Immunità
di Roberto Mostarda

Si sente sempre più di frequente citare od utilizzare il termine scelto questa settimana in accezione deteriore e negativa. Corsi e ricorsi storici hanno purtroppo permesso questa deriva dialettica allontanando il significato originario e soprattutto quello che aveva nel passato.
Proviamo dunque a conoscere che cosa sia e che cosa si debba intendere per immunità. In senso storico, si indica da sempre l’esenzione da oneri pubblici o in latino munera (di qui la radice della parola) o aggravî fiscali, secondo un istituto che risale al basso Impero e perdura durante l’alto medioevo dove viene applicato come istituto agli enti e ai beni ecclesiastici. Essa identifica il complesso dei privilegi, diversi nei varî tempi e nei varî stati, per i quali le persone e le cose ecclesiastiche e anche i luoghi sacri (rispettivamente pensiamo alle immunità personali, reali o locali) che rendono esenti da taluni gravami. Nel nostro ordinamento anche concordatario, si parla di impignorabilità, per quanto riguarda le cose, e l’esenzione dal servizio militare (finché questo è stato obbligatorio). Situazione in forte evoluzione nel tempo soprattutto in Italia dove le immunità ecclesiastiche sono innumerevoli e la difficoltà di applicare loro le leggi dello stato sovente difficile e fonte di scontri e dissidi interminabili. Un dato ontologico, soprattutto per la presenza del Vaticano.
Altro ambito, divenuto ormai oggetto di dialettica quotidiana in ogni ambiente, di comodo alibi a volte, l’uso riferito al sistema parlamentare dove per immunità si intendono le guarentigie concesse, in deroga al diritto comune, ai membri del Parlamento, consistenti nell’insindacabilità delle loro opinioni e dei voti da essi espressi nell’esercizio delle funzioni parlamentari, e nell’impossibilità, senza previa autorizzazione della camera di cui sono membri, di essere sottoposti a perquisizione personale o domiciliare, di essere arrestati o comunque privati della libertà personale, salvo che siano colti nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato di cattura (sottoporre il parlamentare a procedimento penale è invece possibile senza autorizzazione).
Ancora, in base al diritto internazionale generale o convenzionale, il trattamento che gli stati hanno l’obbligo di fare nel loro territorio agli organi degli altri stati o di altri soggetti di diritto internazionale, o agli stati esteri stessi o agli altri soggetti internazionali. Si parla in questo caso di immunità diplomatiche, ossia il complesso delle garanzie e dei privilegi che gli stati, in base a norme di diritto internazionale, devono riservare agli agenti diplomatici accreditati presso di essi, con riguardo sia alle cose che si trovano in rapporto con la missione diplomatica (per esempio l’inviolabilità dell’abitazione dell’agente diplomatico), sia alla persona stessa dell’agente diplomatico (per esempio, l’inviolabilità personale, l’esenzione dalla giurisdizione civile e penale).
Ulteriore significato in medicina, dove ci si riferisce alla condizione, innata o acquisita, di refrattarietà di un organismo a una malattia infettiva o all’azione di una tossina, o più particolarmente alle sostanze chimiche proprie di un microrganismo infettante (o da questo elaborate durante il suo metabolismo) o di un agente contaminante in genere, contro le quali l’organismo reagisce formando molecole, gli anticorpi, capaci di una specifica reattività con i composti chimici eterogenei, gli antigeni, che hanno funzionato da stimolo, qualora essi tornino successivamente in contatto con l’organismo. Situazione che si riscontra anche negli organismi vegetali.
Se l’aspetto medico ci fa riflettere sulla nostra condizione fisica e ci spinge ad adottare provvedimenti adeguati di difesa immunitaria e se la questione relativa ai beni ecclesiastici costituisce da sempre negli stati moderni la base di contrapposizioni e di confronti anche duri relativi alla sovranità statale e ai rapporti con le istituzioni ecclesiastiche, è l’altro significato, quello relativo agli eletti nei parlamenti o in consessi simili che genera e ha generato la dinamica dialettica e oltre più evidente e costante.
Nel nostro paese, peraltro, dove le distinzioni in materia sono sempre rimaste nel vago - anche nelle previsioni legislative sono più i codici e codicilli di esenzione spesso, che le norme positive – è la questione immunità parlamentare quella che maggiormente è al centro del dibattito e della battaglia politica. Usato ora come strumento per colpire chi detiene il potere, ora per difendere chi a quel potere si oppone. In un caso e nell’altro con impiego difforme e sbagliato di quello che storicamente doveva essere ed è stato – seppur a fasi alterne – un istituto di libertà e democrazia. La base stessa delle democrazie liberali e dei sistemi che da esse sono derivati. Oggi più che altro sinonimo degli scudi per il malaffare perpetrato al riparo di essa.
Cavallo di battaglia delle opposizioni, mentre tali sono, poi candidamente più tiepide e possibiliste quando tali non sono più! In sostanza siamo dinanzi ad un pessimo uso di uno strumento altrimenti declinabile a favore del sistema che definiamo e vogliamo democratico. Eliminare gli eccessi, colpire il malaffare, scovare chi ne fa uso indegno, sono certamente altrettante finalità fondamentali.
Paradossalmente, per avere il giusto equilibrio, basterebbe applicare le norme esistenti nella loro linearità rispettando l’ambito politico che dall’immunità viene difeso e perseguendo ogni altro uso illecito di garanzie non ad esso riferibili! L’affastellarsi di norme su norme, di codicilli su codicilli, di interpretazioni fuggevoli e transeunti e solo in apparenza in contraddizione, la furia iconoclasta di rinnovatori, moralizzatori e guru ad usum delphini, ha condotto ogni ragionamento in materia in una morta gora dove, come si diceva in una celebre barzelletta immaginata nel girone dantesco dei golosi, era necessario “non fare l’onda” per evitare di essere sommersi dai liquami!
Con l’ulteriore vulnus che tutti ci riguarda, che aver stigmatizzato l’immunità in questione facendola apparire sempre come fattispecie di reato per così dire, un istituto concepito per dare forza al mandato parlamentare è divenuto l’anticamera dei tribunali e dell’azione giudiziaria sempre e comunque. Un altro colpo al sistema democratico che lentamente sta scivolando sul piano inclinato che vede la rappresentanza politica condizionata e ridotta ad espressione geografica di un nuovo sistema il cui fulcro è nelle procure e nei “tribunali” della società civile (con corredo di piazze mediatiche e del web)! Ma senza la politica democratica, senza i contrappesi, il sistema declina senza ostacolo in qualcosa d’altro che riteniamo neppure la magistratura immagina come un approdo possibile! Ma la strada è lunga e l’onda lunga di populismi autoritari come quelli che sembrano prendere corpo, non aiuta e non fa ben sperare!

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