia pone in essere per realizzare l’assunto della volontà popolare!
Per il dizionario si tratta di una forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi; in particolare si intende anche la forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico. Può essere concepita come diretta o plebiscitaria quando il potere è esercitato direttamente da assemblee popolari o mediante plebisciti; indiretta o rappresentativa o parlamentare, quando il potere è esercitato da istituzioni rappresentative. Esiste anche in letteratura ormai la dizione democrazia popolare, espressione con cui veniva indicata genericamente l’organizzazione politico-sociale dei paesi socialisti dell’Europa orientale e, in senso più ampio, di tutti i paesi socialisti.
Per democrazia come status di una società si intende la realtà di un paese retto democraticamente. La dottrina - prosegue il dizionario – parla di concezione politico-sociale e come ideale etico, che si fonda sul principio della sovranità popolare, sulla garanzia della libertà e dell’uguaglianza di tutti i cittadini; anche l’applicazione pratica di tale dottrina, e l’insieme delle forze politiche che la sostengono.
Esiste poi una forma nuova, ancora nascente e con contorni piuttosto difficili da immaginare quella che viene indicata come democrazia elettronica, veicolata dalla utilizzazione delle nuove tecnologie elettroniche, in special modo la rete internet, ossia il web, la rete, al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alle decisioni che li riguardano in quanto tali e, ancora, di garantire la trasparenza nella gestione della cosa pubblica e la correttezza nella trasmissione delle informazioni.
Si dice poi ancora comportamento democratico, cioè affabile e cordiale, nei rapporti con i dipendenti e le persone di condizione sociale più modesta, determinato soprattutto da rispetto per i loro diritti e il loro lavoro. Strano concetto laddove la democraticità sembra essere una graziosa concessione di qualcuno verso qualcun altro e non l’esercizio di diritti e doveri reciproci!
Inutile dire che nella realtà italiana, tutto questo breve excursus ha avuto e ha innumerevoli momenti in cui si parla, a volte si può dire serenamente si sparla, dell’istituto della democrazia. Accanto al valore principale, quello della volontà popolare che gli italiani continuano ad esercitare nelle forme tradizionali, pur con qualche affievolimento e qualche spinta di protesta tout court, si sono verificate e continuano a manifestarsi tentativi e concezioni che vorrebbero far evolvere il semplice dato del voto periodico per eleggere propri rappresentanti ad un costante e continuo atto di presenza politica dei singoli e del popolo nel suo insieme.
Il dibattito, meglio dire, lo scambio di epiteti e offese che ha contornato nei giorni scorsi il passaggio delle primarie del partito democratico, ne è stato mirabile esempio, ad indicare come non tanto il paese, ma la sua pretesa o presunta rappresentanza politica, sia in totale confusione. Si dice spesso “chiacchiere da bar o da bar sport” a delineare la ovvietà, il qualunquismo mentale, la presunzione di indicare sorbendo una bevanda i rimedi per il paese. Ecco, quello al quale assistiamo da troppo tempo, da parte della politica (definirla classe politica appare desueto o inadatto) è l’inseguimento delle chiacchiere da bar. Ogni esponente, ogni leader fa a gara per farsi capire proprio dai mitici avventori dell’esercizio pubblico in questione, con ciò stesso semplificando e banalizzando questioni che attengono invece all’intera società e che non si limitano ai tavolini all’aperto, ma a tutte le questioni del funzionamento democratico della nazione. Tali chiacchiere raggiungono poi l’apice dell’idiozia quando si discetta di Europa o di istituzioni comuni!
Il nodo che ci ha interessato nel caso delle primarie è il commento 4.0 del guru cinquestelle e quello ruspante del leader leghista. Se quest’ultimo si situa ancora nell’alveo della democrazia tradizionalmente intesa e dunque, al di là della ruvidità dei toni, è inserito nel sistema in senso ampio anche se fortemente intenzionato a modificarlo, è il primo a provocare le maggiori riflessioni ed anche oggettive preoccupazioni.
Grillo infatti bolla come passato, rito ormai defunto, quello del voto che nelle primarie Pd ha mostrato pur con qualche acciacco e senza riferimento a partecipanti o vincitori, la sua vitalità. Per propagandare ovviamente la sua visione (termine assolutamente inadatto ad un vagheggiamento onirico, anche ad un incubo) di una democrazia online, di una partecipazione e rappresentanza diretta della volontà popolare attraverso il canale di internet, quello della “mitica” rete web. Ora che il guru pentastellato, permeato della concezione che fu di Casaleggio senior (che della rete aveva una chiara percezione anche tecnologica) si immagini nella rete come colui che illumina e chiama a raccolta con i click è comprensibile ma inquietante!
Oltretutto, Grillo immagina un paese interconnesso, mentre l’Italia non ha ancora la banda larga e un insieme di automi, “consapevolmente avvinti ai loro collegamenti web” e convinti di esercitare il mitico diritto democratico sulle decisioni comuni.
Per ora il dato ontologico vede milioni di persone recarsi alle urne ed esprimere la propria volontà in modo concreto in un sistema che pur con i suoi difetti e carenze mostra la sua intatta capacità di rappresentare qualche cosa, a fronte di qualche migliaio (quando va bene...) di link su domande preconfezionate ad usum delle idee del guru. E se qualche adepto chiede spiegazioni viene bollato ed espulso dalla rete “amica” solo di qualcuno! Senza contare che per poter costruire il suo mitico universo democratico internet, il guru cinquestelle deve sempre passare per l’aborrita e contestata “cabina elettorale”. Speriamo che da questo vecchio strumento arrivi prima o poi una salutare sberla alla presunzione elitaria, aristocratica e settaria, di saper capire quello che vuole il popolo: una cosa che appartiene a tutti e a nessuno. Questa è la democrazia, bellezza, potremmo dire!

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