Traveggole
di Roberto Mostarda

Al primo impatto, potrebbe sembrare singolare la scelta di una parola che sembra più far pensare ad un concetto. Ma è un termine della lingua italiana e come tale lo analizziamo pur collegandolo ad eventi e situazioni del nostro paese.
Dunque, travéggole è sostantivo femminile plurale e deriva dal verbo travedere. Non è una parola di largo uso ma è soprattutto impiegata, anzi quasi esclusivamente, nelle locuzioni stereotipate come avere le traveggole, ossia travedere. Vale a dire vedere una cosa per un’altra o in senso figurato ingannarsi nel giudicare, nel credere, e anche come far venire le traveggole a qualcuno, far travedere, appannare la vista.
Un'espressione colorita che significa un errore, una fallacia della vista o del ragionare. Nella forma arcaica del verbo "travedere" ("traveggo") assume un tono piacevolmente antiquato.
Anche se "avere le traveggole" non sembra un'espressione di importanza capitale, per il dizionario difficilmente si può pensare di sostituirla con un'altra, “a meno di usare fiacche espressioni generiche o espressioni meno equilibrate. Facendo un esempio, il cortese domandarsi ‘Ho le traveggole?’ non ha niente a che vedere col vago e incalzante ‘Mi sbaglio?’, o con l'aggressivo e drammatico ‘M'inganno?’ Vero invece che questa parola e la locuzione in cui vive assicurano un tono gentile e aggraziato, mai scomposto nel parlar comune e non necessariamente colto!
Il senso della parola in questione è quello che ci colpisce di più nel confronto con alcuni accadimenti di casa nostra, in quell’agone politico che sembra ormai svincolato da ogni logica e aperto ad ogni possibile involuzione sia verbale che sostanziale!
Ecco allora che non si può non notare che sembrano avere le traveggole ma con se stessi, con la propria coscienza o forse più semplicemente con la logica del proprio agire molti personaggi politici che in queste settimane e con una evidente accelerazione si schierano sempre più per il no al referendum, dopo aver fatto parte per anni, alcuni per decenni, delle schiere di coloro che chiedevano cambiamenti e mutamenti capaci di rendere il nostro paese più moderno! Singolarmente ora si trovano nelle vesti dei più acerrimi nemici di ogni cambiamento, a meno che non passi attraverso quelle vere e proprie grandissime prese in giro che nell’arco di oltre cinquanta anni sono state le commissioni bicamerali o meno che hanno intessuto il confronto su come adeguare la carta costituzionale ai tempi che cambiavano. Solo che i tempi sono cambiati, la carta è stata modificata in modo difforme dalla logica e soprattutto con tentativi unilaterali ma soprattutto non è stata minimamente modificata in quel modo strutturale che l’epoca attuale richiederebbe!
Non si tratta di toccare le basi stesse della Carta fondamentale, quella prima parte che indica i valori irrinunciabili del nostro vivere in democrazia, quella vera fortezza che ha in se stessa la sua inviolabilità e dunque non esistono attentati! Si tratterebbe invece di intervenire sulle forme e la sostanza del concreto attuarsi della vita democratica, cercando di comprendere come sia possibile coniugare la rappresentanza della politica (da decenni in crisi identitaria) con le forme che la costituzione ha previsto non soltanto in un’altra epoca, ma in un altro secolo, quando in gioco non erano i sistemi elettorali o la forma dello stato, ma la stabilità stessa dello stato democratico uscito dalla seconda guerra mondiale e dal nazifascismo.
La precauzione, dunque, la cautela dei politici di trenta, quarant’anni fa ed oltre aveva una sua ragion d’essere. Il paese era scosso dopo il grande salto in avanti da crisi strutturali, da una lotta politica degenerata in terrorismo, da contraddizioni secolari che venivano al pettine con la crescita stessa della democrazia e della partecipazione. Dunque era opportuno oltreché necessario ampliare e approfondire i temi e i possibili cambiamenti, con una consapevolezza chiara del momento che il paese attraversava.
Oggi, caduti i muri, finite le contrapposizioni, in una società che volente o nolente affronta un radicale mutamento anche sotto la spinta dei grandi fatti mondiali, appare quanto meno ridicolo tornare a sollevare motivazioni così lontane e fuori quadro. E’ la crisi e la incapacità dimostrata dalla classe politica a creare preoccupazioni, non la convinta consapevolezza degli italiani di vivere e voler continuare a farlo in democrazia. Ma in una democrazia che sappia decidere, scegliere, costruire un sistema più equilibrato, sconfiggere annose diversità e distanze. E per farlo occorre fare qualche cambiamento strutturale che favorisca quel cammino. Strutturale, non snaturante.
Ecco perché risollevare questioni sepolte, agitare la resistenza e i rischi per la democrazia che sarebbero legati alla riforma proposta dal governo e sottoposta a referendum, non è soltanto esercizio retorico sbagliato, ma vero e proprio atto di sovversione. Cioè esattamente quello che i suoi fautori imputano al premier e alla maggioranza. La follia liquida di alcuni è giunta persino a bacchettare il governo per il quesito referendario, senza rendersi conto appieno – a sottolinearlo è stato il capo dello Stato – o forse sapendolo benissimo, che in tal modo si attaccava la magistratura chiamata a dichiarare plausibile o a correggere la domanda posta agli italiani! Un passo falso, dovuto ad un’arroganza immarcescibile di certi ambienti la cui autorevolezza è la stessa della politica in crisi!
In pratica, per tornare al nostro termine, qualcuno in questo paese ha le traveggole e scambia lucciole per lanterne, per così dire! E come spesso accade si cerca di far passare attraverso l’apparente lotta referendaria il vero obiettivo: quello di far saltare il banco, il governo e via dicendo! Insomma, come abbia detto vera e propria sovversione e non come si dice dialettica anche aspra. Stupisce che in questo esercizio si ritrovino uniti Cinquestelle e Forza Italia, Lega e Sinistra italiana (con appendici dem) oltre a varie ed eventuali! Alleanze ancorché tattiche assolutamente innaturali. Come a dire che nulla li unisce tranne il collante antigovernativo: ma in questo non c’è alcuna difesa della democrazia, ma soltanto una cupio dissolvi che non aiuta il paese! E, ancor più, lo stesso stantio e inutile copione di sempre!

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