Leadership
di Roberto Mostarda

Il termine scelto questa settimana, potrebbe, per la logica dei contrari collegarsi al concetto di uomo senza qualità proprio della monumentale ed incompiuta opera dello scrittore austriaco Robert Musil. Non tanto per un’assonanza, quanto per una carenza possiamo dire.
La parola è leadership – che deriva da leader, ossia guida, capo – ed indica come osserva il dizionario in senso ampio la funzione e attività di guida, sia con riferimento a individui od organi collegiali in quanto dirigano un gruppo o un'impresa sia, in senso politico-sociale, con riferimento a un partito o a uno Stato. Nell'ambito dei processi di socializzazione secondaria, designa il potere d'influenza riconosciuto al membro di un gruppo, capace di condizionare le decisioni degli appartenenti.
Oltre che un termine è sovente il concetto di leadership che viene impiegato, anche in sede scientifica, per un tipo di relazione sociale che ha il più ampio riscontro non solo nel mondo umano, ma anche in quello animale. Anzi, lo studio di alcune specie animali e dei Primati particolarmente ha permesso di individuare somiglianze e analogie illuminanti con i comportamenti umani. Nel mondo degli uomini, poi, la formazione e la durata nel tempo delle società e, dentro di esse, dei vari gruppi sembrano strettamente associate al fenomeno della leadership: che, se presso alcuni popoli ancora in uno stato 'primitivo' appare intermittente e connesso specificamente con situazioni straordinarie, come la guerra, è invece onnipresente e persistente nelle nostre società 'complesse' e nei gruppi organizzati che le caratterizzano. Di conseguenza, lo studio sistematico della leadership ha dovuto fare i conti con realtà sociali e culturali molteplici, che sfidano ogni tentativo di teoria generale.
È quindi dubbio che si possa andar oltre la definizione più generale della leadership come base comune - una sorta di minimo denominatore comune, se si vuole - per lo studio di tutti i disparati fatti del mondo umano e di quello animale cui si è fatto cenno. Anche nella società moderna il processo della leadership non può svilupparsi in modo uguale in ogni gruppo: per esempio trova condizionamenti e limitazioni particolari nei piccoli gruppi, che pure molti scienziati hanno assunto come unità di studio. La leadership si dispiega con tutt'altra pienezza di significato, anche etico, e con ben maggiori potenzialità e articolazioni, nello Stato nazionale o nella sovranazionale Chiesa di Roma, che d'altronde è concresciuta con l'Occidente moderno.
Leadership indica fenomeni distinti, ma tutti rilevanti: 1) "la dignità, l'ufficio o la posizione di leader"; 2) "la posizione di un gruppo di persone che guidano o influenzano altri entro un determinato contesto"; 3) il gruppo di cui al punto precedente; 4) "l'azione o influenza necessaria per dirigere o organizzare lo sforzo (comune) in un'intrapresa di carattere collettivo"; 5) la capacità stessa di guidare altri. Come è evidente i primi due significati si riferiscono a dei ruoli sociali, staticamente considerati, il terzo invece agli occupanti di quei ruoli come gruppo, il che rientra principalmente nello studio delle élites e della classe dirigente. Gli ultimi due significati introducono invece all'ambito di senso entro il quale si sono generalmente mossi gli studiosi della leadership e i tentativi stessi di definirla per fini scientifici. Resta da spiegare l'adozione di questa parola in italiano come in altre lingue moderne, tanto nel linguaggio comune quanto, e più rigorosamente, in quello scientifico. Il fatto che la leadership sia stata oggetto di studio soprattutto in paesi di lingua inglese appare secondario. Più importante è che mancano termini che come leadership valgano per gli aspetti principali del complesso fenomeno in oggetto e che, d'altra parte, sia leader che leadership sono connotati nell'uso più dall'ascendente personale o di gruppo che dalla coercizione e, quindi, da poteri inerenti a un 'ufficio'. La connotazione in termini di ascendente e di informalità ha reso possibile l'impiego dei due termini inglesi in rapporti sociali molto fluidi, come si può vedere dal concetto di opinion leader (che, ovviamente, non potrebbe mai essere tradotto come 'capo' o 'dirigente' dell'opinione pubblica).
Quel che ci interessa nel nostro ambito è la sottolineatura indicata all’inizio con la citazione di Musil. L’attuale fase politica e sociale del nostro paese manifesta infatti una profonda e strutturale carenza di leadership se si escludono ovviamente fenomeni tanto estemporanei quanto chiassosi. E’ indubitabile infatti che non possano ascriversi a figure di leader quelle di capipopolo o di capi o capetti vari dediti soprattutto alla demonizzazione dell’avversario più che alla costruzione di una vera proposta politica.
Una constatazione amara soprattutto se comparata alla complessità e gravità del passaggio storico che l’Italia sta comunque attraversando e che richiederebbe una capacità di sintesi politica e strategica capace di indicare la strada da percorrere pur nella necessaria dialettica di una società democratica e complessa come la nostra. Ma c’è anche un’altra considerazione da fare: l’allergia patologica degli italiani e in primis della loro classe politica alla figura di un leader. Una naturale conseguenza qualcuno direbbe con ovvietà della dittatura del secolo scorso. Più realisticamente invece tutto sembra dovuto alla incapacità di crescere come nazione e al perenne riemergere di faide e lotte intestine che nei secoli hanno costretto all’irrilevanza la penisola e che ora si vorrebbero far passar per risposte coerenti alle necessità del paese. In realtà sono soltanto la paura del futuro e dei cambiamenti necessari e la difesa ad oltranza di ogni particulare, anche in ossequio alla sindrome tafazziana, ossia all’autolesionismo senza speranza!

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