Cultura
di Roberto Mostarda

Già la scelta della parola di questa settimana appare audace. Difficile infatti comprendere appieno che cosa sia cultura e in che modo la si possa definire compiutamente. Da sempre si prova e si va per tentativi, per similitudini, per concetti. Quel che è assai più semplice e chiaro è stabilire cosa non è cultura, cosa è ignoranza ovvero assenza di cultura. Non è un discorso aristocratico nel senso di chi guarda dall’alto in basso l’altro, piuttosto un’analisi che accompagna tutta la vita o dovrebbe accompagnare tutta la vita. Perché cultura è progresso, crescita, sviluppo continuo. Non è dato ontologico raggiunto per sempre, ma il senso stesso del vivere e del guardare avanti.
Ci sia ora consentita una piccola citazione del grande Totò (del quale nei giorni scorsi si è ricordato l’anniversario della scomparsa). In un celeberrimo film   “Totò, Peppino e la malafemmena”, nell’esilarante lettera dei fratelli contadinotti alla giovane ballerina fidanzata del loro nipote, ad un certo punto si osserva che la donna deve lasciare il ragazzo .... “che è uno studente ... che studia ..... che si deve prendere ... una laura......”, il tutto infarcito e “arricchito” da segni di interpunzione inutili e soverchi ma che servivano da “rafforzativo” al concetto, per non apparire “provinciali”, come chiosava il principe De Curtis!
Una fotografia pungente e ilare che provoca immediate risate incontenibili per la verve sulla sostanziale incultura degli autori della missiva. Un’amara considerazione però su quell’Italia del dopoguerra dove la necessità di lavorare teneva lontani dai banchi di scuola madri e padri, ma in cui si cercava di far studiare i figli per un domani migliore. Quel che accade intorno a noi e soprattutto quello che esce dalla bocca di sedicenti politici in auge ai nostri giorni, politici che si candidano a governare l’Italia non è solo fonte di ilarità, ma piuttosto segno evidente di un degrado  che si vuole fare costume e al quale non importa nulla il fare figure barbine con citazioni incitabili, errori di grammatica di sintassi e di coniugazione verbale! Ignorantia non excusat afferma la legge, ma oggi sembra invece che la scusa più frequente sia la beata ignoranza voluta, perseguita e agognata!
Così a fronte della “laura” (ossia la laurea) di Totò, abbiamo ascoltato l’”aurea” di Davide Casaleggio invece dell’”aura” e ancora con Di Maio che i dati sui romeni  criminali in Italia (con comprensibile protesta dell’ambasciatore di Bucarest) sono “inopinabili” (ossia imprevedibili), invece di inoppugnabili (cioè non contestabili) perché registrati dalle stesse autorità romene! Se due indizi fanno una prova, potremmo dire, qui la prova è raggiunta e accertata: siamo nella crassa ignoranza, ma non casuale, quanto strutturale, endemica e segno di una formazione raffazzonata e superficiale. Esempi altisonanti, ma se ne potrebbero citare migliaia anche di altri lidi politici, solo che gli esponenti pentastellati si sentono ormai donne e uomini “di governo” e, proprio per questo, dovrebbero almeno saper governare il proprio eloquio! Ma tant è!
Dopo questo triste excursus cerchiamo di racchiudere in qualche espressione soddisfacente che cosa si debba intendere per cultura. Il termine deriva dal latino, con la stessa grafia e pronuncia, e viene da colĕre, ossia «coltivare». Una prima chiarissima indicazione di come per cultura debba intendersi un’attività che non conosce limiti temporali o di altro genere come il coltivare, un work in progress fatto di fasi, momenti, alti e bassi. Una metafora della vita insomma. Per avvicinarci a un concetto potremmo dire, con il dizionario, che si intende con questa parola “l’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo”.
Ancora, si parla dell’insieme delle conoscenze relative a una particolare disciplina come la storia, la civiltà, la letteratura e l’arte dei popoli antichi. Con riferimento a più discipline, ma sempre in senso limitativo si indica anche come insieme di nozioni, estese ma non approfondite: una cultura generale, per capirsi, come quella che si vuole derivi da una  diffusione a livello popolare media, standardizzata e uniforme. Come cultura si sottolinea, poi, il complesso di conoscenze, competenze o credenze (o anche soltanto particolari elementi e settori di esso), proprie di un’età, di una classe o categoria sociale, di un ambiente, così: contadina, urbana, industriale, scritta, orale; oppure “umanistica o scientifica, soprattutto in quanto si voglia (o si volesse in passato) rilevare insensibilità e ignoranza negli scienziati per i problemi umani e negli intellettuali per i concetti e i problemi della scienza”.
C’è quindi il valore di cultura quale complesso delle istituzioni sociali, politiche ed economiche, delle attività artistiche, delle manifestazioni spirituali e religiose, che caratterizzano la vita di una determinata società in un dato momento storico. Ancora, in etnologia, sociologia e antropologia culturale, l’insieme dei valori, simboli, concezioni, credenze, modelli di comportamento, e anche delle attività materiali, che caratterizzano il modo di vita di un gruppo sociale. Con ulteriore ampliamento della semantica, e conseguentemente dell’uso, il termine è passato a indicare genericamente, nella letteratura, nella pubblicistica e nella comunicazione di questi ultimi anni, “l’idealizzazione, e nello stesso tempo la scelta consapevole, l’adozione pratica di un sistema di vita, di un costume, di un comportamento, o, anche, l’attribuzione di un particolare valore a determinate concezioni o realtà, l’acquisizione di una sensibilità e coscienza collettiva di fronte a problemi umani e sociali che non possono essere ignorati o trascurati”.
Dunque, valori non secondari, concezioni non transeunti, significati che danno consistenza e spessore all’apprendimento e alla sua elaborazione nel tempo. Elementi a confronto di quelli appena citati poco sopra che non possono che “far cadere le braccia”!

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