Coerenza
di Roberto Mostarda

Passato il referendum e con un governo chiaramente a tempo, non si sa per quanto tuttavia, appare evidente che nel nostro paese sia necessario oltreché opportuno dinanzi ai cittadini, che si siano espressi per il sì o per il no, dare corso e seguito alle idee e alle promesse di avviare comunque un periodo di riforme, condivise certamente ma reali.
Ecco allora, che la parola che riteniamo di affidare al nuovo anno in arrivo, non può che essere: coerenza!
Se guardiamo subito al dizionario vediamo che con questo termine si indica la coesione, la compattezza; in linguistica testuale, si vuole intendere la congruità semantica delle componenti di un testo. Altri significati si riscontrano in fisica, in botanica, in molte altre branche del sapere scientifico.
Il valore che maggiormente si adatta alla premessa è certamente la conformità tra le proprie convinzioni e l'agire pratico.
Ed è qui che si trova il nesso con quanto abbiamo detto. Quanto accaduto il 4 dicembre scorso ha mutato il quadro di riferimento politico e programmatico. Non inganni la convinzione che il governo sia una fotocopia e che sia eterodiretto dal segretario del Pd. E’ un assioma di difficile dimostrazione e che potrebbe anche manifestarsi errato e fuorviante.
Quel che appare invece chiaro è che la volontà espressa da cittadini in modo netto ha mutato radicalmente le carte in tavola e lascia in eredità qualcosa di molto diverso da quello che i fautori dell’una o dell’altra posizione referendaria pensavano per il dopo.
E’ vero che il governo sembra nascere sotto auspici non positivi e che si trova legato ad una sorta di scadenza continua ed espressa. Ma è altrettanto vero che gli impegni internazionali del paese, le contingenze economiche e finanziarie, l’emergenza migranti e quella legata al rischio terrorismo, rischiano di trasferire sull’esecutivo molto più carico ed impegno di quanto si pensi. Le parole del premier Gentiloni che il governo “accompagnerà” il cammino del parlamento sulla legge elettorale dicono infatti molto più di quanto si ritenga.
Non sono infatti solo un formale rispetto delle prerogative delle Camere – e di quel Senato redivivo che il voto ci consegna – ma piuttosto il segnale di come il lavoro dell’esecutivo sia legato molto più alle contingenze che non al discorso riforme.
Gli italiani hanno detto a maggioranza – è sempre bene ricordare che 19 milioni di voti per il no indicano su un totale di oltre quaranta milioni di aventi diritto al voto rappresentano quasi la metà del paese e non quella presunta “valanga” che ha “seppellito” le riforme renziane – che il percorso per rinnovare il paese deve andare avanti, che va gestito con minore decisionismo ad oltranza certo, ma che il cammino impresso ad inizio legislatura non va tradito. Riforme condivise e frutto di confronto pacato insomma, un passo alla volta e non tutte insieme, ma riforme. Non va sottaciuto infatti che esiste sempre un terzo di italiani che non va a votare e non lo fa per andare al mare, ma per disillusione, distacco e sfiducia per uno strumento centrale per la democrazia ma che per troppo tempo nel nostro paese è stato travisato dalla politica a proprio uso e consumo.
In ossequio a questo atteggiamento si è prodotto il distacco dalla politica di un numero sempre crescente di persone e non è certamente intelligente per alcuno considerare “fisiologico” un alto numero di astensioni o di non voto in una democrazia matura! Gli avvenimenti in corso in Italia, alcune derive in Europa e nel mondo verso forme di populismo, non sono esattamente confortanti su questa presunta linea. La maturità politica degli italiani non è e non può essere un elemento di confronto per le forze politiche che anzi dovrebbero porsi molte domande su un’apparente ma non reale schizofrenia che sembra trasparire nelle scelte!
La pazienza dei nostri cittadini, potremmo dire non è infinita e i segnali che le urne di volta in volta inviano sono sempre molto intellegibili solo che si voglia sollevare lo sguardo dal proprio ombelico.
Cercare di comprendere o intercettare il reale sentire del Paese, oggi come non mai, è l’essenza stessa che dovrebbe alimentare la ricostruzione di una politica capace di accompagnare lo sviluppo e la crescita nazionale e non rincorrere fischi per fiaschi!
E, anche se non sembra essere un’unità di misura molto in voga, è proprio la coerenza l’elemento che dovrebbe distinguere l’azione di partiti e movimenti, per rendersi interpreti di una parte almeno del paese e contribuire alla costruzione comune!
Coerenza con le loro stesse posizioni, coerenza contro tatticismi, cambi di casacca o di opinione a seconda di come spira il vento. Analizzare infatti le cosiddette “scelte” dei leader e la coerenza con il programma che promettono da sempre di voler realizzare, riserva molte e non sempre simpatiche sorprese! A pagarne le conseguenze, da troppo tempo, è il paese reale, quello che vorrebbe crescere, produrre, perché no guadagnare, partecipare in modo libero alla competizione globale senza lacci e lacciuoli incoerenti e dannosi che ci penalizzano persino nelle cose più semplici ed ovvie!
Coerenza, dunque, vo’ cercando che .... sì cara! Parafrasando una celebre frase!
A tutti buon 2017!

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