Ricatto
di Roberto Mostarda

Sembra tornato di moda, se mai ha abbandonato il nostro vivere civile, il termine scelto questa settimana. Ne sentiamo parlare nelle convulsioni che caratterizzano da mesi l’amministrazione della capitale, ma se ne sente l’eco anche in altre realtà.
Il suo sentore accompagna vicende economiche di varia natura. Insomma, sembra che senza di esso non si possa concepire il cammino di qualunque cosa. Ancora, accanto a quello conclamato, accertato, provato in via giudiziaria come costume deviato, c’è poi quello che a ogni piè sospinto viene evocato come atmosfera nella quale si vive, in politica, in economia e giù giù sino alla vita civile e quotidiana. Insomma, sembra che non esiste passo della nostra vita in cui qualcuno non esercita su qualcun altro atteggiamenti o pressioni ad esso riconducibili!
Parliamo del ricatto. In prima battuta si indica con questa parola, l’atto di intimidazione, di carattere materiale o morale, con cui si costringe una persona a pagare una somma di denaro, a compiere atti contrari alla sua volontà. In modo estensivo si indica anche la pressione psicologica ed esiste anche un’accezione scherzosa cioè come richiesta a cui è impossibile opporre un rifiuto.
Spesso a tale termine si associa quello simile di riscatto, ossia il prezzo pagato per adeguarsi appunto ad un ricatto.
I giornali in questi giorni pesanti per Roma e per l’amministrazione comunale, hanno registrato questa parola indicando nel ricatto “politico” e amministrativo, l’arma che alcune delle persone coinvolte in inchieste e sino a ieri strettissimi collaboratori del sindaco avrebbero esercitato sin dall’inizio della consiliatura, cioè dopo la vittoria elettorale del movimento di Grillo!
Una vicenda emblematica che possiamo ritrovare con intensità e impatto diversi in molte altre realtà nazionali, basti pensare a quanto emerge continuamente anche a Milano. Ma c’è di più, nel caso romano viene espressamente fatto intendere che il ricatto sarebbe collegato alla sicurezza della vittoria elettorale, cioè a dire chi ha esercitato questo ricatto, avrebbe assicurato la presa del Campidoglio ai cinquestelle, chiedendo ovviamente in cambio qualcosa di preciso: posti e ruoli nevralgici nella nuova amministrazione che nelle intenzioni dei vincitori doveva dare inizio al rinnovamento e alla rinascita della città dopo la palude e le pagine orribili legate alla corruzione e alle varie tangentopoli della società partecipate in ogni angolo del potere comunale!
Queste le parole d’ordine, questi i proponimenti prima del voto. Lo scenario del dopo appare molto diverso e sostanzialmente devastante. E’ difficile infatti sottrarsi alla sensazione opprimente che molte delle scelte operate dal sindaco siano in qualche modo “ipotecate” da questo sfondo ricattatorio. Intercettazioni e atti di indagine mostrano che la sicumera di alcuni esponenti capitolini presenti in molte stagioni politiche si fondava sull’assunto di “avere in pugno” esponenti politici capaci di ottenere qualcosa o di impedire qualcosa di altro!
Come tutto questo possa coniugarsi con il rinnovamento conclamato ai quattro venti dai cinquestelle a livello nazionale e romano, è analisi che potrebbe richiedere e richiederà molto tempo e molto impegno.
Una cosa si può dire con chiarezza. Il sistema di elezione dei primi cittadini con il ballottaggio tra quanti hanno ottenuto più voti, nel caso di Roma ha provocato una vittoria a valanga dei pentastellati, passati dal 31 per cento di voti propri all’oltre 62 ottenuto dal sindaco. Nulla di strano, il ballottaggio può provocare situazioni simili. Tuttavia è evidente che i voti che si sono aggiunti erano in gran parte di elettori del centrodestra all’opposizione della giunta Marino. Elettori quindi legati al sistema di amministrazione precedente di centrodestra e a quanti nella struttura comunale come nelle società partecipate avevano con essa avuto a che fare.
L’esplosione degli scandali a ripetizione, il malessere, il malaffare evidente in ogni ganglio dell’amministrazione, richiedevano scelte radicali e discontinuità totale. Scoprire ora che tutti gli esponenti di punta che sono finiti sotto inchiesta fossero legati in qualche modo al centrodestra non è purtroppo una scoperta. Alcuni anche tra i cinquestelle avevano sottolineato criticità in alcuni soggetti scelti e difesi poi a spada tratta dalla prima cittadina.
Quel che però è chiaro è che qualcosa non funziona o non ha funzionato nelle scelte. L’evocazione del ricatto politico è allarmante soprattutto perché invece di contrastarlo si è finiti mani e piedi legati ad esso e all’atmosfera relativa. Dunque nessun reale rinnovamento e nessuna reale discontinuità, ma un substrato difficile da comprendere ma chiaro nel suo significato: la perpetuazione di metodi e atti che dovevano garantire il potere reale a chi già lo aveva, nella guerra tra gruppi che ha caratterizzato molti, troppi, anni di vita della capitale il cui degrado è conseguenza diretta!
Difficile dire che cosa succederà. Il ricatto ora è nudo potremmo dire, ma i suoi effetti in profondità non sono tutti conosciuti. E le scelte assunte sembrano più tentativi di rattoppare il tessuto invece che cambiarlo radicalmente. La scommessa su Roma di Grillo si tinge di scuro e quello che poteva essere un trampolino, potrebbe rivelarsi un piano inclinato!

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