Autoritarismo
di Roberto Mostarda

E’, da qualche tempo, il must del politicamente corretto, l’obbligatorio riferimento dell’opposizione preconcetta e a tutto ciò che non piace per comodità e rendita di posizione! E’ il riferimento ai rischi per la democrazia e per le derive non democratiche che corre il nostro paese! Come al solito per strabici e ipovedenti, ma anche in senso evangelico, si vede la pagliuzza altrui e non la trave che è nel proprio occhio! E’ singolare infatti che a sostegno del no, sempre e comunque, vi siano stuoli di privilegiati, di alti burocrati, di alti funzionari, di alti esponenti del “sistema”. Nulla cioè di democratico e popolare come essi stessi sembrano gabellare con l’occhio però al proprio ombelico.
Parliamo dei paventati rischi di autoritarismo che correrebbe la democrazia italiana con le riforme costituzionali sulle quali gli italiani si esprimeranno il 4 dicembre (salvo modifiche di data dovute alla riproposizione del quesito per vie giudiziarie dopo i diversi ricorsi peraltro inevitabilmente critici con la corte di cassazione, singolare contraddizione per i sostenitori acritici della magistratura).
Dunque la parola che abbiamo posto sotto la lente è autoritarismo. In primis, si intende con questo termine una forma esasperata di abuso dell’autorità, che in quanto tale può essere riferita a persone, istituzioni e ideologie. Più correntemente, si fa riferimento ad un atteggiamento o comportamento autoritario, soprattutto se associato all’esercizio di fatto o di diritto di un potere all’interno di una istituzione (famiglia, scuola, stato).
Nelle scienze sociali si parla di autoritarismo in rapporto a tre tipi di fenomeni: personalità, ideologie, regimi. Per quanto riguarda la personalità autoritaria, il punto di riferimento fondamentale per ogni ulteriore riflessione è costituito dalla ricerca curata da Th. W. Adorno per la Scuola di Francoforte (1950), secondo i risultati della quale i tratti della personalità autoritaria sono essenzialmente la sottomissione e l’aggressione, la ricerca esasperata dell’ordine e il rifiuto dell’ambiguità.
L’ideologia autoritaria – seguiamo la definizione del dizionario - è caratterizzata dall’accento posto sulla strutturazione gerarchica della società, sulla sua immutabilità e sull’ordine come principio costitutivo fondamentale, in netto contrasto con le ideologie liberali e democratiche.
I regimi autoritari, che in senso proprio sono quelli costituitisi con la soppressione dell’ordinamento democratico o con l’interruzione di un processo di transizione alla democrazia, si caratterizzano per l’accentramento del potere politico in poche istituzioni e per lo svilimento delle sedi di partecipazione politica, quali il parlamento e le elezioni, nonché per una bassa mobilitazione.
Si tratta, come molte parole con il suffisso “ismo”, di degenerazioni lessicali e concettuali, dunque di fenomeni deteriori e dai quali occorre rifuggire per rafforzare ogni necessaria forma di difesa delle libertà civili e politiche!
Che cosa abbia a che fare questo termine con la riforma costituzionale non è dato sapere!
Il nuovo disegno propugnato da governo e maggioranza, sotto al spinta di inizio legislatura con il secondo mandato di Napolitano, infatti, appare timido (al massimo pasticciato in qualche passaggio) persino rispetto alle proposte di riforma nate dal Pd ante litteram (pre renziano per capirsi) di impronta prodiana e persino dalemiana!
Che poi a propugnare il no alla riforma siano in molti casi persone, alti ex burocrati, alti ex magistrati, politici d’antan e conservatori di ogni colore fa mostrare la corda all’intento più vero: quello di non modificare per nulla l’impianto attuale del sistema che vede costoro esercitare da sempre potere di veto e di deterrenza verso ogni rinnovamento. E, elemento ancor più inquietante, si tratta nella maggior parte di soggetti ai quali manca un dato fondamentale, potremmo dire ontologico, quello del bagno elettorale, del misurarsi con la volontà popolare dal vivo e non cercando di manipolarla o di spingerla verso i propri desiderata agitando spettri inesistenti e rischi autoritari, ma ben difesi dai propri privilegi e dalle proprie prerogative che a quella volontà evitano accuratamente di esporsi. E, si badi bene, è un discorso questo che riguarda anche i politici d’antan che hanno costruito il proprio status con rendite di posizione, liste privilegiate con sicura elezione: quello stesso difetto che imputano oggi a riforma e sistema elettorale dell’Italicum e del nuovo Senato!
Qualcuno li avverta della contraddizione insanabile del loro agire e del loro essere! Appaiono infatti molto simili a quei presunti mariti che per far dispetto alle mogli sarebbero - è un’iperbole certamente -  pronti a rinunciare a qualcosa di distintivo e strutturale del loro essere uomini!
E, soprattutto, ricordiamo che agitare oltre il limite la volontà popolare, spingere a scontri “ideologici” e piegare il confronto democratico a logiche di parte è sempre stato l’anticamera non certo di riforme, ma di svolte antidemocratiche dalle cui ferite ancora ci curiamo! Come sempre mirabilmente la saggezza popolare ci insegna certe cose, di grande valore, non possono essere messe in mano a “i criature”, anche se apparentemente nel nostro caso queste siano identificabili in parrucconi e privilegiati con ogni sistema e con ogni regime!

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